4 Agosto 2021

ENIGMI E MISTERI DEL “MANOSCRITTO VOYNICH”: UN FATISCNTE CONVENTO, MOLTI ANTICHI LIBRI, TANTE PAGINEDI STRANE PERGAMENE…

di Roberto Volterri


Il Manoscritto Voynich che ancor oggi fa passare notti insonni a molti ricercatori seriamente intenzionati a porre il “Punto sul Mistero” relativo al “libro più misterioso del mondo”, è stato realizzato utilizzando centodue fogli – per un totale di 204 pagine – di pergamena di capretto, ottenuta con una lavorazione abbastanza semplice, prodotta mediante coltelli e altri utensili in uso all’epoca, completata da un processo di essicazione naturale e seppiatura ottenuta mediante uso di pietra pomice nella fase finale del processo.

In origine il misterioso manoscritto dovrebbe essere stato composto da almeno centosedici fogli, quattordici dei quali sembra siano stati smarriti.

Oppure “trafugati” da chi lo ha avuto tra le mani non appena il “Voynich” arrivò, forse, a Roma per una possibile decifrazione da parte del gesuita Athanasius Kircher?

Il gesuita Athanasius Kircher, un vero “tuttologo” del XVII secolo, si cimentò senza successo e molto fugacemente nella decifrazione del Manoscritto Voynich. All’epoca un certo numero di fogli scomparvero e non vennero mai più ritrovati…
Una pagina del “Manoscritto Voynich” definito “il libro più misterioso del mondo”. Non si sa cosa raffigurino certe immagini e soprattutto nessuno è mai riuscito a decrittare, leggere, il testo scritto in una lingua sconosciuta. Se è una vera e propria “lingua”…

La datazione del manoscritto è stata ottenuta mediante analisi al Radiocarbonio da un’equipe austriaca che – con ragionevole approssimazione – ne avrebbe determinata la nascita in un periodo compreso tra il 1404 e il 1438.

Oggi il manoscritto è conservato presso gli archivi della Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale catalogato sotto la sigla MS408, Università a cui è stato donato dal mercante di libri di New York Hans Peter Kraus che lo aveva acquistato nel 1961 da Ann Nill, segretaria dell’antiquario statunitense di libri rari, Wilfred Voynich (1865 –1930).

Il compiaciuto, enigmatico sorriso di Hans Peter Kraus, fortunatissimo “cacciatore di libri” rari. E (forse) non solo…
Wilfrid Voynich, fortunato “cercatore di libri antichi” o scaltro mistificatore?

Il Manoscritto Voynich deve il suo nome proprio al suo ‘scopritore’, mercante di libri rari, di origine russa ma naturalizzato inglese. L’antiquario, nel 1912, lo avrebbe acquistato – si dice per mezzo di un “contatto” avuto con il gesuita Joseph Strickland (1864-1915) – da una comunità di ecclesiastici… in bolletta.

Suvvia, sto scherzando, ma in realtà se i pii Gesuiti che occupavano nei primi decenni del XX secolo lo splendido “convento” di Villa Mondragone, a pochi chilometri da Roma, avessero avuto cospicui fondi per le onerose operazioni di ristrutturazione e restauro del loro luogo di contemplazione e preghiera, adesso, molto probabilmente, non avremmo avuto la possibilità di scrivere queste righe poiché il “Voynich” avrebbe avute scarse possibilità… di venire alla luce. O almeno così sembra…

Quasi tutti i partecipanti al Congresso Internazionale “Voynich 100”, tenutosi a Villa Mondragone (Frascati) nell’estate del 2012, a cui ha partecipato anche l’estensore di queste note.

Sul Manoscritto Voynich sono state avanzate mille e una ipotesi riguardo alla reale provenienza, a chi potrebbe averlo scritto, ma anche relativamente ad una possibile frode perpetrata non qualche secolo fa ma nel XX secolo…

In queste poche pagine vorrei – molto “ereticamente”! – ipotizzare come un’eventuale frode avrebbe potuto essere perpetrata realizzando il Manoscritto partendo da pochi fogli di pergamena antica, inchiostri “Ferrogallici” non difficilmente realizzabili, qualche abile “falsario” e un po’ di tempo a disposizione…

Nel XIX secolo accadde qualcosa di simile a ciò che vediamo in questa immagine tratta dal film “Il falsario”. Era l’Operazione Bernhard, finalizzata alla creazione di false sterline e dollari.

