18 Aprile 2021

ETERE: “FANTASMA COSMICO” MISTERO CONTROVERSO E AFFASCINANTE

di Fiorenzo Zampieri


Penso che tutti abbiano sentito almeno una volta la frase “via etere” riferita alle trasmissioni radio-tv che si propagano nello spazio per giungere sino ai nostri apparecchi ricevitori portandoci suoni ed immagini.

E, certamente, molti non si saranno accontentati di recepire la parola “etere” senza sentire la necessità di indagare per comprendere cosa c’è di concreto dietro a questa parola che sembra indicare la presenza di “un qualcosa” necessario alla trasmissione delle onde elettromagnetiche.

La sorpresa, però, è grande, quando, nello sfogliare i libri di fisica per cercare la spiegazione, il meccanismo del fenomeno, scopriamo che l’”etere” NON ESISTE!

Ma come! diciamo. Com’è possibile che la materia solida, liquida o gassosa sia indispensabile alla propagazione di “onde” e “vibrazioni” di ogni tipo (sismiche, marine, sonore) ed invece, per quelle elettromagnetiche, non ci sia tale necessità.

onde sismiche onde nell’acqua onde acustiche

Immagini sopra: Onde sismiche – onde nell’acqua – onde acustiche.

Per la verità, bisogna dire che la “rinuncia” all’ipotesi di un substrato fisico sul quale far affidamento per la propagazione delle vibrazioni elettromagnetiche è una questione sorta non da molto tempo, e più precisamente, con l’avvento della Teoria della Relatività di Albert Einstein.

Fino ad allora, infatti, la maggioranza dei fisici era convinta che “la luce” viaggiasse attraverso lo spazio mediante un mezzo denominato “etere luminifero”, la cui struttura era ancora assai dibattuta, poiché c’era chi lo voleva simile ad un fluido impalpabile e chi, al contrario, a qualcosa di estremamente rigido.

Etere lumifero

In realtà, il dibattito sulla sua esistenza, aveva origini ancora più antiche. Infatti, senza tornare indietro al tempo degli antichi greci, ma limitandoci al periodo dell’”età moderna”, compreso tra il secolo XVI e XVIII, il grande fautore di uno spazio “pieno” di un etere universale, fu il Cartesio, che, attraverso “i suoi vortici” vedeva muoversi i pianeti del Sistema Solare, ma al quale però, più tardi, si contrappose il grande Newton il quale, con la sua teoria corpuscolare della luce, ammetteva invece uno spazio assolutamente “vuoto”.

Vortici “cartesiani”

La questione andò avanti fino alla fine del 1800 quando si giunse al risultato che la grande maggioranza degli scienziati era propensa, per varie ragioni, all’ipotesi di uno spazio “pieno”. Fra questi vi erano studiosi del calibro di: Hygens, Bernoulli, Young, Arago, Fresnell, Faraday, Kelvin, Maxwell, Poincarè, Hertz, ecc..

Verso la fine del XIX secolo (1887), l’astronomo Michelson, pensò che, se l’etere nello spazio era immobile, come già ipotizzato da Arago e Bradley, allora era possibile misurare la velocità del nostro pianeta rispetto ad esso e quindi, con il Morley, costruì uno speciale interferometro mediante il quale, lanciati contemporaneamente un raggio di luce nella direzione del moto della Terra ed un altro in direzione ortogonale, lungo tragitti uguali, e facendoli entrambi riflettere su di uno specchio, avrebbero dovuto percorrere uguali percorsi in tempi diversi, ma, con grande meraviglia di tutto il mondo scientifico, l’esperimento diede esito negativo.

Schema dell’ interferometro di Michelson & Morley

Per questo fallimento sono possibili tre spiegazioni:

a) che la Terra è ferma rispetto all’etere (all’apparenza ipotesi non corretta);

b) che il braccio dell’interferometro si accorcia nella direzione del moto in misura tale da compensare esattamente l’effetto atteso del vento d’etere sulla velocità del raggio di luce emesso nella direzione del moto orbitale della terra (contrazione di Lorentz-FitzGerald);

c) che la velocità della luce è la medesima in tutte le direzioni.

Anni dopo (1905), nella questione intervenne Albert Einstein con la sua Relatività Ristretta o Speciale, con la quale postulò i seguenti principi fondamentali:

1) il principio di relatività;

2) il principio di invarianza della velocità della luce.

Il principio di relatività afferma che le leggi fisiche sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali (sistema che si muove in moto rettilineo uniforme rispetto a un altro sistema) per cui non è possibile individuare un sistema di rifermento privilegiato e, quindi, porta all’eliminazione dell’etere in quanto tale.

Il principio di invarianza della velocità della luce, nel vuoto, afferma che, in tutti i sistemi di riferimento inerziali, essa è una costante pari a circa 3.108 m/s. Questa asserzione porta a stabilire che non è possibile comporre la velocità della luce secondo la composizione delle velocità della meccanica classica.

Con questi due postulati Einstein eliminava in maniera definitiva l’esistenza dell’etere tanto che nella prima formulazione della sua Relatività affermava che – «L’introduzione di un “etere luminoso” si dimostra fin qui come superflua (Zur Elektrodynamik bewegter Körper, Annalen der Physik 17, 891-921 (1905))».

