28 Settembre 2020

I SEGRETI DELLE “PIETRE RUNICHE” E DELLE “VERE” RUNE – I^ parte

di Giancarlo Pavat


Il sito archeologico di Anundshög vicino a Västerås nel Västmanland. È caratterizzato dal tumulo sepolcrale più grande della Svezia. Ha un diametro di 60 metri (200 piedi) ed è alto circa 9 metri. Ai piedi del tumulo ci sono 2 grandi “navi di pietra” lunghe rispettivamente 51 metri e 54 metri. Il sepolcro è stato attribuito al leggendario re Anund. Trattasi del sovrano vichingo che fondò l’insediamento di Berslagen, l’attribuzione si deve al fatto che il suo nome compare nell’iscrizione runica presente su uno dei menhir del sito.

La “Pietra runica”, sullo sfondo il Tumulo di Anund – foto G Pavat 2013

In quell’immensa miniera d’informazione (e spessissimo di disinformazione) che è la “rete” può capitare di incappare in siti, magari arricchiti da rutilanti immagini, che trattano dell’argomento delle RUNE. A volte si tratta di pagine con testi dalla rigorosa valenza archeologica e storica, in altri casi abbondano “offerte” di insegnamenti sull’”interpretazione delle rune”, sulla loro “lettura” spirituale, oppure sul loro utilizzo per proteggersi dalle “negatività” della vita moderna.

Inoltre, in molti di questi siti si parla di “PIETRE RUNICHE” come se fosse un sinonimo del sostantivo “Runa” (o “rune” al plurale) ingenerando (manco a dirlo) un bel po’ di confusione.

Scopo di questo mio articolo è contribuire a cercare di fare un po’ di chiarezza su questa affascinante tematica, prendendo spunto (come per tutti i miei lavori) da ricerche svolte personalmente “sul campo”. Ovvero nelle terre dove le “Rune” sarebbero nate.

In un precedente articolo, pubblicato su questo sito nel settembre del 2018, intitolato “Il simbolismo delle Pietre istoriate dell’isola di Gotland”, ho parlato delle (poco note in Italia) “Bildstenar”, ovvero le “Pietre istoriate” (questo è il significato letterale della parola svedese) rinvenute sulla grande isola baltica di Gotland (teatro, assieme all’isoletta di Fårö, della Italian Baltic expedition che ho guidato nell’agosto del 2012).

I componenti della Italian Baltic expedition ad Almedalen a Visby – foto G Pavat agosto 2012

Questi straordinari manufatti sono raccolti ed esposti al Gotlands Fornsal, ovvero il Museo di Visby, la splendida capitale medievale dell’isola di Gotland.

Ricordo che raggiunsi il Museo assieme a mia moglie Sonia, dopo una deliziosa passeggiata nel centro storico della cittadina anseatica sotto una leggera pioggerellina.

Sonia Palombo sotto una leggera pioggerellina nella Donners Plats a Visby – foto G Pavat 2012

Lasciata la piazza principale di VisbyStora Torget, passammo accanto alle imponenti rovine della chiesa del 1230 di St. Karin (all’interno, si trova una caffetteria, il Rosengard, ove servono l’ottima pasticceria al burro dell’isola), scendemmo lungo St Hansgatan, passando sotto il volto di un palazzo che scavalcava la strada, sbucammo in Mellangatan e da qui passammo in Hastgatan (da non perdere la pittoresca e acciottolata viuzza trasversale; tutta ballatoi in legno traboccanti fiori e grandi fioriere lungo i muri delle case di pietra). La via sbuca in Donners Plats. Altra caratteristica piazza medievale su cui si affaccia la Donnerska Huset, sede dell’Ufficio Turistico. Di fronte sorge un grande palazzo (che fa angolo con la piazza, la Hastgatan e la Strandgatan) con una grande torre quasi interamente ricoperta di edera rampicante e con l’aguzzo tetto di tegole. Al civico 14 della Strandgatan, in un’antica distilleria reale, si trovava la nostra meta. Ovvero il Gotlands Fornsal.

