26 Settembre 2021

ANALISI SIMBOLICA-ESOTERICA DEI LEONI DELL’AMBONE DI SANTA MARIA DEL FIUME A CECCANO (FR)

di Giancarlo Pavat

I leoni dell’ambone della chiesa di Santa Maria del Fiume a Ceccano (FR)

Santa Maria del Fiume a Ceccano (FR) – foto G. Pavat 2019.

Su questo sito, ci siamo già occupati grazie a diversi autori (ad esempio il giovane Alessio Patriarca) della veneranda chiesa di Santa Maria del Fiume a Ceccano (FR). Gioiello dell’arte romanica e gotica (fine XII secolo), finì rasa al suolo a causa di uno sconsiderato, criminale (e francamente inutile anche dal punto di vista militare) bombardamento alleato durante il Secondo Conflitto Mondiale, Venne poi ricostruita (più o meno dov’era e com’era) nel Dopoguerra anche se  alcuni capolavori artistici come i cicli di affreschi di “Scuola Giottesca” (anche se qualcuno vi vide il pennello del maestro in persona, magari fermatosi a Ceccano, durante il viaggio che lo conduceva a Napoli alla corte angioina) sono andati perduti per sempre. Non è questa la sede, come non è la mia attuale intenzione, per ripercorrere la storia di questo straordinario edificio che seppe coniugare Fede e Arte.

Copertina del libro “La Vergine del Fiume. Il Santuario di Santa Maria del Fiume in Ceccano tra storia, arte e culto popolare” di Agata Garofali e Vittorio Ricci (2018).

Per farlo mi permetto di consigliare la lettura del bel libro, edito nel 2018, La Vergine del Fiume. Il Santuario di Santa Maria del Fiume in Ceccano tra storia, arte e culto popolare” di Agata Garofali e Vittorio Ricci. Un libro di cui feci la conoscenza nel 2019 (me lo donò, con tanto di dedica, l’autrice, la professoressa Garofali) e dopo averlo letteralmente divorato, mi ripromisi di farlo meritatamente premiare al Premio Nazionale Cronache del Mistero nell’edizione 2020. Purtroppo, come è ben noto, a causa dell’orrore scatenato dal Virus cinese Covid19, l’edizione dello scorso anno non si è tenuta. Ma mai demordere. Bisogna essere fiduciosi. Prima o poi, questa pandemia terminerà (tutte le epidemie o pandemie sono finite, ce lo insegna la Storia) e allora rifaremo il nostro Premio Nazionale Cronache del Mistero e questo volume riceverà i riconoscimenti che merita.

Quindi, tornando a Santa Maria del Fiume, in questo articolo desidero occuparmi della ”lettura” in senso simbolico ed esoterico di alcune opere d’arte ancora oggi visibili al suo interno.

Come faccio spesso, voglio ricordare che il termine “esoterico” non è un sinonimo di “occulto” e non ha alcuna accezione negativa. Semplicemente (e rispettando il suo significato etimologico) vuol dire “nascosto”, nel senso di NON per tutti, ma solo per coloro che (citando la frase evangelica pronunciata da Cristo) “hanno orecchie per intendere”. Ovvero hanno la preparazione culturale e spirituale necessaria. Al contrario di “Essoterico” (o “Exoterico”) che invece “è per tutti”.

 Inoltre, non va scordato che tutta l’arte antica e in particolare quella medievale cristiana, poteva essere letta su più piani della Conoscenza. Affreschi sculture, vetrate istoriate potevano essere la Biblia pauperum (ovvero la “Bibbia dei poveri” o meglio dei non letterati) ma, al contempo, recava precisi e profondi messaggi sapienziali per coloro che erano in grado di comprenderli.

L’ambone trecentesco di Santa Maria del Fiume – foto G Pavat 2019

Non sfuggono a tutto ciò alcune opere d’arte della Chiesa di Santa Maria del Fiume. In particolare i leoni che decorano l’ambone, che secondo lo storico dell’arte ed archeologo francese Camille Enlart (”Origines de l’architecture gothique en Italie (Paris 1894) risale agli ini del XIV secolo.

