18 Ottobre 2021

RISONANZE E INFLUENZE PLANETARIE SUI FENOMENI CHIMICI, FISICI E BIOLOGICI?

di Roberto Volterri

Il recentissimo libro di Pierluigi Tombetti, libro in cui si intrecciano poco conosciute vicende dell’esplorazione spaziale, il mistero di ciò che avvenne nel 1925 all’esploratore Percy Harrison Fawcett e – perché no? – qualche segreto legato all’onnipresente Massoneria “deviata”, al Nuovo Ordine Mondiale…

Il recentissimo libro di Pierluigi Tombetti “Il Terzo Protocollo”, letto con vero interesse, mi ha dato lo spunto per alcune riflessioni sulle complesse, e non del tutto conosciute, dinamiche energetiche che possono influire sui fenomeni fisici, chimici e biologici – in definitiva, sulla Vita – dello sterminato numero di esseri viventi, dal più piccolo insetto agli esseri umani che abitano il suolo, le acque, i cieli del nostro pianeta.

Woods era partito il 7 dicembre 1972 con la missione Apollo 17, l’ultima, che fu un successo completo. Durante il viaggio di ritorno – scrive Tombetti nel suo romanzo – aveva segnalato una vistosa anomalia all’interno del cratere Tsiolkovsky, nella parte nascosta della Luna. Aveva visto qualcosa e ne aveva fatto rapporto ufficialmente durante il volo orbitale intorno al satellite..”..

La faccia della Luna non visibile dalla Terra (“THE DARK SIDE OF THE MOON”) in cui c’è il grande cratere lunare Tsiolkovsky – in onore del grande scienziato russo Konstantin Tsiolkovsky (1857 – 1935) – con un diametro di circa 185 chilometri, situato nella parte sud-occidentale del nostro satellite naturale.
Un dettaglio del cratere Tsiolkovsky, da distanza ravvicinata, effettuato proprio dagli astronauti durante la missione Apollo 17.

Sapeva che in quel cratere cera qualcosa ma non avrebbe mai potuto parlarne con nessuno al di fuori della NASA e delle alte sfere dellaviazione e dellesercito – prosegue Tombetti nel suo romanzo che trae spunto da eventi storici a noi abbastanza vicini – era legato dal segreto militare riguardo a ciò che aveva visto, non poté raccontarmi nulla al riguardo, se lo avesse fatto sarebbe stato tradotto immediatamente in carcere per tradimento e violazione del segreto di Stato…”.

Intrigato dalla lettura de “Il Terzo Protocollo”  mi è tornato alla mente quanto avvenne anni fa a proposito del cosiddetto Volto marziano, in una zona della superficie del pianeta Marte, situata nella regione di Cydonia a nord dell’equatore del pianeta, fotografato per la prima volta il 25 luglio 1976 dalla sonda spaziale Viking 1

Il cosiddetto “Volto marziano” (in realtà un’intrigante gioco di luci e ombre su una semplice collina del “Pianeta Rosso”). “In rete c’è di tutto – scrive Tombetti ne “Il Terzo Protocollo” – ma è l’ultimo posto dove puoi sperare di trovare informazioni sicure: si va da un’astronave aliena a una base russa, perfino un centro di accoglienza per astronauti, o un cimitero galattico. L’anomalia è sulla parte oscura della Luna, quindi invisibile dalla Terra, ma abbastanza grande per essere vista da un’orbita bassa…”.

Lascerei ora i lettori de “Il Punto sul Mistero” con la curiosità di sapere cosa – nella finzione letteraria. Ma poi chissà… – avrebbero visto gli astronauti della missione Apollo 17, cosa sarebbe avvenuto nella foresta pluviale amazzonica nel 1743 quando un ufficiale dell’esercito portoghese si sarebbe imbattuto in una enigmatica città.

E anche quando i suoi appunti e la mappa per ritrovarla sarebbero finiti nelle mani del Colonnello Percy H. Fawcett, il grande esploratore, che scomparve veramente in Mato Grosso nel 1925 durante la ricerca della mitica città perduta di “Z”…

Percy Harrison Fawcett (1867 – 1925), archeologo ed esploratore britannico, misteriosamente scomparso nel Mato Grosso. Cosa aveva trovato?

