4 Agosto 2021

SEGRETI E CURIOSITA’ ROMANE; ANNONE, L’ARCHIBESTIA DI PAPA LEONE X

di Roberto Volterri

L’Archibestia Annone nel giardino di Villa Madama, a Monte Mario
12 Marzo 1514, all’ombra del Colosseo.

Non è raro ammirare dipinti che ritraggono mistici ma anche Santi, insieme ad animali alcuni dei quali hanno una particolare valenza simbolica legata alle peculiari caratteristiche del soggetto raffigurato oppure ad episodi, più o meno leggendari, di cui parlano le cronache agiografiche.

Ma l’Archibestia che più avanti incontreremo siamo certi che sorprenderà i lettori di questo libro!

È necessario un salto indietro nel tempo…

Alla figura di Sofronio Eusebio Girolamo (347 – 420), Dottore della Chiesa, traduttore dal greco di buona parte di testi religiosi di particolare importanza – mistico che noi conosciamo come San Girolamo – è legata la presenza di un leone.

Nella Legenda Aura scritta da Jacopo da Varazze leggiamo infatti che un leone con una dolorosa ferita ad una zampa causata dai rovi si sarebbe presentato nel monastero dove viene accudito proprio da San Girolamo insieme ai suoi confratelli.

Il buon “Re della foresta”, grato delle cure ricevute rimane nel monastero e a lui è affidata la sorveglianza, la cura, di un asino che svolge alcuni lavori per i monaci.

San Gerolamo cura la zampa del leone poi rimasto nel monastero come “guardiano” di un asino

È ben noto che far la guardia ad un asino che lentamente pascola nelle terre intorno al monastero può avere effetti soporiferi e, infatti, un giorno il buon leone si addormenta. Dei mercanti di passaggio, vedendo il “Re della foresta” momentaneamente nella “braccia di Morfeo”, si appropriano dell’asino che fa sempre comodo anche per portare le loro mercanzie.

Tornato al monastero con aria desolata – situazione questa che facciamo fatica ad immaginare… –  il leone viene subito accusato di aver divorato il povero asino e dai pii monaci, in base ad una sorta di legge del contrappasso, viene incaricato di svolgere tutti i lavori che prima erano compito dello scomparso asino.

Passano i mesi ed un giorno il leggendario leone vede passare la carovana di mercanti e tra di loro, proprio l’asino a suo tempo rubato ai monaci.

Sono o non sono il Re della foresta?” si sarà di certo chiesto la simpatica Panthera leo – come lo catalogò  il medicobotanico e naturalista svedese Linneo nel 1758 – e avendo risposto affermativamente al quesito, con un paio di ruggiti fa fuggire i mercanti e riconduce al monastero la bestia da soma una volta rubata.

Però, evidentemente dotato del senso degli affari, il buon leone conduce al convento anche i cammelli carichi di mercanzia. Dopo qualche giorno i mercanti, privi di qualsiasi ritegno morale, si recano da San Girolamo reclamando ciò che gli era stato trafugato. La simpatica leggenda agiografica si conclude con la restituzione delle mercanzie e dei cammelli e con una paternale del Santo che esorta i mercanti a rispettare il settimo Comandamento…

Molti secoli più tardi…

Tutto ciò sarebbe accaduto in un imprecisato anno tra la fine del IV e l’inizio del V secolo. Quindi, perché l’incipit di questo articolo si riferisce ad un ben preciso giorno di Marzo dell’Anno del Signore 1514?

È semplice! Quel giorno giunge a Roma un animale mai visto dai cittadini che vivono all’ombra del Colosseo: uno splendido elefante albino, dono di Manuel I, Re del Portogallo, al papa Leone X, al secolo Giovanni di Lorenzo de’ Medici (1475 – 1521). Sarà…

Manuel I O Venturoso, detto anche O Bem-Aventurado (1469 – 1521) sarà pure stato il Re del Portogallo ma le casse del Regno appaiono inesorabilmente vuote e allora organizza una stranissima missione diplomatica composta da una miriade di animali esotici e capeggiata… da un giovane e quasi obeso elefante indiano, albino, chiamato Annone in ricordo di un generale cartaginese messosi in luce durante la prima Guerra punica, nella seconda metà del III secolo a.C.