“ […] a sinistra, a metà del tempio (la chiesa di Santa Maria del fiume NDA), tra la navata centrale e quella laterale, vi è custodito un ambone molto antico ed estremamente interessante” scrivono Agata Garofali e Vittorio Ricci nel loro libro. Il manufatto venne “pazientemente ricostruito nel dopoguerra dall’artigiano Alfredo Luffatelli di Boville Ernica, cittadina di cui è stato sindaco”.

Immagini in basso: i due Leoni dell’ambone di Santa Maria del Fiume – foto G Pavat 2019

Da rimarcare nell’ambone, le colonne tortili della balaustra […] in particolare quella destinata a portare la candela, che il Bragaglia (Anton Giulio Bragaglia; Frosinone 1890 – Roma 1960, poliedrico esponente della Cultura italiana del Novecento. Per tutta la vita si è dedicato al cinema, al teatro, al giornalismo, alla saggistica ”sempre all’insegna dell’avanguardia e della sperimentazione”. È autore nel 1914 di un articolo in lingua francese, “L’Eglise Sainte-Marie-du Fleuve a Ceccano”, per “La Revue de l’Art ancien et moderne”, rivista specializzata d’Oltralpe, in cui porta a conoscenza del pubblico europeo i gioielli artistici ed architettonici di Santa Maria del Fiume NDA) trova somigliante al candelabro per il cero pasquale dell’ambone cosmatesco della basilica romana di santa Maria in Cosmedin in piazza Bocca della Verità, nel rione Ripa: singolari i due leggii (pupitres) quello del Vangelo sorretto da una maschera umana e quello della messa ornato di un giglio affiancato da rosette”.

Il leggio con il volto umano dell’ambone della chiesa di Santa Maria del Fiume (ad flumine) – foto G. pavat 2019

I due professori citano un passo di don Vincenzo Misserville (“Il santuario di Santa Maria del Fiume in Ceccano”; Scuola Salesiana del Libro, Roma 1938), in cui l’indimenticato parroco di Santa Maria del Fiume, a proposito delle quattro colonne tortili, viene sottolineato che “al di sopra delle quali sporgono la testa di due leoni che sostengono sulla groppa la stessa balaustra”. Non posso che concordare con i due autori laddove scrivono “in effetti, in accordo con la descrizione del Misserville, sotto le colonnine angolari frontali della balaustra si possono ammirare due leoni in pietra accovacciati, che stringono tra le zampe piccole teste umane”. Sempre secondo Garofali e Ricci, i due leoni “probabilmente facevano parte del portale romanico della primitiva chiesa di Santa Maria (precedente a quella consacrata nel 1196 e andata distrutta nel 1944 NDA)”.

Il Leone di sinistra dell’ambone trecentesco di Santa Maria del Fiume. Sopra, si nota il leggio con il Giglio araldico e le due rosette – foto G Pavat 2019
Il Leone di destra dell’ambone di Santa Maria del Fiume – foto G Pavat 2019

Ed è proprio su questi due leoni che desidero, per ora, concentrare l’attenzione del lettore.

Il Leone che ghermisce (o tiene tra le zampe o tra le fauci) un essere vivente (animali come il cerbiatto, l’agnello, il vitello oppure figure antropomorfe) eternato in bassorilievi, sculture, graffiti (soprattutto all’interno o all’esterno di chiese o altri edifici sacri), rappresenta Cristo che protegge il fedele. Iconografia, quindi, assimilabile a quella del “Buon Pastore”, a sua volta mutuata dall’Hermes crioforo.

Chiesa di Sant’Antonio Abate a Priverno (LT) – foto G Pavat 2016

Immagine sopra e sotto: L’autore di questo articolo davanti al Sarcofago del grande Imperatore Federico II, “Stupor Mundi”. Il Sarcofago in porfido è decorato, tra l’altro, con leoni che ghermiscono una figura umana – foto G. Pavat 2017.

Quindi il Leone riveste un ruolo positivo, come nell’Antico Egitto (ove era un Simbolo Solare) o presso la civiltà mesopotamiche (qui inizialmente rappresentava il Caos, le Forze primigenie, però vinte ed ordinate dall’eroe Gilgamesh).

Paradossalmente però, il Leone può rivestire dal punto di vista simbolico anche una accezione negativa.