Una pietra con fossili di organismi marini rinvenuta sull’isola di Gotland ed esposta al Gotlands Fornsal – foto G Pavat 2012

Grazie al Museo di Visby è possibile ripercorrere la storia millenaria di quel pezzo di Scandinavia. Si va del cosiddetto “Uomo di Stenkyrka”, una sepoltura di 8.000 anni fa, sino ai capolavori di arte sacra medievale, come, ad esempio, la statua della “Madonna di Oja”, proveniente dall’omonima chiesa situata nel sud dell’isola. Alcune sale illustrano il passato geologico di Gotland, sin da quando era un placido mare tropicale brulicante di vita. Come testimoniato dai numerosi fossili (l’isola e le sue scogliere ne sono letteralmente tappezzati, io stesso ne ho visti alcuni sulle rocce di Gotland). Si attraversa la storia vichinga e poi quella medievale dopo l’avvento del Cristianesimo. Con statue lignee e di pietra, fonti battesimali, bassorilievi, croci astili, reliquiari. Un grande plastico ci mostra com’era Visby all’apice della sua potenza economica, prima del “Massacro di Visby” del 27 luglio 1361. Che segnerà l’inizio della decadenza della cittadina anseatica e dell’isola. Ed ancora armature, armi, utensili da lavoro appartenuti agli artigiani, mercanti, marinai delle varie gilde della città ed oggetti, apparentemente banali ma che emozionano, forse ancora di più, se si pensa che vennero usati nella vita di tutti i giorni, da uomini, donne e bambini di Mille e più anni fa.

La Sala delle “Bildstenar” al Gotlands Fornsal a Visby – foto G Pavat 2012.

Ma, come ho spiegato nel citato (precedente) articolo, il pezzo forte del Gotlands Fornsal è la suggestiva sala con le “Bildstenar”. Ovvero quei monoliti, di svariate dimensioni, conficcati quasi sempre verticalmente nel terreno, che recano dipinti o incisi disegni, simboli e rune. E proprio per questo vengono di sovente chiamate (proprio da quei siti internet “poco attendibili”, giusto per usare un eufemismo) “Pietre runiche” tout court.
Ma in realtà trattasi di un’affermazione totalmente erronea. In quanto non tutte le “Bildstenar” (le “Pietre decorate” o “istoriate”) sono anche “runiche”, mentre quelle “runiche”, oltre alle iscrizioni possono anche recare immagini.

Inoltre, mentre le “Bildstenar” (non solo quelle del Gotlands Fornsal) sono di fatto stele di pietra collocate (o spostate) dalla mano umana, in un determinato luogo, le “Pietre runiche” possono anche essere una parete rocciosa o un masso mai mosso dalla sua posizione originaria naturale.

La tradizione di questi “manufatti” con iscrizioni runiche inizia nel IV secolo, ma la stragrande maggioranza venne eretta nel tardo periodo vichingo, per concludersi nel XII secolo.

La “Pietra runica” di Frösön, isola del lago Storsjön e antico centro vichingo dello Jämtland in Svezia. Vi è raffigurato una sorta di rettile serpentiforme. Secondo diversi ricercatori rappresenterebbe lo “Storsjöodjuret”, la mostruosa creatura acquatica che ancora oggi infesterebbe le acque di quel lago (Fonte Wikipedia )

Le “Pietre runiche” sono state rinvenute soprattutto in Scandinavia o nell’area baltica oppure in territori dove gli Uomini del Nord arrivarono durante i loro viaggi commerciali (o scorrerie) durante l’Età Vichinga. Essenzialmente le “Pietre” recano iscrizioni che commemorano le gesta di un sovrano o un capo o, ancora, di un valoroso guerriero,
Nei Paesi scandinavi esistono circa 6000 “iscrizioni runiche” ma solo circa la metà si possono definire correttamente “Pietre runiche”.

