4 Agosto 2021

NIKOLA TESLA, GENNAIO 1943: ASSASSINIO DI UN GENIO?

di Roberto Volterri


Nikola Tesla (1856 – 1943), il Leonardo da Vinci dell’Elettrotecnica, lo scienziato che “ha inventato il futuro” e gran parte delle tecnologie delle quali ancor oggi ci avvaliamo, ha lasciato questo strano nostro mondo perché rapito dalla Nera Signora con la falce quando aveva quasi novanta anni, oppure qualcuno avrebbe facilitato il suo imbarco sulla barca di Caron Dimonio un po’ prima del tempo, per impossessarsi della sua strabiliante documentazione scientifica?

Nelle pagine che seguono – da leggersi tenendo bene a mente ciò che in questi casi avrebbe suggerito Guglielmo di Occam – farete la conoscenza di un quasi incredibile episodio che sarebbe avvenuto negli ultimissimi anni della vita del grande scienziato, nella sua camera dell’Hotel New Yorker ad opera di improbabili emissari di quello che sarebbe dovuto diventare il Tausendjähriges Reich, l’Impero Millenario capeggiato da Adolf Hitler.

Mi scuso con i lettori de “Il Punto sul Mistero” per la sovrabbondanza del “condizionale” in quasi tutte le espressioni verbali…

Se gli strani episodi che descriveremo in queste pagine appartenessero alla sceneggiatura di un film, sarebbero un po’ più credibili…

Se essi fossero comparsi in uno dei tantissimi episodi della indimenticabile serie televisiva degli anni ’50 e ’60 intitolata “Ai confini della realtà”, non avremmo faticato a dimenticarlo dopo un po’ di tempo…

Se ce li avesse descritti il solito “amico bene informato” gli avremmo dato un’amichevole pacca sulla spalla e lo avremmo invitato al più vicino bar per berci sopra un… analcolico. Ma se analizziamo a fondo quali e quanti strani episodi hanno costellato la vita di quel grande genio dell’elettrotecnica e della fisica che è stato Nikola Tesla, allora ci corre l’obbligo di dedicare ad essi qualche pagina in questo articolo dove i “dèmoni’ della Storia “occulta”, della follia, dell’umana crudeltà… – avrebbero lasciato indelebili tracce. 

Rechiamoci ora nella Grande Mela, nei freddissimi giorni 5 e 6 Gennaio 1943, al 33° piano, nella room 3327, dell’Hotel New Yorker…

Qui – mediante un’ipotetica “macchina del tempo” – vedremmo il trentacinquenne Otto Skorzeny, lo scaltro ufficiale nazista che durante la seconda Guerra Mondiale divenne celebre per avere organizzato le ricerche sul luogo in cui Mussolini era detenuto sul Gran Sasso – insieme al quarantunenne ufficiale della Wermacht Reinharet Gehlen.

Otto Skorzeny (Vienna, 12 giugno 1908 – Madrid, 5 luglio 1975)

Essi, secondo vari ricercatori sugli innumerevoli “complotti” – veri o presunti –  avrebbero fatto visita all’ottantaseienne Nikola Tesla, l’uomo che ha di certo “inventato” il XX secolo. E anche oltre…

Nikola Tesla nel 1942. Un anno più tardi lasciò per sempre l’universo delle alte e strane energie in cui aveva sempre vissuto…
L’imprevedibile Otto Skorzeny raggiante dopo aver liberato Benito Mussolini tenuto prigioniero sul Gran Sasso.
Otto Skorzeny insieme ad Adolf  Hitler. In basso: un’altra foto di Otto Skorzeny con una ben visibile cicatrice frutto della sua avventurosissima esistenza.
Un’altra foto di Otto Skorzeny con una ben visibile cicatrice frutto della sua avventurosissima esistenza.
L’ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehelen presunto complice di Otto Skorzeny nell’improbabile assassinio di Nikola Tesla.

Soli, in un’anonima stanza d’albergo, davanti ad un uomo geniale quanto vogliamo ma ormai provato dall’inevitabile fluire del tempo, i due ufficiali tedeschi – ma come sarebbero giunti negli States in pieno conflitto mondiale? Misteri della Storia? O della “sceneggiatura”… – avrebbero fatto man bassa di gran parte della documentazione scientifica che Tesla aveva accumulato nel corso della sua lunga esistenza e poi… lo avrebbero assassinato soffocandolo!

