15 Giugno 2021

LA CONGREGA DEGLI ARGUTI…“PARLAVA” SOLO DI NOTTE!

di Roberto Volterri


La Congrega era quasi un… “Sindacato delle statue parlanti”!

Sì, le sei statue sulla cui lapidea “pelle” i “romani de Roma” affiggevano nottetempo cartelli con pungentissime frasi in versi destinate ai potenti dell’epoca, senza rispetto alcuno per il Papa, per il Re, per il Capo della Polizia, per nessuno.

Cartelli che, probabilmente, duravano solo una notte poiché alle prime luci dell’alba le autorità di polizia li facevano togliere e minacciavano di punire drasticamente con il carcere quelli che facevano le classiche “orecchie da mercante”…

Il più celebre dei quali fu – ed è ancora! – “Pasquino”.

In questo articolo troverete alcune gustose, molto irriverenti espressioni, spesso in rima, ma non sarà certo disdicevole qualche gustosa anteprima…

Non appena papa Clemente VII, ben poco amato dal popolo e forse dal clero stesso, rese l’anima al Signore, con il favore della notte, qualcuno si affrettò ad apporre un cartello che recitava…

“In questa tomba giace un avvoltoio cupido e rapace.

Ei fu Paolo Farnese, che mai nulla donò, che tutto prese.

Fate per lui orazione, poveretto, morì d’indigestione”

Pasquino” era diventata una vera e propria ossessione per le Guardie Rege che passavano gran parte del loro tempo a togliere gli ingiuriosi cartelli. Il popolino si organizzò facendo dialogare tra loro alcune statue.

Pasquino” – o chi per lui, naturalmente! – decise di parlare con “Marforio” e se questi era occupato, anche con “Madama Lucrezia”…

È vero che i Francesi sono tutti ladri?

Potrebbe aver chiesto “Marforio” mentre il salace “Pasquino” sembra aver risposto…

Tutti no, ma Bona Parte!

Andiamo a conoscerlo personalmente…

La “vox populi”… di Pasquino

“ Ma che davvero, razza jacobina

ce tenete pe’ vili e pe’ buffoni…

… e via di questo passo! Le classiche “pasquinate” romane non perdonano né ricchi, né potenti, né tanto meno Papi. Ma vediamo la curiosa storia del caustico ‘Pasquino’ fin dall’inizio…

In epoca tardo medievale, in una qualunque strada del rione Parione, giace, immersa nel fango che circonda palazzo Orsini una statua raffigurante chissà chi, utilizzata da quegli iconoclasti dei romani come passerella per evitare di inzaccherarsi le scarpe. Poi il ricco cardinale Oliviero Carafa (1430 – 1515), già cardinale di Napoli, acquista il palazzo e provvede a rendere le strade adiacenti degne del suo rango. Così la statua viene recuperata e posta su un piedistallo ad un angolo della nobile dimora.

Ai ‘romani de Roma’ non pare vero!

Quella faccia con il naso mutilo dà inizio ad una serie di lazzi, di scherzi, di irripetibili epiteti. Ma all’intellighenzia dell’epoca la statua ispira ben altri pensieri e qualche intellettuale si chiede chi rappresenti. Forse Ercole in lotta con i Centauri? Forse Aiace che solleva il corpo esanime di Achille? Nessuno lo sa e nessuno lo saprà fino a tempi a noi vicini.

Antica stampa con “Pasquino” e varie proteste verso l’ordine costituito, verso… “tutti”!

Sembra infatti che il nostro ‘Pasquino’ sia in realtà il re Menelao che tenta di mettere in salvo il corpo di Patroclo dal furore della mischia.  Forse è così, forse no, quel che importa in realtà è che ‘Pasquino’ diventa subito un linguacciuto, ironico e spesso scurrile epigrammista di pietra. In realtà, inizialmente, la statua diventa il mezzo con cui orde di studenti, in occasione di goliardiche feste, mettono a confronto strambe composizioni ‘poetiche’ che ben poco hanno da invidiare alla scurrilità o alla mordace, caustica ironia di un Pietro l’Aretino, colui il quale “… disse male di tutti fuorché di Cristo, scusandosi col dir… non lo conosco!”.

