26 Settembre 2021

JAPODES-JAPURSKI ?

di Ferdinando de Rosa e Floriana Bartolucci


Facendo seguito all’articolo sulla traduzione del testo della Stele di Novilara, nel quale si illustra un assalto avvenuto nella città di Pesaro, quando ancora non era completamente fortificata e dunque in epoca preromana, probabilmente nel V sec a. C.

I venti di Tramontana e Bora prevalenti da nord e nord-est, che spirano esattamente da Pola verso Pesaro nel periodo invernale, e quelli di Ostro e Garbino che alternativamente spirano da sud e sud-ovest da Pesaro verso la città istriana, permettevano un notevole e facile scambio economico o anche di scorrerie.

Secondo Teopompo di Chio ( nato nel 377 a. C.) il popolo dei Liburni fondò Adria presso la foce del Po ed il medesimo popolo insieme ad altri illirici (Histri, Japodes, Dalmates, Daorsci, Vardaci, Labeates, …), secondo il Gesuita Pietro Giuseppe Cantelio (De Romana Republica) costituiva una sorta di talassocrazia adriatica preromana. Questo potere marittmo degli Illiri si era protratto per quattro secoli fino ad essere soppiantato dai Greci dopo non poche battaglie, che nella loro fase espansiva nel 734 a. C. al comando del corinzio Chersicrate avevano scacciati i Liburni da Corfù e poi si erano progressivamente espansi verso lo Ionio e l’Adratico e nel IV sec. cacciando Liburni e Japodes che non erano più una forza temibile.

Sono VII tavole in bronzo dette Ikuvine. (Palazzo dei Consoli a Gubbio)

La tav. Ib, in alfabeto umbro, prima a sinistra, descrive la cerimonia espiatoria in caratteri umbri, alla riga 16 <….akeruniamem, enumek eturstamu tuta tarinate, trifu tarinate, turskum, naharkum numem, iapuzkum numem:svepis habe, purtatulu pue mers est, feitu uru pere mers est”…> giunti ad Acedonia, si bandiscano la città di Tadino, la tribù di Tadino, il nome tursko, quello naharko, il nome iapudico: “se si sorprende qualcuno di questo nome, lo si porti là dove è legge, gli si faccia ciò che è legge”.

E’ interessante il fatto che nelle Tavole Ikuvine si parli di una popolazione chiamata Japurski e che nella zona di Pola esisteva una popolazione chiamata dai Greci e Romani Japodes (letteralmente senza piedidalle gambe corte).

Noi ipotizziamo che ci sia coincidenza e che questo popolo di origine istriana sia pervenuto molte volte in Adriatico fin sulle coste pesaresi e che infine successivamente si sia spostato più a sud dove lo ritroviamo ben consolidato come popolazione dei Japigi.

Osserviamo attentamente le due stele funerarie, ritrovate a Pesaro in località Valmanente e nel fondo Servici.

La prima illustra una battaglia navale avvenuta nella baia prospiciente la città di Pesaro, alla foce del Fiume Foglia anticamente chiamato Isauro, fra due differenti popoli, contraddistinti rispettivamente da un fisico snello e l’altro molto panciuto!

La seconda analogamente ci fa vedere una battaglia terrestre ed i due contendenti sono gli stessi, uno snello ed uno panciuto. Su retro c’è una scritta di dedica incompleta pa satikot kemoteri mamret…nk, cioè “il padre a Satikot pescatore guerriero”.

Il grande guerriero sembra arrivare su una nave (si legge da destra a sinistra), risale un corso d’acqua ed incontra un villaggio fortificato, indicato dal triangolo a sinistra con le righe orizzintali e verticali incrociate. Avviene la battaglia a seguito della quale ci sono le dediche funerarie alle tre divinità da parte del defunto, che è seduto a sinistra vicino a due triangoli che indicano il villaggio aumentato in dimensione: Minerva (indicata dalla civetta sopra un ulivo), Ercole (indicato dal leone), Nettuno (indicato dall’animale marino).

Stele della Bttaglia Navale, Museo Oliveriano di Pesaro, trovata in località Valmanente (Vallis Manium).
Stele Satikot, trovata nel fondo Servici (Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico “L. Pigorini”, Roma)

In entrambe le stele è presente questa etnia panciuta, che ipotizziamo coincidente con gli Japodes, il cui nome dato da Greci e poi Romani voleva mettere in evidenza in modo burlesco una caratteristica fisica, letteralmente si tradurrebbe …. senza gambe…., grandi fianchi…, grandi lombi…

(Ferdinando de Rosa e Floriana Bartolucci)

Tutte le immagini sono state fornite dagli autori.

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