Tesla, ormai lo sanno tutti, in quegli anni rappresentava il classico esempio di “genio e sregolatezza”, o meglio di “genio… da legare”.

Verosimilmente affetto da una patologia che qualunque psicologo definirebbe “disturbo ossessivo-compulsivo” che gli imponeva di vivere in ossequio… al numero tre, esigeva che la sua stanza presentasse un numero divisibile per tale cifra.

E qui non fu difficile accontentarlo poiché il 3327 della sua camera, diviso per tre dà un ben poco “cabalistico” 1109…

Però non si fermava lì, poiché prima di entrare in un qualunque edificio gli girava intorno tre volte e, per estrema coerenza, si lavava le mani… tre volte di seguito.

Ma in quegli ultimi sprazzi della sua indiscutibile genialità, ormai quasi offuscata dall’ombra della falce della Nera Signora, Tesla era ossessionato dai piccioni che allevava con amore quasi francescano, esigendo che gli addetti ai servizi dell’Hotel gli procurassero degli speciali semi con cui nutriva i suoi compagni alati durante qualche solitaria passeggiata nel Central Park.

Ma qualche piccione gli faceva compagnia anche nella sua camera d’albergo, con “somma gioia” degli addetti alle pulizie…

Arrivò al punto di “innamorarsi” di un piccione – forse il più “geniale” e “scientifico” ? – arrivando anche ad affermare “ Amavo quel piccione come un uomo ama una donna e anche lei mi amava. Finché è stato con me, la mia vita aveva uno scopo”.

Lasciamolo alle sue stranezze e ritorniamo nella fatidica stanza 3327 in quell’ipotetico 6 Gennaio 1943, o meglio cinquantacinque anni più tardi…

Forse le uniche creature viventi verso le quali Nikola Tesla nutrì un profondo affetto, furono i suoi amati piccioni, da lui amorevolmente allevati – negli ultimi anni di vita – nella sua camera d’albergo.

Così è se vi pare…

Un qualunque giorno del 1998.

Un giovane americano che risponde al nome di Eric Bermen fa amicizia con una gentile fanciulla il cui padre, ormai novantenne, ha – come egli disse – “le mani più grandi” che egli abbia amai visto.

Eric Bermen nel 2003

Frequentando la ragazza, Eric scopre che – incredibile a dirsi! – quel gigante è nientemeno che Otto Skorzeny, mezzo secolo prima guardia personale di Hitler e – così vogliono alcune scuole di pensiero “complottiste” – fuggito in America anziché essere passato a miglior vita nel 1975, come vorrebbe la sua biografia ufficiale.

Nel 1999, Skorzeny avrebbe rivelato al giovane fidanzatino della figlia che George Herbert Walker Bush (19891993), quarantunesimo presidente degli Stati Uniti d’America e padre di Bush junior, era di origini tedesche e figlio di Prescott Sheldon Bush, di spiccate tendenze filonaziste. Skorzeny avrebbe aggiunto che, in realtà, prima di chiamarsi Bush, quest’ultimo si chiamava Scherff…

Prescott Sheldon Bush (1875 – 1972), secondo le stranissime “rivelazioni” del sedicente Skorzeny si sarebbe chiamato in realtà Scherff e sarebbe stato sostenitore della politica nazista…

Anzi, per dare maggiore spessore probatorio a queste sue incredibili affermazioni, egli avrebbe mostrato all’incredulo ragazzone, nutrito a pop-corn e hamburger, una scatola contenente molte fotografie la più interessante delle quali immortalerebbe l’intera famiglia di “nonno Bush” – forse scattata in una casa della Baviera – in allegra compagnia di giovanissimi personaggi che anni dopo fecero tremare il mondo, quali Martin Borman, segretario di Adolf Hitler, il dottor Joseph Mengele, l’angelo della morte che effettuò crudeli ed inutili esperimenti sugli sventurati prigionieri dei lager, insieme a Otto Korzeny e Reinhard Gehelen che prima abbiamo incontrati.

