27 Febbraio 2021

IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA… E VIDI DIETRO A NOI UN DIAVOL NERO

di Roberto Volterri

Cercemaggiore (Campobasso), chiesa di Santa Maria della Libera. Ben due serpenti, il Male, cercano invano di aggredire la “Santissima Trinità” simboleggiata dai tre pesci.

 e vidi dietro a noi un diavol nero, scrive l’Alighieri nel XXI Canto dell’Inferno, nella V Bolgia dell’VII Cerchio, riferendosi ad un qualsiasi angelo caduto – forse uno dei Malebranche, nero, alato, armato di un bastone uncinato con cui costringe i dannati, i Barattieri, a stare immersi nella pece bollente – come quelli che spesso ritroviamo raffigurati anche a tutto tondo, sotto forma di inquietanti statue, nelle nostre chiese.


Nelle pagine che seguono vorrei illustrare, in un necessariamente breve excursus di carattere storico-artistico, la presenza delle raffigurazioni del Diavolo nelle chiese, nei luoghi destinati alla preghiera, al culto dei Santi, in definitiva all’eterna lotta del Trascendente e dei rapporti umani contro il Male, il lato oscuro dell’esistenza.

Da sempre, nel raffigurare entità maligne, “sulfuree”, ogni artista ha avuto in mente l’idea di diversità, di mostruosa alterazione della fisionomia umana, proprio per impressionare, terrorizzare, i peccatori mediante le terribili minacce degli infernali tormenti che essi avrebbero potuto subire da parte di quelle creature tanto diverse dalle raffigurazioni delle quasi evanescenti e angeliche creature che rappresenterebbero il lato in luce, il Bene da sempre contrapposto al Male.

Dapprima sotto forma di esseri umanoidi, a volte piccoli e deformi, a volte sotto le sembianze di un vecchio magari dotato di artigli e zoccoli caprini, a partire dall’XI secolo nelle raffigurazioni delle chiese cominciano ad apparire demoniache figure sotto le sembianze di animali quali caproni, lupi, gatti e l’onnipresente pipistrello.

Naturalmente non mancano le regolamentari corna!

Nella chiesa cimiteriale di San Pietro Vecchio, a Favria, piccolo comune a pochi chilometri da Torino – in un affresco della prima metà del Trecento, su una parete del sottotetto – lAngelo caduto è addirittura quadricefalo e almeno un paio delle sue orrende teste emettono infernali fiamme.

Ma ciò che incontreremo in questo breve articolo sarà il non inconsueto accostamento del Diavolo con l’Acqua Santa contenuta in meravigliose sculture che ornano molte chiese del nostro Belpaese.

Inizieremo la nostra ideale passeggiata da Roma, dalla grande e bella Basilica di San Paolo fuori le mura.

Il Diavolo quadricefalo della chiesa di Favria (Torino) con infernali fiamme emesse dalle quattro bocche.

Entrando dalla parte del chiostro e dando un’occhiata al transetto di destra, all’occhio degli innumerevoli turisti compare subito il gruppo marmoreo composto da un atletico Diavolo impaurito, con corna, coda e ali di pipistrello, il quale inutilmente cerca di nascondersi, di allontanarsi dall’Acqua benedetta, coprendosi il viso con un braccio. Forse vergognandosi di soccombere davanti ad un’innocente creatura…

Infatti, accanto al pavido simbolo del Male, una bambina cerca di immergere la manina nell’Acqua Santa per farsi il Segno della Croce per allontanare da sé il Male incombente.

Ma perché l’Acqua Santa? Non basterebbe farsi il solo Segno della Croce?

No, poiché nella liturgia cristiana l’acqua è indispensabile per dar luogo ad una delle cerimonie facenti parte delle sei categorie in cui la teologia dogmatica suddivide i “Sacramentali”, ossia OransEdensConfessusDansBenedicens e infine Tinctus.