Ben presto, però, Pasquino da improvvisata ‘bacheca goliardica’ si trasforma in una temutissima tribuna popolare. Talmente temuta da mandare su tutte le furie quel “sant’uomo” di papa Alessandro VI della famiglia Borgia e da costringere papa Urbano VIII a far tagliare la testa a qualcuno così audace da affiggere l’invettiva di turno ma non altrettanto lesto da scappare in tutta fretta!

Anche ai nostri giorni qualcuno affigge cartelli di protesta “erga omnes” sulla statua del paziente “Pasquino”…

Nessuno viene risparmiato, né Papi, né cardinali, né politici invisi al popolino, chiunque insomma agisca troppo per interesse personale a danno della collettività. La prima ‘pasquinata’, ovvero “Martinus Papa non valet quadrantem!” appare opera di qualcuno che di sicuro ‘mastica’ un po’ di latino, ma il popolino la traduce subito in rima con “Papa Martino non vale un quattrino”, dando prova di avere nozioni di numismatica antica, poiché il quadrante era una moneta usata nella Roma repubblicana. L’ultima è contro papa Pio IX ed è cucita ad un vecchio e malandato ombrello tre giorni prima dell’apertura della ‘breccia’ di Porta Pia.

Ma ben prima del settembre 1870 i soliti “romani de Roma” si sono sbizzarriti a più non posso contro quasi ogni rappresentante del potere costituito.

Nottetempo, come abbiamo visto, qualcuno affiggeva le “pasquinate” usando una metrica non proprio da Accademia della Crusca ma animate da uno spirito dissacratorio nei confronti del Papa o di chi non andava particolarmente a genio al popolino…

Poiché papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, aveva fatto spogliare il portico del Pantheon di tutte le architravi bronzee destinando la preziosa lega alla realizzazione dell’altare dei SS. Apostoli in San Pietro, subito apparve un foglio che stigmatizzava l’improvvida decisione…

“Quod non fecerunt Barbari, Barberini fecerunt!”

Un altro Principe degli Apostoli, papa Pio V, aveva fatto bruciare vivo il poeta Antonio Paleario, reo di aver scritto mordaci versi ai danni della Santa Inquisizione.

Non parve vero ai “pasquinologi” – ci si perdoni l’incauto neologismo! – di poter scrivere…

Quasi che fosse inverno

brucia cristiani Pio siccome legna

per avvezzarsi al fuoco dell’Inferno!

Un altro Papa, Niccolò V aveva promesso a Stefano Porcari e a Battista Sciarpa – forse rei di aver sparlato contro Sua Santità mentre erano in preda ai funi dell’alcool – che li avrebbe lasciati liberi. Invece… se ne dimenticò e li fece impiccare.

Cosa che ispirò un ignoto poeta, il quale affisse un foglio su cui era scritto…

Da quando è Niccolò Papa e assassino

abbonda a Roma il sangue e scarso è il vino!

La bonifica delle paludi pontine, si sa bene che impegnò vari di vari personaggi in epoche diverse. Se a tali spese aggiungiamo il complesso restauro di una chiesa di Subiaco e ampi lavori in San Pietro, ecco che la solita mano ignota affigge un cartello in cui si legge…

Le paludi, Subiaco e la Sacrestia

sono tre coglionerie di Vostra Signoria!

Qualche altro esempio?

Quando morì Paolo III apparve il disegno della tomba del pontefice con sotto l’epitaffio:

In questa fossa a guisa di orinale

giace Paolo III

e tu viator, pissagli addosso e vale!

 Quando Pio IX stabilì il dogma dell’infallibilità papale, Pasquinò scrisse:

“INRI: Io Non Riconosco Infallibilità”.

Poco prima della presa di Porta Pia, Pasquino parlò ancora e le sue frasi furono scritte sopra un ombrello che aveva visto… piogge migliori…

Santo Padre Benedetto

ci sarebbe un poveretto

che vorrebbe darvi un dono:

quest’ ombrello. E’ poco buono,

ma non ho nulla di meglio

mi direte: a che mi vale?