Secondo Skorzeny, il personaggio sulla sinistra che tiene la mano dell’anziana signora “Scherff- Bush”, sarebbe Martin Bormann, il sorridente personaggio in primo piano sarebbe Reinhard Gehelen, sullo sfondo sarebbe identificabile Joseph Mengele e, alla sua sinistra, proprio Skorzeny. In divisa della marina ci sarebbe Gorge H. Scherff insieme al padre Gorge H. Scherff senior.

Skorzeny “redivivo” – o mai deceduto ufficialmente nel 1975… – avrebbe ribadito al giovane Eric che George Herbert Walker Bush si chiamava in realtà George H. Scherff junior, figlio del suo omonimo il quale sarebbe stato nientemeno che “assistente” di Nikola Tesla quando questi giunse in America per lavorare, inizialmente, con Thomas Alva Edison!

Prescott Sheldon Bush ( oppure Scherff?) insieme a George Herbert Walker Bush

Un giovanissimo Bush avrebbe infatti trascorso molto tempo nei laboratori dell’ingenuo Nikola – il quale in verità lo avrebbe denominato proprio “curious George”! – aiutando il padre a trasferire in Germania idee e progetti frutto dell’inesauribile genialità dello stravagante scienziato.

Durante le sue confidenze al giovanottone “made in USA”, Skorzeny avrebbe confidato che il 5 Gennaio 1943 egli, insieme a Gehelen, avrebbe interrogato per ore ed ore il povero Tesla e – almeno così lasciò intuire – al termine del “terzo grado”, il giorno successivo, lo avrebbe assassinato soffocandolo…

La “vulgata” a questo punto vorrebbe che Skorzeny avrebbe rivelato tutto ciò a Eric Bermen per vendicarsi della potente famiglia Scherff-Bush, famiglia che non avrebbe mantenuto gli impegni a base di “sterco del Demonio” promessogli per i servigi resi al Terzo Reich.

Naturalmente Skorzeny affermò anche che quello ritrovato nel famigerato bunker di Berlino non era il cadavere di Hitler, che i servizi segreti USA ben lo sapevano, che gran parte degli scienziati nazisti – Werner von Braun in primis… – erano stati “reclutati” dal governo americano e così via.

Informazioni queste rispondenti in gran parte al vero poiché è nei libri di storia la vicenda dell’organizzazione O.D.E.S.S.A., ovvero “Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen”, cioè Organizzazione degli ex membri delle SS, organizzazione che ha consentito a moltissimi gerarchi e criminali nazisti di sopravvivere comodamente soprattutto in Argentina, dalle parti di Bariloche…

Bariloche, Argentina. Fino dal 1954 il criminale nazista Priebke – e non solo lui – si nascondeva a Bariloche dove, come mostra la foto, è stato arrestato nel 1995.
 Il dottor Joeph Mengele, detto L’angelo della morte, fuggì in Argentina dove continuò a fare strani esperimenti sui gemelli…
Nikola Tesla, quasi alla fine dei suoi giorni terreni, con il re Pietro II di Iugoslavia.

Forse – almeno così vorrebbe una corrente di pensiero “complottista” – poco dopo, da esponenti del Nazismo, sarebbe stato assassinato e depredato di gran parte della sua preziosa documentazione scientifica…

Nonostante la stranezza delle “rivelazioni che fino ad ora avete lette, non ci sarebbe da meravigliarsi più di tanto nel caso in cui anche il regime nazista fosse stato particolarmente interessato agli esperimenti di Tesla volti a far cessare le guerre.

O a farle vincere…

The End?

Fino a qualche anno fa, al termine della proiezione di un qualsiasi film made in Usa si leggeva The End, ovvero “il film finisce qui”.

Tutti i soddisfatti spettatori si alzavano ed uscivano dalla fumosissima sala cinematografica dove avevano passato almeno due ore estraniandosi dalla dura e a volte noiosa realtà quotidiana.

Adesso, alla fine di questo articolo dove viene descritta una discutibile vicenda in cui un forse del tutto improbabile assassinio avrebbe visto come vittima della “demoniaca” volontà di dominare il mondo un genio “fuori dal mondo” stesso, come Nikola Tesla , possiamo veramente scrivere The End?