Alcune sono state rinvenute anche nelle Isole Britanniche e nelle atlantiche e ventose Fær Øer. Ma i limiti geografici “segnati” dalla presenza di queste “Pietre” sono più ampi. Si va dallo Jämtland (nella Svezia centro-settentrionale) a Nord, allo Schleswig in Germania, a Sud. E dall’isola di Man a Ovest (qui sono state trovate 30 pietre runiche datate tra il IX ed il XI secolo), fino al Mar Nero (Pietra di Berenzan in Ucraina) a Est.
Circa 250 “Pietre runiche” sono state trovate in Danimarca, 50 in Norvegia: la Svezia detiene il record con 2.500 di questi manufatti. La regione che vanta la maggiore concentrazione, circa 1.200, è l’Uppland. Mentre un’altra storica provincia svedese affacciata sul Mar Baltico, il Södermanland, ne conserva circa 390.
Erette in luoghi particolari, spesso per “marcare” un determinato territorio, ben poche sono state rinvenute nella posizione originaria. Molte “Pietre runiche” sono inserite nei muri delle chiese medievali.

QUI DI SEGUITO LE PIETRE RUNICHE PIÙ ANTICHE E FAMOSE

Le “Pietre runiche” rinvenute a Jelling in Danimarca (Fonte Wikipedia)

PIETRE RUNICHE DI JELLING (Danimarca)

Si tratta delle di due grandi “Pietre runiche” di cui ho fatto cenno nell’articolo “Il mistero della lancia di Giulio Cesare a Wolin” pubblicato lo scorso 9 maggio.
Risalenti al X secolo d.C., le due “Pietre” sono state trovate a Jelling, un piccolo centro abitato posto a qualche chilometro nord della cittadina di Vejle (nel cui Museo cittadino, tra gli altri reperti interessanti, sono conservati i resti dell”Uomo di Balle” risalente al Neolitico) nella penisola dello Jylland in Danimarca.
La più antica delle due “Pietre runiche” fu fatta erigere dal re Gorm (primo sovrano di tutta la Danimarca) in memoria di sua moglie Thyrè (o Thyra). L’iscrizione recita:

Il re Gorm ha fatto questo monumento in memoria di Thyrè, sua moglie, vanto della Danimarca
La più grande, invece, fu realizzata dal figlio Harald “Denteazzurro” (in danese Harald Blåtand; 911-986 d.C.), che la volle in memoria dei suoi genitori (Gorm e Thyrè, appunto) per celebrare la conquista della Danimarca e della Norvegia e la conversione dei Danesi al Cristianesimo.
L’iscrizione, notissima nei Paesi scandinavi, recita:
“Re Harald ha ordinato l’erezione di questo monumento in memoria di Gorm, suo padre, ed in memoria di Thyrè, sua madre. Harald che conquistò tutta la Danimarca e convertì in cristiani i Danesi”.
Su un lato del monolite è possibile ammirare la più antica raffigurazione di Cristo in un paese scandinavo. Mentre sull’altro si vede un serpente attorcigliato ad un leone.
Particolare della più grande delle due “Pietre runiche” di Jelling, con la più antica immagine nota di Cristo Crocifisso – foto G Pavat 2013

Le due “Pietre runiche” sono visibili (purtroppo inglobate in due brutti cubi trasparenti che stridono con la suggestiva atmosfera del luogo) nel cortile di una chiesa del 1100, in mezzo a due grandi tumuli alti oltre 10 metri posti a nord e a sud dell’edificio e dell’annesso camposanto.
I due tumuli sono con tutta probabilità i sepolcri dei due sovrani eternati dall’iscrizione voluta da figlio Harald. Copie di queste “Pietre” si possono vedere in quasi tutti i musei scandinavi. Sono storicamente importantissime in quanto rappresentano il periodo di transizione tra il paganesimo nordico e il processo di cristianizzazione. Inoltre sono considerate il “documento” che attesta la nascita dello stato della Danimarca, visto che vi compare per la prima volta il nome.

La “Pietra runica” di Aarhus in Danimarca (Fonte Wikipedia).

PIETRA RUNICA DI AARHUS (Danimarca)

La cosiddetta “Pietra runica” di Aarhus fa in realtà parte di una serie di sei “Pietre runiche” commemorative scoperte presso l’omonima a città danese (la seconda per grandezza dell’intero Paese) situata costa orientale della penisola dello Ylland. Quella che per antonomasia viene, appunto, chiamata “Pietra di Aarhus è la più famosa in quanto reca scolpita e dipinta una sorta di maschera con probabili funzioni apotropaiche.