Audentes Fortuna iuvat?

La Fortuna aiuta gli audaci?”.

Il motto virgiliano, al quale abbiamo aggiunto un doveroso punto interrogativo, ci accompagnerà, vi accompagnerà, nella lettura di queste pagine che traggono spunto dal Volume 2 del libro “Enigmi e Misteri delle Porte Magiche in Italia. E non solo…”.

Anno del Signore 1966.

Alla Biblioteca dell’Università di Yale (USA) – che ora conoscete da quando forse avete iniziato a farvi “torturare” le meningi con i “misteri” legati al “Manoscritto Voynich” – un ricco cacciatore di libri antichi d’altissimo valore (anche pecuniario) fa una donazione che avrebbe fatto invidia anche al buon Mecenate!

Allo sbalordito Direttore dice di esser lieto di accrescere il patrimonio librario della Beinecke Library con un unicum, con la più antica copia di un testo scritto tra V e IV secolo a.C. da Isocrate, retore ateniese vissuto dal 436 al 338 a.C.

Gran parte delle opere di Isocrate sono oggi considerate spurie ma il gentile donatore

assicura che il rotolo di papiro che porta con sé non solo è antichissimo ma è un originale giunto tra le sue mani attraverso mille traversie e da fonti su cui è meglio non indagare.

A caval donato – sostiene un noto proverbio – non si guarda in bocca” e anche su un rarissimo papiro gentilmente donato è meglio non sottilizzare troppo, pensa il fortunato Direttore della Biblioteca dove è conservato anche l’altro stranissimo “libro”, il Manoscritto Voynich, ovvero le centodue pergamene di capretto che da poco più di un secolo sembra non facciano dormire sonni tranquilli a quanti siano appassionati di “misteri” a tutto tondo!

Ebbene, direte voi, che cosa c’è di strano?

Non è né la prima né l’ultima volta che ad un Museo, ad una prestigiosa Biblioteca vengono donate opere d’arte o antichi reperti archeologici di “dubbia provenienza”.

Ma forse è l’unica volta che simili donazioni vengono “audacemente” effettuate da uno dei più grandi commercianti di rarità bibliografiche, e – quando si dice il caso… – amico e “discepolo” di Wilfrid Voynich!

Il nostro generosissimo donatore è Hans Peter Kraus, classe 1907, di origine austriaca e noto come uno dei più fortunati cacciatori di rarità bibliografiche, specializzato in manoscritti medievali e preziosissimi incunaboli, fiero di essere l’unico bibliofilo ad aver avuto tra le mani una Bibbia stampata da Gutenberg e “salteri” della metà del XV secolo.

Dopo l’annessione dell’Austria alla Germania, nel 1938, il trentunenne ebreo Kraus viene arrestato e trasferito a Dachau, a Buchenvald e infine – stranamente… – lasciato libero di allontanarsi dall’Austria. Anzi, gli suggeriscono di farlo… al più presto!

Dopo aver spedito in Svizzera molti antichi libri di pregio e una buona parte del suo patrimonio, Kraus si reca a Stoccolma dove si fa raggiungere dalla madre. Poi, nel settembre del 1939 parte per New York dove – ancora il caso, vero? – arriva proprio il 12 ottobre – giorno del suo compleanno e anche giorno in cui Cristoforo Colombo, 447 anni prima, era sbarcato nel “Nuovo Mondo”… – facendo sapere ai quattro venti di avere con sé lettere originali del grande navigatore genovese. Due settimane più tardi incontra una cittadina viennese della quale si innamora e sposa in seguito.