Oppure dobbiamo aggiungere il solito punto interrogativo che ci accompagna spesso quando cerchiamo di porre un definitivo “Punto sui Misteri” che ci circondano?

(Roberto Volterri)

Gli scienziati eretici, le loro opere, i loro errori, il loro contributo e molti loro esperimenti

Nikola Tesla, Giuseppe Calligaris, Ferdinando Cazzamalli, Raffaele Bendandi, Marco Todeschini, Guido Cremonese, Pierluigi Ighina e vari altri ‘eccentrici’ ricercatori. Cosa hanno in comune questi personaggi? Essi, senza dubbio alcuno, potrebbero essere considerati degli ‘stregoni’ della Scienza, forse degli eretici ‘geni incompresi’, in bilico tra la tecnologia e la scienza di stretta osservanza e quegli affascinanti territori di confine dove una creativa ‘follia’ si sposa – spesso con incredibili risultati! – con ciò che già sappiamo dell’Universo che ci circonda. Scopriremo così i primi esperimenti per la prevenzione dei terremoti ad opera di Raffaele Bendandi; conosceremo come ottenere elettricità dai mirtilli e le prime ricerche per la cura della sclerosi multipla ad opera di Giovanni Mancini e entreremo nel misterioso mondo di Coral Castle e del suo costruttore Ed Leedskalnin. Ogni Capitolo di questo libro, è arricchito da un’Appendice Sperimentale che consentirà al lettore di ripetere e rivivere le iniziali esperienze di questi solitari, eretici e a volte misconosciuti studiosi.

Esiste una vasta ed articolata letteratura dedicata alle cosiddette “Wunderwaffen”, le “Armi del miracolo” che, secondo i Nazisti, (ma anche secondo parecchi esponenti del Regime Fascista) avrebbero dovuto ribaltare in extremis le sorti del II Conflitto Mondiale. In particolare sul famoso, o famigerato “Raggio della Morte”, di cui, a dire il vero, si cominciò a parlare sin dalla prima metà degli anni venti del XX secolo.

Oggi, grazie alle certosine ricerche d’archivio svolte da Gerardo Severino e Giancarlo Pavat, poi confluite nel loro straordinario libro “Il Raggio della Morte. La storia segreta del militare italiano che avrebbe potuto cambiare il corso della II Guerra Mondiale” del 2013 (di cui è in preparazione una nuova edizione aggiornata), sappiamo che pure un giovane Finanziere italiano, Franco Marconi (1920-1991), che non vantava alcun legame di parentele con il celebre scienziato Premio Nobel Guglielmo Marconi (1874-1937) svolse durante la Seconda Guerra Mondiale e inizialmente sotto l’egida della Regia Guardia di Finanza, decine di esperimenti (coronati da successo) volti a realizzare un’arma che lui chiamava “Folgorazione a distanza”. Scoperta o invenzione che, in base ai pochi “appunti tecnici” rinvenuti in diversi archivi italiani, sembra avesse diversi elementi in comune con le presunte ricerche e scoperte di Tesla.

La copertina della prima edizione del libro di Gerardo Severino e Giancarlo Pavat “Il Raggio della Morte. La storia segreta del militare italiano che avrebbe potuto cambiare il corso della II Guerra Mondiale”.

Per gentile concessione dei due autori, pubblichiamo un breve capitolo del libro “Il Raggio della Morte. La storia segreta del militare italiano che avrebbe potuto cambiare il corso della II Guerra Mondiale” relativo ad alcune presunte ricerche di Nikola Tesla.

TESLA A TUNGUSKA E SULLA USS ELDRIDGE: QUANDO LE FAKE NEWS SONO PIÙ POTENTI DEL RAGGIO DELLA MORTE!

Alle 07.00 (ora locale) del mattino del 30 giugno 1908, “qualcosa “ esplose nel cielo sopra il bacino del fiume Tunguska, in Siberia. L’immenso e selvaggio territorio russo che si estende dalla catena dei Monti Urali all’Oceano Pacifico. L’intensità della deflagrazione fu di mille volte superiore a quella della bomba atomica lanciata sopra Hiroshima il 6 agosto del 1945. Dopo l’esplosione, un sinistro “fungo” di fumo, polveri e detriti, si innalzò nel cielo. Oltre millecinquecento chilometri quadrati di Taiga siberiana furono spazzati via, mentre l’onda d’urto arrivò così lontano dall’epicentro da far quasi deragliare il treno della Transiberiana, la cui linea, da poco costruita, correva a 600 chilometri di distanza. Lo schianto di quel “qualcosa” fu udito a 800 chilometri di distanza, nella città siberiana di Irkutsk, dove i sismografi registrarono un evento simile ad un terremoto.