Questa decorazione è diventata il simbolo del Moesgaard Museum, l’importante istituzione culturale situata nel sobborgo di Hojbjerg che ospita tutte e sei “Pietre runiche”.

La “Sønder Vissing-stenen I” rinvenuta nel 1836 presso la chiesa di Sønder Vissing in Danimarca (Fonte Wikipedia).

PIETRE RUNICA DI SØNDER VISSING (Danimarca)

Ho già parlato di questa “Pietra” nel mio articolo “Il mistero della Lancia di Giulio Cesare a Wolin”. Rinvenuta nel 1836 murata nella parete occidentale della chiesa di Sønder Vissing a nord di Braedstrup, nella municipalità di Horsen nello Jylland, reca un’iscrizione che narra le imprese Harald “Denteazzurro” (911-987), re di Danimarca dal 933 al 986 e di Norvegia dal 970 al 986. In particolare il suo matrimonio con la principessa Tovi, figlia di Mistivoj, sovrano della popolazione pagana dei vendi che abitava la costa baltica dell’attuali Germania e Polonia.

La “Pietra runica” di Einang in Norvegia – (Fonte Wikipedia)

PIETRA RUNICA DI EINANG (Norvegia)

La “Pietra runica di Einang” si trova nel sito archeologico di Gardberg a Vestre Slidre (il comune in cui sorge la Slidedomen, la chiesa con un Labirinto “baltico” medievale affrescato sulla parete esterna) nell’Oppland norvegese.
Nel sito vi sono numerosi cairns e resti di insediamenti risalenti anche al Neolitico.
La Pietra reca un’iscrizione in antico Fuþark in lingua Proto-Norrena, datata IV secolo d.C..
È una delle più antiche pietre runiche situata nel suo luogo di origine e forse la prima iscrizione in cui compare il termine “Runa”, usato con il significato di “segreto”.
Infatti, e solo per fare qualche esempio, il termine gotico “runa” sta per “mistero”, oppure quello sassone antico “ru una” significa “conversazione segreta”. O ancora l’islandese “Ryna” che vuole dire, “parlare segretamente” o “sottovoce”.
L’iscrizione della “Pietra di Einang”, che si legge da destra verso sinistra, recita:
“Io, [..]gastiz ho scritto le rune”.
Siccome le prime quattro lettere sono consunte, gli archeologi hanno ipotizzato che il nome proprio potesse essere “Gudagastiz”, o qualcosa del genere.

PIETRA RUNICA DI EGGJUM (O EGGJA) NEL SOGNDAL (Norvegia)

La “Pietra runica” di Eggjum (o Eggja) nel Sogndal venne scoperta nel 1917 da due agricoltori che stavano arando un campo presso la fattoria di Eggja. Era la copertura id una piccola camera sepolcrale in cui sono stati trovati pochi oggetti ma nessun resto umano tanto che è stato ipotizzato che si trattava di un cenotafio in memoria di qualche personaggio eminente o capo di un clan. Il lato della “Pietra” che reca l’iscrizione era rivolta verso il basso sulla tomba.

Datata tra il 650 e il 700 d.C., visto che sfoggia ben 200 rune, è quella con il testo più lungo mai rinvenuto. Essendo in parte cancellata, non si giunti ad una trascrizione e traduzione univoca dell’iscrizione, tanto che ne esistono diverse versioni proposte dagli studiosi.
La “Pietra di Eggjum” è oggi conservata presso il Museo archeologico di Bergen.