Nella “Grande Mela”, Kraus dà vita ad un fiorente mercato di rarissimi libri antichi e, tra una ottimo affare concluso cedendo a caro prezzo rari Vangeli del X secolo appartenuti ai duchi Anhalt-Dessau, un colpo da maestro effettuato vendendo antiche pergamene miniate sulla vita di Caterina di Clèves, trovando un munifico compratore di una Bibbia stampata da Gutenberg e di altri preziosissimi documenti storici, egli, nel 1961, trova anche il tempo di acquistare per 24.500 dollari anche le 102 pergamene dell’ormai famosissimo “Manoscritto Voynich”!

Per alcuni anni tenta invano di ricavarne almeno… il 600% cercando un compratore disposto a versargli la non indifferente somma di 160.000 dollari.

Ora sarebbe oltremodo difficile riassumere in poche parole i motivi in base ai quali qualcuno – più di “qualcuno” – ha avanzato l’ipotesi del “falso” moderno (o, forse, antico?) e ci limiteremo solo ad esaminare la possibilità che tale ipotesi non sia soltanto una peregrina, “blasfema”, idea di uno dei tanti ricercatori affascinati dalle strane pergamene, dall’indecifrato testo, dalle curiose immagini che arricchiscono un volume venduto a caro prezzo, all’inizio del XVII secolo, a Rodolfo II d’Asburgo, all’epoca Imperatore del Sacro Romano Impero e residente nella “magica” Praga.

Quanto sarebbe stato difficile realizzare un falso “Manoscritto Voynich”?

A proposito dell’approvvigionamento del materiale necessario produrre un falso testo antico, mi sono preso la briga di calcolare la quantità di pergamene necessarie a realizzare i centodue fogli del manoscritto MS408, più i dodici “scomparsi”.

1) Sappiamo che le pagine del manoscritto hanno dimensioni cm 16 (larghezza) x 22 (altezza).

2) Quindi molto inferiori ad un normalissimo “Formato A4” (cm 21×29,7) quello della vostra stampante o fotocopiatrice, tanto per intenderci.

Facciamo due calcoli…

Da una pergamena avente una superficie di poco più di 1m2 (per l’esattezza, metri 1,056x 0,96) si ricaverebbero quasi trenta fogli aventi le dimensioni del “Voynich” sopra riportate.

Ora, poiché i fogli in origine sarebbero stati centosedici, si può dedurre che sarebbe stato necessario approvvigionarsi di una o più pergamene per un totale di:

116 (fogli componenti il “Voynich”)

____________________________________ = 3,86 mcirca

30 (fogli ricavabili da 1m2)

Pensate che sarebbe stato difficilissimo per un Wilfrid Voynich o per un Hans Peter Kraus – tra i maggiori mercanti di libri antichi! – reperire circa quattro metri quadrati di vetuste pergamene inutilizzate? O poco utilizzate…

Diciamo “vetuste” poiché con il metodo del Radiocarbonio, nel 2011, esse sono state datate, presso l’Università dell’Arizona, ad un periodo compreso tra il 1404 e il 1438. C’è da notare che all’epoca di Voynich (scomparso nel 1930) il metodo del Radiocarbonio ancora non esisteva e all’epoca di Kraus (che diffuse notizie sulle pergamene nel 1960 circa) il metodo del C14 era stato ideato e messo a punto da pochi anni, ad opera di Willard Frank Libby, Premio Nobel nel 1960 proprio per la sua scoperta a cui aveva lavorato tra il 1945 e il 1955.

Quindi, ad onor del vero, ci sarebbe da dire che (forse) essi non avrebbero mai pensato ad una possibile futura datazione del materiale usato e per perpetrare la geniale “demoniaca” frode avrebbero potuto usare anche pergamene prodotte da non molti anni e debitamente “invecchiate”. Ma così pare non stiano le cose…

Non sono invece state effettuate approfondite analisi sulla composizione degli inchiostri usati per lo scritto e per i disegni.

Infatti, a pensarci bene… per gli inchiostri “antichi” come avrebbero fatto?