Una delle famose fotografie scattate negli anni ’30 in Siberia che testimoniano il misterioso disastro di Tunguska

I giornali dell’epoca raccontarono che per diverso tempo le notti di Londra, Stoccolma, San Pietroburgo e di altre capitali nordeuropee vennero rischiarate da straordinari e misteriosi fenomeni luminosi simili alle aurore boreali. Nella capitale sul Tamigi, quel 30 giugno, fu possibile leggere in piena notte i caratteri più minuscoli degli articoli del “Times”. A Stoccolma, la pur breve notte estiva fu troppo chiara anche per quelle latitudini, tanto da consentire a diversi cittadini di scattare fotografie che sembravano prese in pieno giorno. Ad Heidelberg, in Germania nubi luminose rischiararono la notte sino al mattino. Tutti fenomeni che solo successivamente, almeno una decina d’anni dopo, furono posti in relazione con quanto accaduto a Tunguska.

Ancora negli anni ’30, gli effetti della catastrofe erano perfettamente visibili nella foresta siberiana.

Oggi, ad oltre un secolo dall’evento (che non causò vittime umane solo grazie al fatto che la Siberia allora, come oggi, era una regione scarsamente abitata), nonostante numerose spedizioni di ricerca, sia russe che internazionali, la scienza non è stata in grado di dare una spiegazione certa su che cosa sia realmente successo in quella sfolgorante mattina dell’estate siberiana.

Sono state avanzate diverse ipotesi su quella che possiamo considerare la più grande e misteriosa esplosione che ha avuto luogo sul nostro pianeta e di cui l’Uomo abbia serbato memoria. Alcune spiegazioni sono decisamente plausibili; come quella del meteorite o dell’asteroide (ma il cratere d’impatto non è mai stato individuato), ad altre decisamente più fantasiose; come quella di una esplosione nucleare in anticipo di qualche decennio, o dello scoppio in volo di un velivolo extraterrestre! Allo stato attuale delle ricerche, la maggior parte degli scienziati è convinta (come confermato dall’astrofisico italiano Gianluca Masi, durante una conversazione con uno degli autori, svoltasi a margine di una conferenza sulla “Stella di Natale” tenutasi il 29 dicembre 2012 a Ceccano) che si sia trattato di una piccola cometa entrata nell’atmosfera terrestre ed esplosa in aria prima di impattare al suolo.

In un simile affascinante enigma, che pone l’Uomo di fronte a numerosi interrogativi sulla sua stessa precaria presenza su questo pianeta (che cosa sarebbe successo se quel “qualcosa” fosse esploso sopra un grande città o un territorio fortemente antropizzato?) non potevano non venire tirate in ballo anche avveniristiche tecnologie con finalità belliche. E, all’epoca, un solo uomo sulla Terra sembrava essere in grado di svilupparle. Ancora lui: Nikola Tesla.

La storia popolare secondo cui Tesla sperimentò il suo raggio letale una notte del 1908 suona più o meno così. In quell’anno, l’esploratore artico Robert Peary stava compiendo il secondo tentativo di raggiungere il Polo Nord e Tesla gli chiese di far caso a eventuali fenomeni insoliti. La sera del 30 giugno, accompagnato dal suo collega George Scherff in cima alla torre Wardenclyffe, Tesla puntò il raggio letale verso l’Artico, un po’ più a ovest della spedizione di Peary. Tesla esaminò allora i giornali e inviò telegrammi a Peary per avere conferma degli effetti del suo raggio letale, ma non ebbe notizia di alcunché di insolito nell’Artico. Quando Tesla udì dell’esplosione di Tunguska, fu grato che nessuno fosse rimasto ucciso e smantellò la sua macchina del raggio letale, ritenendo che fosse troppo pericoloso tenerla” ha scritto Verma Surendra, autore australiano specializzato in argomenti scientifici, nel libro intitolato “Il mistero di Tunguska” (edizione italiana Mondadori, Milano 2006) “La storia sembra improbabile per un’altra ragione. Tesla non avrebbe potuto sapere dell’evento di Tunguska prima del 1928, quando le storie sul caso apparvero sui giornali americani. Inoltre non c’è registrazione della richiesta di Tesla, nei resoconti di Peary sulla sua spedizione. La storia è stata inventata semplicemente congiungendo i punti – Tunguska, Tesla, Peary – con il 1908. Ma i punti non sono connessi.”