La “Pietra runica” di Eggjum in Norvegia – Foto Per Eriksen
La “Pietra runica” di Noleby in Svezia – (Fonte Wikipedia)

PIETRA RUNICA DI NOLEBY (Svezia)

È una pietra datata dal filologo e linguista norvegese Sophus Bugge (1833-1907) al 600 d.C., ce reca incise Rune dell’antico Fuþark in lingua proto norrena, scoperta nel 1894 nella fattoria di Stora Noleby nel Västergötland in Svezia. È molto importante nello studio della mitologia norrena in quanto attesta come l’uso di espressioni e contenuti dell’Edda Poetica siano originali della storia scandinava. L’iscrizione stabilita da Bugge recita

“Io preparo le utili (o necessarie) rune divine…..per Hakothuz”.
La “Pietra runica” di Bjørketorp in Svezia – foto G Pavat 2013.

PIETRA RUNICA DI BJØRKETORP (Svezia)

Le Rune di Bjørketorp sono state incise tra il VI e il VII sec. d.C. in Proto-Norreno. L’iscrizione si divide in due parti, sui due lati del monolite che con i suoi 4,2 metri di altezza, è una delle più alte pietre runiche al mondo.
La scritta sula fronte della “Pietra” recita:

“Io, maestro delle rune, ho nascosto qui rune di potere. Chi danneggia questo monumento verrà perseguitato incessantemente da un maleficio e condannato a terribile morte”.

Sul recto è possibile leggere

“ …prevedo distruzione…”

La “Pietra runica” di Bjørketorp, assieme ad altri menhir però privi di incisioni, forma un suggestivo ed imponente sito megalitico nella regione di Blekinge, in Svezia.
Raggiungere il sito è facilissimo, in quanto si trova lungo la vecchia strada che dalla costa porta verso lo Småland, a pochi chilometri a sud di un altro interessante sito megalitico. Quello della necropoli di Hjortsberga (Hjortsberga gravfält), adiacente alla Hjortsbergakyrka nel centro abitato di Ronneby.

La necropoli è tra le meglio conservate del Paese e le inumazioni vanno dall’Età del Ferro (V secolo a.C.) all’Età Vichinga. Si possono ammirare 55 tumuli, 11 triliti, 13 strutture di pietra a quattro lati, cinque cerchi di pietre e 19 navi in pietra.

Un frame da un breve video dell’autore in cui si vede il sito megalitico della necropoli di Hjortsberga (Hjortsberga gravfält).
La “Pietra runica” di Stentoften in Svezia – (Fonte Wikipedia)

PIETRA RUNICA DI STENTOFTEN (Svezia)

Dalla medesima provincia baltica svedese del Blekinge, arriva anche un’altra “Pietra runica”, datata al VII secolo d.C., che prende il nome dalla cittadina di Stentoften, ove è stata rinvenuta nel 1823 da Oskar Hammer.
Si trovava a terra con il lato con l’iscrizione rivolto verso il basso.

Attorno si ergevano altri 5 menhir che disegnavano sul terreno un “pentacolo”.

Gli archeologi hanno ipotizzato che la “Pietra runica” facesse parte di un più vasto complesso megalitico similmente al non lontano sito di Bjørketorp.
Nell’iscrizione è stato utilizzato un alfabeto runico che costituisce una sorta di momento di passaggio da Fuþark più antico ad una versione più recente. Nel testo, oltre a varie informazioni relative ai personaggi del clan che fecero realizzare la “Pietra”, troviamo una maledizione simile a quella incisa sulla “Pietra di di Bjørketorp”.

Dal 1864 la “Pietra di Stentoften” è conservata allo Sölvesborgs Museum nell’omonima cittadina medievale situata su Capo Listerlandet.

La “Pietra runica” di Istaby in Svezia – (Fonte Wikipedia).

PIETRA RUNICA DI ISTABY (Svezia)

Anche questo manufatto si trova nel Blekinge. L’iscrizione runica è scritta in Proto-norreno e risale all’epoca Vendel. Con questo termine si indica un periodo che va dal VI al IX secolo d.C. e prende il nome da una località del Uppland nella Svezia centro-settentrionale, in cui sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici; soprattutto armi, utensili, monili ed altri oggetti di uso quotidiano.
L’iscrizione della “Pietra di Istaby” è traducibile:

“In memoria di Hariwulfar. Hathuwulf, figlio di Hariwulfar scrisse queste rune”.
La celebre “Pietra runica” di Rök in Svezia – (Fonte Wikipedia).