Valenza anch’essa mutuata dall’Antichità. Basti pensare ai sovrani iranici o a quelli bizantini, di frequente ritratti intenti alla caccia al Leone. Il sovrano rappresenta il Bene che sconfigge il Male. L’Egemone dimostra la propria Forza e pure la propria Investitura Divina, ponendo mano all’Universo e ordinandolo e fugando le Forze oscure del Caos.

L’iconografia della caccia (o lotta) al Leone si ritrova anche in relazione ai Templari. Ad esempio, negli affreschi della chiesa templare di San Bevignate a Perugia vediamo un leone che assedia un castello con all’interno i bianchi Cavalieri.

Affresco della controfacciata della Chiesa di San Bevignate a Perugia. Un Leone assedia i Templari in un castello – foto G Pavat 2011

Ai Templari era vietata nella maniera più assoluta qualsiasi forma di arte venatoria, tranne, appunto la caccia al leone. Tutto ciò rimanda all’aspetto spirituale delle battaglie dei membri del Tempio. Il grande felino simboleggiava l’Avversario per antonomasia, il demonio, contro cui i “Cavalieri del Valcento”, guerrieri della Fede, dovevano combattere in ogni Tempo e in ogni Luogo.

Questa concezione negativa, piuttosto diffusa nel nostro Medio Evo, nonostante il leone fosse ormai diventato rappresentazione araldica della Monarchia, trova un preciso riferimento dottrinale nel passo della Prima Lettera di Pietro; “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente va in giro, cercando chi divorare” (1, Pt. 5,8).

In questo ambito rientra il leone che divora la preda, anch’esso ben presente in sculture sia ad alto che a bassorilievo, in basiliche, cattedrali, pievi e monasteri (soprattutto romanici).

Portale della Chiesa di San Leonardo di Siponto in Puglia. Il leone stiloforo di dx sta sbranando un uomo – foto G. Pavat 2017.

Ma in realtà, in questo caso la valenza è ambigua e non per forza tutta negativa. Infatti se il leone non può che rimandare alla Morte che tutto inghiotte e tutto distrugge, per il Credente rappresenta anche la possibilità di accedere, tramite la disgregazione fisica del proprio corpo, alla Nuova Vita, la Vera Vita che non avrà mai fine.

Quindi questa precisa iconografia è simbolo di auspicio di Rinascita, di Resurrezione.

Ma non è finita.

Esiste ancora una interpretazione esoterica. Il Leone è sempre un Simbolo positivo. Simbolo di regalità e Cristico assieme. Gesù, discendente dalla stirpe davidica, veniva chiamato il “Leone di Giuda”.

“Aquila leporaria” dell’ambone della Collegiata di Santa Maria ad Amaseno (FR). Chiesa consacrata nelle forme attuali gotico-cistercensi nel 1077 e che vanta numerosi punti in comune (architettonici, storici, simbolici) con Santa Maria del Fiume a Ceccano – Foto G. Pavat 2018

Quindi il Leone-Cristo non solo protegge il fedele come si diceva all’inizio, ma, con il medesimo significato dell’”Aquila leporaria” (anche l’Aquila è un animale che rappresenta il Trascendente, il Divino), simboleggia il Magister, la Volontà Superiore, a cui si abbandona fiducioso l’adepto, l’iniziato (ovvero l’essere vivente ghermito dalla fiera) certo di poter ascendere a piani più elevanti di Sapienzialità e Conoscenza, sino a giungere alla Verità Suprema, quella a che, come ha detto Gesù stesso, ci renderà tutti liberi.

Non è un caso che i due leoni di Santa Maria del Fiume a Ceccano si trovino quasi “a metà strada” dell’altezza che separa il pavimento della navata dal leggio dell’ambone in cui veniva letto e predicato il Verbo di Cristo. Riallacciandoci a quanto espresso poc’anzi, i leoni “spiegavano”, a chi era “in grado di comprendere” che solo abbandonandosi con fiducia e Fede alla Parola e agli Insegnamenti di Cristo sarebbe stato possibile ricongiungersi a Lui, che è “L’Amor che move il sole e le altre stelle” (Divina Commedia, Cantica del Paradiso, Canto XXXIII, v. 145).

(Giancarlo Pavat)

L’autore di questo articolo davanti a Santa Maria del Fiume a Ceccano – 2019.
Il Rosone gotico di Santa Maria del Fiume a Ceccano – foto G. Pavat 2019.

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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