Il Diavolo alato e l’Acqua Santa nella Basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma. La bella scultura è opera di Pietro Galli per la duchessa di Bauffremont, da lei poi donata a Pio IX nel 1860

I “Sacramentali” , introdotti dopo il XII secolo, consistono in azioni o cose con cui la Chiesa cerca di ottenere effetti spirituali. Orans, ad esempio, consiste nell’orazione domenicale e nelle preghiere personali o pubbliche, Edens è l’assunzione di cibi benedetti, quale l’Ostia consacrata durante la cerimonia dell’EucarestiaDans sono le opere di bene tramite elemosine, e così via.

Ma è Tinctus il “Sacramentale” che raggruppa i rituali in cui è prevista l’aspersione, l’uso in genere, sia dell’Acqua Santa sia delle unzioni sacre.

La più diffusa cerimonia, quella che vede protagonisti tutti i cristiani osservanti che entrano in una chiesa, è proprio quella di bagnare la punta delle dita della mano destra nell’apposita acquasantiera e poi farsi il Segno della Croce.

In qualsiasi chiesa cristiana troveremo sempre un’acquasantiera sotto forma di un catino in marmo, a volte a forma di grande conchiglia, a volte simile ad un calice incastrato nel muro. L’Acqua Santa utilizzata durante la cerimonia del Battesimo, secondo la tradizione, vorrebbe l’aggiunta di un po’ di sale per ricordare un episodio biblico in cui Eliseo – profeta ebraico dell’VIII secolo a.C. – versò del sale nelle acque del fiume Giordano sia per purificarle, sia per allontanare con esso l’Angelo caduto, il Demonio.

Dunque, attenendosi a ciò che prescrive il rituale romano, l’Acqua Santa dovrebbe essere preparata con un particolare rito esorcistico compiuto sia sul sale sia sull’acqua, seguiti da una benedizione affinché l’acqua stessa riceva la virtù della Grazia divina e sia atta a scacciare i demoni, possa guarire le malattie e possa apportare salute all’anima e al corpo.

Vade retro Satana!

Lasciando ora la complessa teologia dogmatica, da Roma spostiamoci verso alcune chiese del Molise dove nelle acquasantiere è ben visibile – in un’inconsueta raffigurazione – l’obiettivo di allontanare il Demonio proprio grazie alla presenza dell’Acqua Santa. O, più esattamente, raffigurando il Male sotto forma del biblico serpente e il Bene sotto forma di tre pesci “trinitari” che immediatamente ci riconducono ad uno dei primissimi modi con cui i cristiani indicavano il Cristo mediante un acronimo derivato dalle iniziali della frase greca Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore” – ichthýs – ossia uno stilizzato pesce.

Ad esempio, nel paese di Jelsi, in provincia di Campobasso, nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo, nell’acquasantiera realizzata tra XVI e XVII secolo troviamo i classici tre pesci, posti a triangolo, a difesa degli attacchi da parte del Maligno

Chiesa di Sant’Andrea apostolo a Jelsi in Molise. Nell’acquasantiera i tre pesci simboleggianti la Santissima Trinità allontanano il Male, il Demonio……

Analogamente, nel paese di Cercemaggiore (Campobasso), proprio all’ingresso della chiesa di Santa Maria della Libera, nell’acquasantiera sono ben visibili i tre pesci che simboleggiano il Bene, mentre due serpi, il Male, cercano invano di aggredirli.

Poggio Sannita (Campobasso),  chiesa dedicata a Santa Vittoria. Qui il serpente, il Male, tenta di fuggire dall’Acqua Santa…

Poggio Sannita (Campobasso), nella chiesa dedicata a Santa Vittoria, il serpente, il Demonio, appare costretto a fuggire dall’Acqua Santa e sembra che i fedeli dopo aver bagnato la punta delle dita nell’acqua, la facciano sgocciolare proprio sulla testa del serpente, forse per accrescere la funzione apotropaica del gesto sacro…

Per concludere questa necessariamente breve carrellata all’interno di alcune chiese italiane dove il Diavolo, sotto varie forme, appare contrapposto al Bene sotto forma dell’Acqua Santa, rechiamoci nel Santuario di Barbana su un isoletta della Laguna di Grado, in provincia di Gorizia, dove un Diavolo munito delle solite ali da pipistrello è costretto a sobbarcarsi sia il peso di un’acquasantiera a forma di enorme conchiglia ma soprattutto un simbolico peso ben maggiore, rappresentato dall’Acqua benedetta in essa contenuta.