PIETRA RUNICA DI RÖK (Svezia)

Prende il nome dall’omonimo villaggio, nell’Östergötland in Svezia dove venne rinvenuta nel XIX secolo, murata in una parete della locale chiesa.
È una delle pietre runiche più famose in assoluto in quanto è considerata la prima testimonianza della letteratura scritta svedese.
Va ricordato che sino al 1050 le uniche fonti scritte per conoscere la storia scandinava, oltre a rare monete, sono proprio le “Pietre runiche”
Secondo gli archeologi, la “Pietra runica di Rök” sarebbe stata incisa attorno al IX secolo d.C.. La scritta epigrafica runica si trova su tutti i lati ed è in buono stato di conservazione. È altresì nota in quanto si trova la citazione del nome del re ostrogoto Teodorico il Grande (454-526).

“Regnava Teodorico/ il coraggioso/ principe dei guerrieri/ sulle spiagge del mare di Hreid/ Siede adesso armato/ su un cavallo gotico/ lo scudo sulla spalla/ eroe del Maringe”

Dopo la classica iscrizione su chi ha inciso le Rune, è possibile leggere un “poema scaldico” che parla di Odino e di una sorta di “caccia selvaggia” da lui scatenata sulla terra.

La Ledbergkyrka della diocesi di Linköping nell’Östergötland in Svezia. Sebbene si presenti in stile gotico la chiesa è stata ricostruita nel XIX secolo al posto di quella medievale andata distrutta in un incendio. Presso la chiesa si trova un grande tumulo funerario coperto di erba. Nel prato che circonda la chiesa si trova la“Pietra runica” di Ledberg. – foto G Pavat 2013.

PIETRA RUNICA DI LEDBERG (Svezia).

Rinvenuta a Ledberg nell’Östergötland in Svezia, è stata datata dagli archeologi all’XI secolo. La “Pietra runica” di Ledberg reca un’iscrizione (realizzata mediante l’uso di “Fuþark recente”) che, verosimilmente, contiene una formula magica. Il monolite è famoso, oltre che per l’iscrizione runica anche per le immagini che lo decorano. Quasi certamente vanno lette seguendo l’ordine delle rune. Pertanto la prima è quella in basso e si tratta di una imbarcazione con scudi sui bordi ed una grande vela. Potrebbe rappresentare un viaggio lontano, forse quello nell’Aldilà norreno. La seconda immagine è quella di un uomo con uno scudo rotondo che cammina verso sinistra. Nella terza immagine, probabilmente lo stesso uomo, con armi e scudo cammina verso destra. Tra le due figure umane e la nave si notano due animali (forse cavalli) visti di profilo. Sul secondo lato (quello dove si trova la scritta runica) della Pietra di Ledberg, nella parte alta, si vede un uomo a cui un animale (probabilmente un lupo) sta azzannando un piede. Sotto, ed è l’ultima immagine, è raffigurato un uomo (forse sempre lo stesso) senza gambe e con le braccia scomposte, come se si trattasse di un morto, forse caduto in battaglia o ucciso dalle fiere. Tra gli studiosi è decisamente acceso il dibattito sull’interpretazione da dare all’apparato iconografico della “Pietra di Ledberg”. Grosso modo sono divisi in due “fazioni”. Ovvero coloro che ritengono che vi sia rappresentata una vicenda reale, con un uomo assalito ed ucciso da un lupo; e coloro che sono invece convinti che si tratti di una raffigurazione di un particolare momento del Ragnarök, il conflitto finale della mitologia norrena. Quello in cui il gigantesco Lupo Fenrir uccide Odino.

Immagini sopra e sotto in basso: la “Pietra runica” di Ledberg e alcuni particolari delle immagini che la decorano – foto G Pavat 2013.