Per ritornare poi sui suoi passi dopo l’esposizione della sua Relatività Generale (1915) nella quale descrive la gravitazione non più come azione a distanza fra masse, come affermò Newton, ma come effetto di una deformazione dello “spazio-tempo” ed elabora nuove concezioni sulla massa e l’energia. Con l’introduzione dello “spazio-tempo”, quale ente spaziale geometrico, Einstein, infatti, dovette, in qualche modo, ricredersi sull’etere, affermando che: – «Sarebbe stato più corretto se nelle mie prime pubblicazioni mi fossi limitato a sottolineare l’impossibilità di misurare la velocità dell’etere, invece di sostenere soprattutto la sua non esistenza. Ora comprendo che con la parola etere non si intende nient’altro che la necessità di rappresentare lo spazio come portatore di proprietà fisiche. (Albert Einstein, da una lettera a A. H. Lorentz, 1919)».

Ed anche: – « se nel 1905 pensavo che in fisica non si potesse assolutamente parlare di etere, questo giudizio era troppo radicale, come possiamo vedere con le prossime considerazioni della relatività generale. È quindi permesso assumere un mezzo colmante nello spazio se ci si riferisce al campo elettromagnetico e quindi anche alla materia. Non è permesso tuttavia attribuire a questo mezzo uno stato di movimento in ogni punto in analogia con la materia ponderabile. Questo etere non può essere concepito come consistente di particelle (Albert Einstein, Grundgedanken und Methoden der Relativitätstheorie in ihrer Entwicklung dargestellt, § 13, 1920)».

La celeberrima fotografia di Albert Einstein

Nonostante questo ricredersi di Einstein, rispetto alle sue primitive posizioni sull’etere, la Scienza Accademica, ancora oggi, continua imperterrita a respingere qualsiasi possibilità di una presenza “eterica” nell’Universo, ritenendola un vero “tabù”.

Ieri come oggi, però, più di qualcuno non si è piegato a tale “dogma”, continuando a credere alla ineluttabilità di un mezzo cosmico che necessariamente debba intervenire nelle leggi universali. I nomi sono molti, italiani e stranieri, e la lista sarebbe assai lunga a nominarli tutti. Fra questi però spiccano personalità eccelse che non possiamo non citare. Tra gli stranieri: H. Dingler, W. Ritz, N. Tesla, H. Yukawa, e fra gli italiani: Q. Majorana, M. La Rosa, V. Tonini, M. Todeschini.

Quest’ultimo, formulò addirittura una sua originale “Scienza Unitaria del Creato” tutta fondata sull’ etere, quale ente euclideo infinito, avente tre dimensioni, di costituzione granulare, che ha tutte le caratteristiche di un fluido mobile e ponderale, di densità 10-20 volte quella dell’acqua.

Todeschini, descrive questa sua nuova Scienza in un volume di 1000 pagg., denominato “La Teoria delle Apparenze (Spazio-Dinamica e Psico-Bio-Fisica)”, nel quale raccoglie il frutto di 30 anni di ricerche teoriche e sperimentali che gli hanno permesso di scoprire le modalità con le quali si svolgono e sono collegati tra di loro i fenomeni fisici, biologici e psichici, di cui determinò le precise relazioni matematiche reciproche e di assieme, coordinandoli tutti in una scienza universale denominata appunto Psico-Bio-Fisica.

Nonostante la profondità del suo pensiero scientifico e la ripetibilità delle sue sperimentazioni, anche Todeschini ha dovuto subire la indifferenza o, peggio, la derisione dell’Accademia, che lo ha relegato fra i cosiddetti “pseudoscienziati”.

Il Prof. Dott. Ing. Marco Todeschini

Ultimamente, però, con l’avvento della Quantistica, disciplina che sta rivoluzionando il mondo contemporaneo delle scienze fisiche e non solo, sembra che l’etere, “uscito dalla porta, stia rientrando dalla finestra”.

Infatti, secondo la Nuova Scienza, il “vuoto” non sarebbe più sede del “nulla” ma sarebbe costituito da una miriade di infinitesime particelle virtuali in fluttuazione continua. Per comprendere e visualizzare meglio la questione, pensiamo ad uno spazio interamente pervaso dai recentemente scoperti Bosoni di Higgs. Quando i corpi lo attraversano, incontrano più o meno resistenza e questa rappresenta la loro massa. I fotoni ci scivolano sopra, i protoni, gli elettroni, i neutroni e tutta la pletora di particelle massive, interagiscono più o meno fortemente con il “mare di Higgs” che ne ostacola il moto (o meglio l’accelerazione, perché non ha effetti sui moti uniformi). Il “mare” di Bosoni, quindi, si può dire sia l’equivalente moderno dell’etere.

Un ulteriore avvenimento assai recente che ci porta ad assimilare il “vuoto cosmico” ad un fluido, è stata la prima e, successivamente, tutta una serie di rilevazioni strumentali, delle debolissime “onde gravitazionali”, che, dall’Universo profondo, giungono sino a noi a segnalarci catastrofiche collisioni cosmiche lontane nel tempo e nello spazio.

Ecco che, quello che si pensava fosse un “fantasma”, ora parrebbe assumere una concretezza tale da farne addirittura l’ente fondamentale ed irrinunciabile per la comprensione della formazione e della costituzione dell’Universo, e di tutto ciò che in esso compare.

(Fiorenzo Zampieri)

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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