Ma la situazione diviene ancor più irreale quando a cavalcare l’elefante si candida un curiosissimo sedicente poeta che ha l’inconsueto nome di Baraballo!

Immagini sopra e sotto: un elefante albino e Annone, l’elefante albino donato a papa Leone X. Qui è cavalcato da un sedicente e istrionico poeta chiamato Baraballo.

Dopo un non facile viaggio in mare “… finalmente arrivammo ad Iviza – scrive lo scudiero del Re, tale Nicolò de Faria – dove ci fermammo alcuni giorni, circondati sempre dalla ressa e poi, giunti che fummo a Maiorca, nei dieci o dodici giorni di sosta che vi facemmo, tanta fu la folla che ci assediò che mai non avevamo intorno meno di cento battelli… vennero a vederci i nobili e i maggiorenti di Majorca con le loro mogli…”

Giunto sul suolo italiano, ad Orbetello, la stranissima “missione diplomatica” si dirige alla volta di Roma in mezzo a incredibili manifestazioni di meraviglia ed entusiasmo da parte della folla che non aveva mai visto un simile animale, arrampicandosi sugli alberi e sui tetti delle case per godersi l’inconsueto spettacolo.

“…una gualdrappa di seta azzurra – narrano alcune antiche cronache – punteggiata di smeraldi e rubini gli copriva la groppa, sulla quale era collocato un cofano di sandalo dorato, con intarsi di madreperla, tempestato di gemme. Racchiudeva i doni più preziosi per il Sommo Pontefice: un piviale di broccato, il cui peso era raddoppiato da quello delle gemme, e calici, turiboli, anelli ed arredi d’oro…”

In Vaticano, papa Leone X siede sul suo ricco scranno nella Sala delle Udienze, attorniato da Cardinali, Vescovi, nobili romani e in particolare molti artisti che poi hanno lasciato indelebili tracce nella storia e nella cultura.

Michelangelo Buonarroti, Giulio Romano, Raffaello Sanzio assistono ammirati all’avanzare di Nicolò de Faria e di quattro alabardieri seguiti da un animale che mai è apparso davanti ai loro occhi.

L’elefante Annone – ormai appellato Archibestia similmente ad Archiatra, medico del Papa – con le sue enormi orecchie, con la proboscide che oscilla come un turibolo, si arresta davanti al pontefice e, incredibile a dirsi, flette le sue enormi zampe anteriori inchinandosi davanti a sua Santità!

Non solo! Annone innalza la proboscide e, quasi sommessamente, in segno di rispetto verso il Vicario di Cristo, barrisce per tre volte suscitando così l’entusiasmo del Papa e di tutta la folla circostante.

Forse a questo punto interviene ancora il furbo Nicolò de Farìa il quale aveva avuto il il compito di ammaestrare l’illustre pachiderma affinché sembrasse ubbidire non solo alle parole ma quasi al pensiero dello scudiero, in realtà a suoi impercettibili gesti…

Così l’ingombrante pachiderma immerge la proboscide in un bacile pieno di acqua – forse lì posto ad arte dal de Farìa– e asperge le guardie svizzere, gli arcieri e tutta la servitù papale, risparmiando però gli alti prelati e il Papa stesso, posti in una posizione più alta. L’esibizione dell’inconsueto dono ottiene il risultato che il Re Manuel I si era riproposto, ovvero di ricevere dal Papa sovvenzioni, doni, prebende varie. E da quel giorno il Vicario di Cristo, letteralmente al settimo cielo, decreta che tutti i portoghesi rimasti a Roma avessero libero accesso in tutti i teatri della città.

Evento questo che ha verosimilmente ha fatto nascere il detto “fare il portoghese” poiché quasi tutti i cittadini dell’Urbs aeterna iniziano a spacciarsi per “portoghesi” e ne imitano la lingua per entrare gratis… un po’ ovunque!

Leone X fa costruire una grande stalla nei giardini vaticani anche per consentire ai romani di ammirare la strana creatura ogni domenica e nomina un custode nella persona di tale Giambattista Branconi, amico di Raffaello Sanzio.

Passano gli anni e l’Archibestia inizia a mostrare qualche problema di salute e in breve tempo, nel 1517, Annone passa tristemente nel Paradiso degli animali e viene sepolto presso una torre del Vaticano.