E poi – ma qui mi fermo… – cosa c’entra la storia della Massoneria deviata, partendo dalla nascita degli Illuminati di Baviera, ordine segreto fondato in Germania a Ingolstadt nel 1776 da Johann Adam Weishaupt (1748–1830) insieme al capostipite di quella che nel testo è chiamata…

Però, da sempre attirato da ciò che avviene nell’infinito Universo, pur possedendo qualche discreto telescopio riflettore, non potendo certamente osservare… la faccia nascosta della Luna, ho preferito descrivere in queste pagine de “Il Punto sul Mistero” alcune personali riflessioni sugli studi di carattere scientifico dedicati all’influenza del Sole, della Luna e di alcuni pianeti anche sulla propagazione delle onde elettromagnetiche necessarie alle comunicazioni radio a grandissime distanze.

Queste note, in particolare, rispecchiano appieno quanto si sa dei fenomeni fisici legati all’attività del Sole, alle sue strettissime interazioni con il nostro pianeta e, soprattutto, con l’interazione esercitata da gran parte dei pianeti che compongono il sistema solare – Luna compresa… – in cui anche la Terra orbita e ciò che avviene sull’infuocata superficie dell’astro che ci consente la vita.

Inclinant astra?

Mesopotamia, la ‘terra tra i due fiumi’. I millennio a.C.

Qui, tra il Tigri e l’Eufrate – ad opera dei sacerdoti babilonesi – nacque l’approfondito studio del cielo, della Luna, del Sole, delle costellazioni. Qui, negli ultimi decenni dell’800, missioni archeologiche inglesi portarono alla luce una miriade di tavolette d’argilla nell’area dell’antica Ninive: era solo una parte della biblioteca del re Assurbanipal (668 – 626 a.C.), scritta in caratteri cuneiformi e adesso conservata al British Museum. Molte tavolette sono dedicate, ad esempio, ad osservazioni sul moto della Luna (tavoletta numero 23), del Sole, di Marte (tavoletta 56), di Venere (tavolette 58-61), di Giove (tavoletta 65) e di Saturno (tavoletta 69).

Una tavoletta in cuneiforme con osservazioni di carattere astronomico.

Risaliamo però il fiume del tempo e arriviamo ai nostri convulsi tempi prendendo in considerazione le ipotesi di un astrofisico dell’Università di Plymouth…

Le “Risonanze planetarie” del professor Percy Seymour

Il ‘nostro’ eretico scienziato, il professor Percy Seymour – ora ottantaduenne – già docente di Astrofisica all’Università di Plymouth,  ha infatti sviluppato delle sue teorie, forse non troppo lontane da quelle del più celebre Stephen Hawking, in base alle quali termini come ‘congiunzione’, ‘quadratura’, ‘opposizione’, ecc., in un contesto culturale ‘a più ampio spettro’ possano assumere un diverso e forse più ‘razionale’ significato comprensibile e, probabilmente, accettabile anche dalla comunità scientifica più ‘ortodossa’.

In estrema sintesi  se due pianeti  hanno la stessa longitudine geocentrica o la stessa ascensione retta  (in pratica si trovano nella stessa parte del cielo visibile), essi si dicono in ‘congiunzione’, se invece, sulla sfera celeste, presentano uno scarto angolare di 180° (cioè se si trovano in parti opposte del cielo) si dicono in ‘opposizione’ e si dicono in ‘quadratura’ quando le immaginarie linee che li congiungerebbero al nostro  pianeta formano tra loro un angolo di 90°.

Il professor Percy Seymour, durante un’intervista televisiva, mostra la sua teoria sull’influenza dei pianeti del nostro sistema solare sulle attività della Terra.

Tralasciando in questa estremamente succinta esposizione altre particolari configurazioni quali la ‘quadratura orientale’, la ‘quadratura occidentale’, la ‘congiunzione superiore’ e quella ‘inferiore’ o – peggio ancora! – il ‘quinconce’!

Già Isaac Newton aveva intuito – studiando i fenomeni di marea – che l’influenza dei due astri a noi più vicini, il Sole e la Luna, si manifesta in modo diverso a seconda della loro posizione rispetto al nostro pianeta, ma un approccio ancor più scientifico si ebbe verso la fine degli anni Cinquanta, quando un esperto di elettronica americano, John Nelson, mentre studiava la propagazione delle onde elettromagnetiche per conto della Radio Corporation of America, la RCA, appurò che si aveva una pessima ricezione delle comunicazioni radio quando la Terra, Venere, Marte, Giove e Saturno erano situati, rispetto all’astro solare, in ‘opposizione’ o in ‘congiunzione’.

Una delle configurazioni planetarie stabilite da John Nelson in relazione al variare della propagazione delle onde radio
Nelson e un collaboratore mentre mettono a punto le apparecchiature per studiare l’influenza sulle onde elettromagnetiche esercitata da alcuni pianeti del nostro Sistema Solare.
Immagine NASA di un black out avvenuto il 29 Marzo 2014 nelle comunicazioni radio dovuto ad un violento brillamento solare, riportato in alto a destra.