Nessun problema, poiché Voynich, Kraus o chi per loro, avrebbero potuto ricorrere proprio ad antiche ricette riportate nel “Libellus di Chicago” che per il solito fortunato “caso” che perseguita ogni ricercatore,  era passato per le mani proprio di…Hans Peter Kraus nel 1945.

Edizione del 2006 del commento al cosiddetto “Libellus di Chicago” acquistato da Hans Peter Kraus per conto di una biblioteca. La pubblicazione è ricca di ricette con cui produrre antichi inchiostri…

Volete sperimentare le ricette degli antichi Alchimisti?

Realizzare inchiostri d’altri tempi non è difficilissimo. Basta… avere la giusta ricetta!

Dal “Libellus di Chicago” riportiamo qui di seguito alcune indicazioni che vi trasformeranno sic et simpliciter in un alchimista (quasi) medievale!

Ma prima, altri brevissimi cenni sull’universo… degli antichi inchiostri.

Fino dall’epoca dell’antica Roma si hanno notizie dell’uso di inchiostri che oggi definiremmo ferrogallici. Si sono trovate ricette sulla loro preparazione anche nel papiro egizio di Leida, ma la massima diffusione inizia in epoca medievale.

Teofilo, monaco vissuto nel XII secolo ne descrive la preparazione nel suo trattato “De diversis artibus”. Aggiunge che si possono preparare inchiostri di vari colori – argento, oro, rame, ecc. – mescolando, come abbiamo già visto, polveri metalliche adatte in miscele composti da decotti di noci di galle, aceto, gomma arabica e acqua.

In area occidentale l’inchiostro ferrogallico si diffonde molto rapidamente già dal XV secolo per scrivere su carta e pergamene.

Gli inchiostri ferrogallici si ottengono facilmente mescolando, in varie proporzioni, le galle decorticate di alcuni alberi (querce ad esempio), polverizzandole con un pestello, aggiungendo solfato di Ferro e gomma arabica ricavata da alcune varietà di acacia, che funge da addensante per mantenere in sospensione il Gallato di Ferro che si ottiene dalle varie reazioni chimiche.

Operazioni, queste, che qualunque chimico saprebbe fare. Anche all’epoca di Kraus & Co. …

La colorazione scura dell’inchiostro dipende appunto dal Gallato di Ferro ottenuto dalla reazione del tannino contenuto nelle galle con il Solfato di Ferro. La reazione chimica avviene lentamente e, se l’inchiostro viene usato subito dopo la preparazione, esso agisce come colorante, divenendo spesso indelebile.

Per avere la totale ossidazione del Ferro e l’annerimento dello scritto occorre esporlo per un po’ all’aria.

Una pagina – foglio 2r – del manoscritto MS 25, noto anche come “Libellus di Chicago”

Ed ora all’opera!

“ Ad fatiendum inclaustrum bonum.

Recipe gallas uncias III, conterre eas parum, vini fialas duas: gallas pone in vino et bulias usque ad consumationem tertie partis vel ad medietatem, postea extrabe ab igne, deinde accipe vitriolum tritum unciam 1 et semis et aspergas super vinum bulitum miscendo cum spatulla lignea usquequo infrigidatur. Simul et Recipe gummi arabice unciamI et semis trite parum et pone in dicta olla miscendo cum spatulla lignea et dimite sic stare per diem”.

Chiaro, no? Se chiaro non fosse, recuperate in soffitta il glorioso dizionario su cui Giuseppe Campanini e Giuseppe Carboni hanno sudato tanto e che ancor di più vi ha fatto di certo sudare al Liceo durante le traduzioni del “De bello gallico” e dintorni, e datevi da fare! Non lo avete? Il Castiglioni-Mariotti va bene lo stesso…

Non vi va? Avete dimenticata la forma “perifrastica passiva”? Qualche dubbio vi assale nel distinguere un caso “genitivo” da uno “dativo”?

Niente paura! Per questa e per le altre poche ricette tratte dal “Libellus” ci permettiamo di riportare la traduzione gentilmente offertaci dagli autori della pubblicazione prima menzionata, Adriano Caffaro e Giuseppe Falanga (Edizioni Arci Postiglione, 2006).