La stupenda scultura è opera dell’artista gradese Lorenzo Boemo il quale si ispirato ad analoga opera d’arte visibile nella chiesa di Santa Lucia di Piave, in provincia di Treviso, realizzata nel 1928 da un francescano, il Beato Claudio Granzotto

Santa Lucia di Piave, Treviso. L’acquasantiera con il Demonio faticosamente costretto a supportarla ma, in particolare, a sostenere il simbolo del Bene, l’Acqua Santa…

In un prossimo articolo ci soffermeremo più a lungo sull’acquasantiera di Rennes-le-Chaâteau, minuscolo paesino della Francia meridionale nella cui chiesa i fedeli vengono accolti da un’inquietante, demoniaco, personaggio…

Rennes-le-Chaâteau, il Demone Asmodeo che sorregge l’acquasantiera.

Le tentazioni e gli assalti del Principe delle Tenebre, “così parlando il percosse un demonio…”

… forse Dante Alighieri, nel XVIII canto dell’Inferno, avrebbe così potuto commentare le continue battaglie di Francesco Forgione – oggi San Pio – con il Principe delle Tenebre che voleva allontanarlo dalla vera fede nel Signore.

“… dalla porta con terrore vidi entrare un grosso cane, dalla cui bocca usciva tanto fumo. Caddi riverso sul letto e udii che diceva: ‘è iss, è isso’ – mentre ero in quella postura, vidi l’animalaccio spiccare un salto sul davanzale della finestra, da qui lanciarsi sul tetto di fronte, per poi sparire…” scrive invece Padre Pio nelle sue memorie ricordando una delle sue prime esperienze – risalenti al 1906 – con il Demonio che voleva insidiare la sua anima. Padre Pio, terrorizzato, perde i sensi mentre, forse attratto da un urlo del futuro santo, accorrono i confratelli Clemente e Anastasio. Grande fu la meraviglia del giovanissimo Francesco Forgione nel sapere che la cella accanto alla sua, dalla quale era provenuto un gran trambusto e dalla quale sembrava provenisse il grande cane nero… è chiusa e disabitata da tempo.

San (Padre) Pio in molte occasioni ebbe modo di lottare con il Demonio anche sotto forma di un orrendo cane di colore nero. Sullo sfondo l’Arcangelo Michele sconfigge il Principe delle Tenebre

Qualche anno più tardi, nel 1912, Padre Pio ha di nuovo terrificanti incontri con il Demonio che egli ha ora soprannominato “Barbablù”, forse memore della fiaba trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo e ascoltata quando era bambino…

“…Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio, sotto le proprie forme. Chi sa quante volte mi ha gittato dal letto trascinandomi per la stanza. Ma pazienza! Gesù, la Mammina, l’Angioletto, San Giuseppe ed il padre San Francesco sono quasi sempre con me…”.

Ma Satana non demorde e un anno più tardi…

 “… oramai sono sonati ventidue giorni continui che Gesù permette a costoro di   sfogare la loro ira su di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici. Più di una volta sono giunti a togliermi perfino la camicia e percuotermi in tale stato.

Moltissimi Santi, tra i quali anche Sant’Antonio l’Anacoreta, furono a lungo perseguitati dal Demonio che si manifestava sotto forma di orrende mostruosità.

Anche Sant’Antonio l’Anacoreta, monaco vissuto tra III e IV secolo, la cui esperienze mistiche sono giunte fino a noi tramite la sua biografia scritta da Sant’Anastasio, fu a lungo perseguitato da “… molti rumori e molte voci e dei colpi di armi e di notte vedevano la montagna riempirsi di scintille e contemplavano Antonio che pareva lottare contro esseri visibili e pregava contro di loro…”.