John Nelson andò più a fondo e scoprì – anche se poi si vedrà che aveva solo sfiorato la vera essenza del problema – che si avevano invece ottimi segnali radio quando gli stessi pianeti formavano angoli di 30, 60, 120 e 150 gradi rispetto al Sole.

Vennero poi gli studi dei fisici Paul Jose, per l’aviazione USA, dell’astrofisica J.B. Blizard e di H.P. Sleeper per la NASA, sull’attività solare correlata al problema delle violente tempeste solari e sull’influenza che esse esercitano sulle varie manifestazioni dell’attività umana del pianeta, dalle radiocomunicazioni ai problemi cardiaci, dalle maree oceaniche alle… maree biologiche.

La Blizard, in particolare, mise in evidenza, con sua grande meraviglia, un non meglio definibile fenomeno di ‘risonanza’ tra alcuni pianeti e l’astro intorno al quale essi orbitano. In effetti, anche se la cosa può apparire incredibile, il Sole non è ben… fisso al centro del ‘sistema’ in cui anche noi siamo immersi.

Soprattutto pianeti come Giove – un ‘sole’ mancato! – e Saturno, ma anche, nel ‘loro piccolo’ Urano e Nettuno, ’spostano’ leggermente il Sole dal centro di massa del sistema solare.

Ora, secondo il professor Seymour, tale influenza sull’astro solare induce non trascurabili mutamenti nel complesso processo di ‘convezione termica’ sulla sua superficie.

E sono proprio i ‘moti convettivi’ – in parole povere lo scorrere, lo spostamento di inimmaginabilmente grandi quantità di materia sulla superficie dell’astro – a dar luogo a fenomeni di natura elettromagnetica che poi originano il ‘vento solare’ e anche possibili influenze sulla vita, sulla fisiologia degli organismi viventi.

Ma, per tornare ancora molto brevemente all’originale studio di Seymour vorrei riportare alcuni contrastanti commenti della stampa internazionale sul curioso libro dell’astrofisico inglese intitolato “ Oltre la scienza sensoriale”.

Si va da un entusiastico – forse troppo! – “Potrebbe essere uno dei più importanti libri del secolo…” dello ‘Yorkshire Post’, al drastico “E’ un libro vergognoso!” del ‘Weekend Telegraph’, per finire con il più ‘neutrale’ “Un libro coraggioso, scritto con uno spirito pionieristico…” del giornale ‘The Scotsman’.

Roberto Volterri pensa invece che quella di Seymour potrebbe essere una ‘strada’ percorribile, un diverso ‘cammino di ricerca’ per effettuare finalmente un razionale studio di quelli che sono, o potrebbero essere, gli studi sui reali influssi del Cosmo su di noi, sulla vita biologica degli esseri umani, su alcune patologie.

E per terminare il certamente non esaustivo excursus tra i fenomeni legati al Macrocosmo e quelli del Microcosmo, più a noi vicini, è possibile che i movimenti dei pianeti del nostro sistema solare abbiano davvero influito sulla geologia si alcune zone del Nord America?

Un team di ricercatori capeggiati da Stephen Meyers dell’University del Wisconsin-Madison e da Brad Sageman della Northwestern University ha appurato che certi cambiamenti climatici hanno influito su certe rocce – poichè esse, come i ghiacci – custodiscono una sorta di archivio di ciò che è avvenuto nella formazione geologica di Niobrara, nel Nebraska.

Quelle rocce costituiscono la ‘firma’ di una “transizione di risonanza” caotica fra le orbite di Marte e della Terra.

(Roberto Volterri)

Le immagini sono state fornite dall’autore.

Formazione rocciosa presso Big Bend (Texas) che mostra l’evidente alternarsi di strati di scisto e di calcare sul fondo marino durante il tardo Cretaceo. Negli strati è registrata la reciproca interazione delle orbite tra Marte e la Terra nel corso di 87 milioni di anni, interazione che è in grado di influenzare il clima del nostro pianeta.

In questo recente Scoprirete incontrerete creature assassine, forse affette da Licantropia; leggerete di alcuni sventurati individui colpiti da impensabili e mostruose patologie, di incredibili anatre vegetali e di agnelli che nascono sugli alberi. Non è certamente intenzione dell’Autore di questo libro sostenere il pensiero di Francisco Goya, ovvero che “il sonno della ragione genera mostri”, in quanto, ciò che anima le pagine che leggerete non è il ‘sonno’ ma il desiderio di dar vita all’innata ‘curiosità umana’ verso la ragione, verso gli infiniti, e a volte stranissimi, aspetti della Conoscenza.

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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