“Tuona il nembo Santo Veglio!

e se cade il temporale…”

Nel 1939, Adolf  Hitler venne in visita a Roma e, per fare bella figura con lui, l’Urbs aeterna fu addobbata a festa ponendo qua e là finti archi trionfali e finte facciate di palazzi nobiliari, ma tutto… di cartapesta. Materiale che abbondava a Cinecittà, utilissimo per la realizzazione dei film ambientati nell’antica Roma.

Pasquino” si indignò e disse la sua…

Povera Roma mia de Travertino!

t’hanno vestita tutta de cartone

pe’ fatte rimirà da ‘n imbianchino!

Il ‘vecchio’ ‘Pasquino’ non fa di certo fatica a crearsi innumerevoli nemici e per almeno due volte corre il serio rischio di venir gettato nel Tevere che scorre lì, a due passi. Ci prova dapprima papa Adriano VI, ma grazie all’intervento ironico del Duca di Sessa la statua si salva da sicuro ‘annegamento’. Poi ci riprova papa Clemente VIII ma il ‘nostro’ viene salvato niente meno che dal celebre Torquato Tasso  il quale dà un parere negativo sull’ulteriore tentativo di prenderlo a martellate ed ‘annegarlo’…

“… perciochhè dalle costui polveri nella riva del fiume nasceranno infinite rane che gracchieranno la notte e il dì”.

E così ‘Pasquino’ ancora lì sta…

Una colta “pasquinata” riferita alle decisioni del Concilio di Trento.
Anche nel bel film di Luigi Magni “Nell’anno del Signore” la statua parlante di Pasquino ebbe la funzione di aggregare tutte le proteste dei cittadini arrabbiati contro il Governo o la Chiesa.

Protesta oggi, protesta domani, si arriva fino ai primi decenni del Settecento quando sul “Bando generale concernente il Governo di Roma” stampato nella “Stamperia della Reverendissima Camera Apostolica” durante il pontificato di Benedetto XIII, comparve un documento che ammoniva…

Chiunque senza distinzione di persone, clero compreso, scrive, stampa, diffonde eccetera libelli che abbiano carattere di “pasquinate”, anche se questi siano informati a pura verità, sarà punito con la pena di morte, la confisca dei beni e l’infamia del nome”.

Ma, come mostra l’immagine seguente, la minaccia… non ha riscosso molta attenzione!

Una “Pasquinata” molto… godereccia!

Concludiamo la nostra passeggiata per le vie di Roma con il poeta Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, ben più noto come  Trilussa (1871 – 1950)  il quale gli dedicò un divertente sonetto…

Pasquino Povero mutilato dar destino;

come te sei ridotto!

diceva un cane che passava sotto

ar torso de Pasquino.

Te n’hanno date de sassate in faccia!

Hai perso l’occhi, er naso… e che te resta?

Un avanzo de testa

su un torso senza gambe e senza braccia!

Nun te se vede che la bocca sola

con una smorfia quasi strafottente…

Pasquino borbottò: Segno evidente

Che nun ho detto l’urtima parola!

(Roberto Volterri)

Nel libro Gli Stregoni della Musica incontrerete molti strani, geniali, artisti quale, ad esempio, Niccolò Paganini con il suo diabolico violino a cui “saltavano” regolarmente le corde durante le istrioniche esibizioni. Potrete poi suonare il Trillo del Diavolo di Giuseppe Tartini del quale nel libro è riportato lo spartito, ma sarete anche in grado di udire quali strane melodie possono scaturire da brevissimi ed enigmatici brani musicali raffigurati in curiosi dipinti o graffiti su antichissimi muri, poiché alla fine del libro troverete una sorta di trascrizione di note musicali-numeri, proprio come avviene nel sistema semplificato, per imparare a suonare, di una nota marca di tastiere elettroniche. Ma potrete indagare su uno strano spartito musicale affrescato all’interno di una strana chiesa posta a poca distanza da uno strano e abbandonato cimitero. Tutti e due, ovviamente, debitamente e stranamente… “sconsacrati”! Si tratta infatti di quello che viene chiamato Spartito del Demonio e in questo libro troverete inedite immagini e un’ancor più inedita ipotesi sulla stregonesca breve espressione musicale scritta chissà da chi, chissà perché…

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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