Dunque, prendete nota…

“Per fare un buon inchiostro.

Prendi tre once di galle, triturale un po’, due fiale di vino; metti le galle nel vino e falle bollire fino all’evaporazione della terza parte o fino alla metà, poi toglile dal fuoco, indi prendi un’oncia e mezza di vetriolo tritato e aspergi sul vino bollito, miscelando con un cucchiaio di legno fino a che si raffreddi. Contemporaneamente prendi anche un’oncia e mezza di gomma arabica, tritura un poco e metti nella suddetta pentola, mescolando con un cucchiaio di legno e lascia così stare per un giorno.”

Se vi sentite già in grado di battere la concorrenza di un qualsiasi Paracelso o di Raimondo di Sangro Principe di San Severo, passate alla seguente olezzante ricetta della quale facciamo grazia del testo in lingua latina…

Inchiostro crudo senza alcuna cottura che dà un colore quasi azzurrino.

Prendi quattro once di galle sminuzzate, poi prendi due fiale di buon vino bianco e mettici dentro le galle triturate per tre giorni; si aggiunga poi in eguale distribuzione due once di vetriolo, di gomma arabica ben triturati e setacciati e siano mescolati per tre giorni e poi si coli.”

Tipica “galla”, o “cecidio”, formatasi su una quercia a causa dell’azione di qualche parassita (batteri, insetti fungi, ecc.). Con tali escrescenze si ricavavano sostanze con cui realizzare gli inchiostri definiti “ferro-gallici”. Nei secoli passati, ma ancor oggi…

E, last but not least, nel caso vi troviate tra le mani un centinaio di antiche pergamene e desideraste cancellare qualche riga del testo (così, tanto per vedere come poi riutilizzarle per “ingannare” qualche vostro amico…), datevi da fare con questa infallibile ricetta tratta sempre dal “Libellus” che il furbo Hans Peter Kraus acquistò e rivendette ad un’importante Biblioteca di Chicago…

Ad literas delendas de membranis. (pardon, dimenticavamo! Passiamo direttamente alla traduzione…)

“Prendi dello Zolfo citrino e bianchiccio e mescolalo con aceto e plasma delle pillole e lasciale essiccare all’ombra e sfrega bene le pillole essiccate sopra le lettere e queste scompariranno dalle carte.”.

Con questa ricetta che inventa la… gomma da cancellare con qualche secolo di anticipo, fermiamoci qui – ma solo per poco: ci torneremo in un altro articolo! – con le “eretiche” ipotesi sulla genesi del “Manoscritto Voynich”, ipotesi che – abbiamo qualche sospetto… – potrebbero aver aumentato la confusione, le perplessità ma anche la curiosità su uno stranissimo reperto che redatto qualche secolo fa o in tempi a noi più vicini non può non colpire la fantasia e il desiderio di ampliare i confini della Conoscenza in ognuno di noi, di voi.

Che Wilfrid Voynich e Hans Peter Kraus posino il loro ironico, ma benevolo, sguardo sui mie dubbiosi passi!

… ditemi, acciò ch’ancor carte ne verghi

(Dante, Purgatorio, XXVI, v.64)

Prenderemmo ora spunto da questo dantesco verso per suggerire ai lettori particolarmente versati nella sperimentazione solo un paio di antichi “trucchi del mestiere” di chi in un lontano passato – o in periodo di tempo trascorso solo da qualche decennio… – per diletto o per ragioni “professionali ha maneggiato vere pergamene…

“ Si vis extrahere oleum de super pergameno…

Recipe ossum crudum et pone in medio ignis…”

… ancora una volta ci siamo distratti! – dunque “… prendete un osso crudo di castrato e mettetelo in mezzo al fuoco, lasciandolo lì per una notte. Toglietelo la mattina dopo e trituratelo finemente, mescolandolo poi con un po’ d’acqua. Rimettete tutto sul fuoco e lasciate cuocere a lungo. Il giorno seguente togliete il tutto dalla fiamma, fate raffreddare e triturate a lungo ciò che resta in modo a da ottenere una polvere finissima”.