L’Anacoreta decide di passare una notte in una tomba ma subito “… Il Nemico (il Demonio, N.d.A.) che non sopportava la cosa, perché temeva che in breve tempo il deserto divenisse una città di asceti, una notte entrò nel sepolcro con una moltitudine di demoni e lo percosse a tal punto da lasciarlo steso a terra, incapace di parlare. Antonio, poi, assicurava che la sofferenza era talmente grande da fargli dire che le percosse inflitte da uomini non avrebbero mai potuto causare tale tormento…”

Sotto le più disgustose forme il Maligno si è spesso mostrato agli uomini di Chiesa per convincerli a percorrere la via che conduce al Male.

Santa Teresa d’Avila, mistica spagnola vissuta nel XVI secolo, oggi onorata anche come Dottore della Chiesa, durante le sue meditazioni e i suoi esercizi spirituali incontrava spesso il Demonio il quale “…ha una forma abominevole, la sua bocca era orribile. Il suo corpo sembrava provenire da una grande fiamma” e percepiva anche la presenza di ”… due demoni dall’aspetto orribile che sembravano avere le corna intorno al collo di un sacerdote mentre celebrava la Messa.”

Tra dubbi e certezze, terminerei questo necessariamente breve excursus tra gli assalti e le tentazioni del Male, dell’aspetto più sulfureo della “Dimensione del Sacro”, con le parole di Santa Gemma Galgani (1878 – 1903)

 “…Il Demonio mi venne davanti come un uomo grosso e lungo lungo, e mi picchiò tutta la notte e mi diceva: ‘Per te non ci è più speranza che tu ti possa salvare: sei nelle mani mie’. Risposi io che Dio è misericordioso, e perciò non temevo nulla. Allora lui arrabbiato disse, dandomi un colpo forte sul capo: ‘Maledetta te!’ e disparve.”.

Ma le forze del Male sembra non demordano e più tardi “…Andai in camera per riposare un poco, e ce lo trovai e mi cominciò di nuovo a picchiare con una fune tutta nodi: mi picchiava perché voleva dessi retta a lui, che mi insegnava a far il male. Io dicevo di no e lui bussava più forte, e mi faceva battere la testa tanto forte per terra. Ad un certo punto è venuto in mente di invocare il Santo Papà di Gesù… ho gridato: ‘Eterno Padre, per il sangue preziosissimo di Gesù, liberatemi!’ … Non so quello che è accaduto; quel cosaccio di diavolo mi diè una spinta si forte, mi tirò giù dal letto, mi fece battere il capo con tanto impeto in terra, che ho sentito gran dolore, ho perduti i sensi e sono rimasta per terra, fin ché non mi sono riavuta, il che avvenne dopo assai tempo. Sia ringraziato Gesù!”.

(Roberto Volterri)

“…Il Demonio mi venne davanti come un uomo grosso e lungo lungo, e mi picchiò tutta la notte…” Santa Gemma Galgani (1878 – 1903)

Considerabile quasi come un inevitabile sequel de I Libri dell’Abisso, è in avanzato livello di studio ed elaborazione un altro libro sugli aspetti più “sulfurei” legati alla “Dimensione del Sacro” correlata anche a misteriose manifestazioni e testimonianze che rimandano proprio ad alcune parti dell’articolo qui pubblicato.

Invece, il volume ancora in commercio, I Libri dell’Abisso riporta inedite immagini e notizie su alcuni libri mai visti, sfogliati e letti da nessun essere umano. Forse perché… non sono mai esistiti, forse perché non li abbiamo ancora ritrovati. Molti sostengono di averli visti, ma, ad esempio, nessuno sa dove sia realmente il famigerato “Necronomicon”, il “Libro dei Nomi dei Morti”. Ma tra i “Libri dell’Abisso” non avremmo potuto non annoverare anche l’intraducibile (fino ad ora…) “Manoscritto Voynich”, definito come il “libro più misterioso del mondo”, su cui sono a buon punto nuove ricerche sulle sue vere origini, sulla sua possibile datazione in base alle strane immagini in esso riportate, sull’autore dell’intraducibile testo…

Per qualsiasi informazione sulla reperibilità del libro: info@eremonedizioni.it

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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