Lo statunitense Robert Edwin Peary (1856–1920) che dichiarò di aver raggiunto per primo il Polo Nord il 6 aprile 1909. Oggi sappiamo che Peary si fermò diverse miglia prima e che non toccò mai il punto immaginario indicato come il Polo Nord geografico. Alcuni storici e ricercatori artici e antartici ritengono che Peary fosse onesto nella sua convinzione di aver raggiunto il Tetto del Mondo (così lo definì lui stesso nel celebre telegramma in cui annunciava che “La bandiera a Stelle e Strisce sventola in cima al mondo”). Altri, invece, lo tacciano di aver mentito e falsificato i dati per attribuirsi il merito dell’impresa. Nel 1989 la famosa National Geographic Society, studiando le ombre nelle fotografie originali scattate dall’esploratore americano e rianalizzando i dati da lui stesso registrati nei diari della spedizione, affermò che era comunque arrivato vicinissimo al Polo. A non più di 5 miglia di distanza. Al contrario, lo storico oxfordiano Fergus Fleming, nel sul libro “Ninety Degrees North”, edito nel 2018, ha dimostrato che tale distanza superava le 20 miglia.
Il libro di Fergus Fleming “Ninety Degrees North”

Nikola Tesla ed il suo “raggio della morte” sono stati tirati in ballo anche a proposito di un altro oscuro avvenimento, famosissimo tra gli appassionati di misteri, che avrebbe avuto come protagonista un segretissimo esperimento militare della Marina degli Stati Uniti: il celebre “Philadelphia Experiment”. Ma, al contrario dell’esplosione di Tunguska, non c’è alcuna prova che questo esperimento si sia davvero svolto. Tanto da essere ormai considerato una sorta di “leggenda metropolitana”.

Secondo i numerosi libri, documentari e film, usciti sull’argomento, il “Philadelphia Experiment” sarebbe stato un test di una nuova arma, probabilmente elettromagnetica, effettuato il 28 ottobre 1943, dalla US Navy nel porto della città atlantica di Filadelfia (da cui il nome), dove si trovava ormeggiato il cacciatorpediniere USS Eldridge (DE-173). Alle ore 17.15 la nave sarebbe letteralmente scomparsa, con tutto l’equipaggio, sotto gli occhi dei testimoni, per comparire dopo pochi minuti nella rada di Norfolk in Virginia, per poi rimaterializzarsi di nuovo a Filadelfia.

Indagini condotte da seri ricercatori, oltre ad aver dimostrato che i sedicenti testimoni non sono mai esistiti o comunque non sono mai stati rintracciati, hanno stabilito che nella storia della USS Eldridge non ci sono episodi misteriosi o “buchi temporali”, che la nave non ha mai attraccato a Filadelfia, che nel mese di ottobre si trovava in navigazione presso le isole Bahamas e che era rientrata a Long Island (New York) il giorno 18 e che è rimasta in regolare servizio sino al 1951 per poi essere ceduta alla Marina Greca, che la mise in disarmo nel 1977.

Per quanto riguarda Tesla, è stato scritto che il “Philadelphia Experiment” non sarebbe stato altro che la prova pratica del suo “raggio” (o di qualche altra incredibile scoperta utilizzabile per scopi bellici) e che lo scienziato si sarebbe addirittura trovato a bordo del cacciatorpediniere USS Eldridge.

Basta dare un’occhiata alla data del presunto esperimento, il 28 ottobre 1943, per comprendere quanto ci possa essere di plausibile in tutta la vicenda. Lo scienziato serbo era morto da oltre 10 mesi!

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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