Nel caso la pergamena su cui state sperimentando presenti qualche macchia oleosa “pone super loca aspergendo super pergamenum: ubi oleum caderti extrahit oleum…” assicura – ma siamo certi che ve ne siate già accorti – il “Libellus di Chicago” passato per le mani dell’ineffabile commerciante di libri antichi Hans Peter Krauss, amico, collaboratore e forse anche altro, dell’altrettanto ineffabile e “misterioso” Wilfrid Voynich…

Poi, se doveste avere la necessità di completare le vostre pergamene sperimentali, ovvero…

Si vis facere literas argentas…

Recipe iovem et funde et infuso pone argentum…”

… cioè “… prendi dello Stagno e fondilo. Aggiungi Mercurio in parte uguale all’infuso e poi pesta sopra un porfido affinché diventi molto secco. Poi stempera con acqua gommata e con ciò che otterrai scrivi sulla pergamena che, una volta asciugata, rimarrà del colore della cenere. Quando la lettera sarà essiccata, leviga… cum dente lupino…” ed essa apparirà d’argento…”.

Dente lupino” di impossibile reperibilità a parte, continuate la sperimentazione sulle pergamene e chissà che non scopriate anche voi come imitarle, come scrivervi sopra con inchiostri “autenticamente falsi”, insomma come imparare i rudimenti dell’arte del perfetto commerciante di improbabilissimi “manoscritti d’altri tempi”.

Come avrebbe potuto fare qualcuno dei simpatici bibliofili menzionati in queste certamente non esaustive pagine…

Un libro che consiglieremmo a chi volesse approfondire l’ipotesi che il “Manoscritto Voynich” sia ben più recente di quanto si supponga…

Altri due interessanti romanzi che hanno come “protagonista” il misterioso manoscritto su cui stanno indagando moltissimi ricercatori appassionati ai “misteri” della Storia. Anche ci scrive…   


LE PORTE MAGICHE

Disponibile da fine Maggio 2021 su Amazon

Nelle pagine di questo Volume 2 ci recheremo nella provincia di Rieti, non molto lontano dalla Porta Alchemica di Roma, a Rivodutri dove un ignoto scalpellino al quale non erano del tutto estranei i “misteri” della ricerca esoterica – oppure “guidato” da chi tali “misteri” padroneggiava da tempo – ha inciso nella pietra simboli e messaggi che, come per la “Porta Alchemica” di Roma, fanno versare se non proprio “fiumi”, sicuramente “ruscelli” d’inchiostro da parte di chi si affanna da sempre nel cercare di gettare un rapido sguardo al di là del “velo” che separerebbe la realtà immanente da quella trascendente. Scenderemo successivamente nel Sud d’Italia, nella meravigliosa terra salentina, per cercare di interpretare simboli e scritte incise nella pietra di una strana “Porta Filosofica” a Corigliano d’Otranto, delizioso paese della “magica” Puglia. Ė una “lettura” del pensiero espresso secoli fa da chi ha voluto rendere eterna la sua visione della vita, dell’esistenza.

Ma nel “magico” Salento visse farete anche la conoscenza di un misconosciuto astrologo e alchimista, Matteo Tafuri, da alcuni ritenuto una sorta di “Nostradamus di Soleto”, grazioso paese ricco di testimonianze artistiche e legato a curiose leggende…

Nel libro troverete anche “tracce” dell’intraducibile “Manoscritto Voynich”, il “libro più misterioso del mondo”, ora conservato presso la Biblioteca dell’Università di Yale (USA). Il libro su cui è anche stata avanzata la “blasfema” ipotesi del “falso recente”, il libro che, idealmente, vi condurrà tra gli infiniti misteri che ancora aleggiano intorno alle stranissime pergamene provenienti dalla “magica” Praga…

Enigmi e Misteri delle Porte Magiche in Italia. E non solo… – Vol. 2: Rivelazioni Non Autorizzate – Acquista ora

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Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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