Ma ormai la sua presenza a Roma aveva lasciata un’indelebile traccia e di lui possiamo ancora ammirare le fattezze immortalate ad esempio nel giardino di Villa Madama, a Monte Mario, nella volta dell’ingresso di Palazzo Massimo alle Colonne e in un piccolo bassorilievo di Palazzo Baldassini.

Il bassorilievo di Palazzo Baldassini, sempre a Roma

Un curioso Dulcis in fundo sulle vicende del pachiderma “papale” riguarda proprio l’incoronazione, a “poeta laureato”, proprio di Giacomo Baraballo, abate di Gaeta, il quale, salito in groppa ad Annone per raggiungere il Campidoglio, viene disarcionato dal buon elefante – forse ispirato da Euterpe, Musa della poesia lirica…  – del tutto indifferente alle inesistenti qualità poetiche del vanaglorioso aspirante verseggiatore!

Annone e Baraballo dalla Stanza della Segnatura in Vaticano
 
Ma non è finita…
Come, molto tempo dopo, continuò la strana vicenda di Annone…

In un pomeriggio del 1962, nei Giardini del Belvedere, in Vaticano, alcuni operai effettuano degli scavi per effettuare riparazioni alle tubature delle caldaie.

A Roma e dintorni, basta un colpo di piccone sul terreno e qualcosa emerge da un sonno durato secoli e ciò che gli operai scoprono è un enorme dente vicino a quattro parti di una grande mascella. “È un Dinosauro!” pensano subito, ma già un rapidissimo esame basta a ridimensionare la scoperta e stabilire facilmente che si tratta di ossa di un elefante a cui viene data poca importanza. Senza neppure chiedersi come era li finito un pachiderma africano…

Anzi, tutto viene velocemente “archiviato” e non se ne parla più per quasi trent’anni.

Però, alla fine degli anni Ottanta il professor Silvio Bedini, storico nordamericano e professore emerito dello Smithsonian Institute di New York, mentre esplora i cunicoli di un’area del Vaticano si imbatte nelle ossa ritrovate decenni prima, le studia in maniera approfondita e pubblica addirittura un libro sull’argomento.

E sì…avrete certamente indovinato…..

Le ossa erano proprio quelle del celebre Annone, l’Archibestia di Papa Leone X!

(Roberto Volterri)

Immagini sopra e sotto: Il libro del professor Silvio Bedini e lo studioso italoamericano, storico ed esperto di sofisticate strumentazioni scientifiche


La copertina del nuovo libro di Roberto Volterri e bruno Ferrante

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In questo Volume 1 sulle ‘Porte Alchemiche, Magiche, Mistiche inizieremo con l’Urbs aeterna, recandoci a Piazza Vittorio Emanuele II, di fronte alla misteriosa “Porta” e indagheremo anche sull’avventurosa vita, e sugli esoterici interessi del Marchese Massimiliano Palombara, personaggio del quale non sarebbe assolutamente facile poter ricostruire nei minimi dettagli la vita e le complesse vicende che hanno costellato il suo percorso terreno, personaggio il quale ha l’indiscusso merito di avere preservato l’esistenza del monumento, della testimonianza di un sapere forse andato perduto.

Ricerche di carattere storico nell’immenso archivio storico di Palazzo Massimo alle Colonne sono state  effettuate per ricostruire non solo vita ed opere dell’alchimista Massimiliano e dei suoi molti figli – avuti da due diversi matrimoni – ma anche per ricavare inedite informazioni sulle non confortanti vicende che portarono alla eliminazione, da parte del Comune di Roma, della Villa Palombara sul Colle Esquilino e, di conseguenza, alla scomparsa di quasi tutte le testimonianze storiche riguardanti gli strani interessi “esoterici” del Marchese. Unica superstite, come abbiamo evidenziato, è proprio la misteriosa “Porta Alchemica” o “Porta Magica” che da decenni fa scorrere i classici fiumi d’inchiostro da parte di chi si interessa agli aspetti meno accessibili, meno noti e più “misteriosi” della Conoscenza. È in quasi simultanea uscita anche il Volume 2 su altre misteriose Porte Magiche in Italia

Fonte: Il Punto sul MIstero.it

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