Disegno che riproduce l’iscrizione e la decorazione della Roccia di Rasmund (da www.runemal.org)

ROCCIA DI RASMUND (Svezia)

L’”Iscrizione di Rasmund” non è incisa su un monolite bensì su una roccia piatta posta presso l’omonima località facente parte della municipalità di Eskilstuna nel Södermanland svedese.
È stato ipotizzato dagli studiosi che l’iscrizione sia stata realizzata attorno all’anno 1000 ed è considerata un importante reperto di arte norrena.
L’incisione costituisce una delle prime rappresentazioni norrene delle tematiche e delle vicende che si ritroveranno nell’”Edda Poetica” e nell’”Edda in Prosa” e nelle saghe dei Volsunghi e dei Nibelunghi.
Infatti rappresenta le gesta di Sigurd (Sigfrido); lo vediamo uccidere il drago Fafnir (è proprio sul corpo di quella sorta di serpente che si trovano le rune), poi seduto davanti ad un fuoco mentre cuoce il cuore del mostro per conto di Regin, fratello di Fafnir. Per accertarsi se il cuore è arrostito, Sigurd lo tocca ma rimane scottato e lo vediamo portarsi il dito in bocca. Secondo la Saga in quel momento, assaggiando il sangue del drago, comincia a comprendere il linguaggio degli uccelli. I quali lo avvertono che Regin non manterrà fede ai patti e cercherà di ucciderlo. Sigurd, quindi, decide di uccidere Regin e sulla “Pietra” lo vediamo mentre gli taglia la testa. A seguire ecco il corpo di Regin steso presso la propria testa, assieme agli attrezzi da fabbro con cui ha forgiato “Gram”, la magica spada di Sigurd. Infine ecco il cavallo “Grani” sul quale Sigurd ha appena caricato il Tesoro di Fafnir.

La “Pietra runica” di Berenzan (disegno G Pavat 2020)

PIETRA RUNICA DI BERENZAN (Ucraina)’
Questa “Pietra runica” venne scoperta nel 1905, durante gli scavi presso il sito di un’antica tomba, dal professore di Odessa Ernst von Stern sull’isola di Berenzan (conosciuta anche come isola di Aitherios), dove il fiume Dniepr sfocia nel Mar Nero.
La “Pietra” misura 48 cm di larghezza, 47 cm di altezza e 12 cm di spessore e oggi si trova nel Museo di Odessa in Ucraina. L’iscrizione runica, perfettamente leggibile, venne incisa da un commerciante vichingo di Gotland di nome Grani in memoria del socio Karl.

ALTRE PIETRE RUNICHE…..

Le due Pietre runiche della Hablingbokyrka
Giancarlo Pavat davanti al grande Trojaborg affrescato su una parete della chiesa gotelandese – foto G Pavat 2012.

LE PIETRE RUNICHE DELLA HABLINGBO KYRKA A GOTLAND (Svezia)

Due “Pietre runiche” vichinghe si trovano all’interno della Hablingbokyrka, chiesa che sorge quasi in prossimità dell’estrema propaggine meridionale dell’isola di Gotland. La chiesa, risalente al 1300, si presenta in pietra grigia circondata da ontani che fungono da silenziose e severe sentinelle ed è, di fatto, la più grande chiesa medievale dell’isola baltica. Sorge sopra i resti di un precedente edifico sacro risalente alla seconda metà del XI secolo, di cui sono sopravvissuti soltanto il portale del lato settentrionale della navata e la torre campanaria.
Quando ho visitato la chiesa, durante il viaggio del 2012 a caccia dei Labirinti più antichi del mondo, ho effettuato anche dei piccoli rilievi, ad esempio in ordine all’orientamento della struttura. La bussola è stata chiarissima; la Hablingbokyrka è orientata lungo l’asse tradizionale delle chiese medievali. Si entra da Ovest, da dove il sole tramonta, dalle tenebre e si va verso Est, verso l’altare, verso la Luce.

Giancarlo Pavat nel camposanto che circonda l’Hablingbokyrka – foto Sonia Palombo 2012.

Esternamente i portali sono un trionfo di bassorilievi e sculture gotiche; un “Cristo Giudice”, santi, scene dei Vangeli come una “Adorazione dei Magi”, personaggi allegorici, leoni che afferrano serpenti e draghi con esseri umani tra le fauci. Questo ultimi potrebbero essere una metafora dell’abbandono dell’Uomo a forme di Sapienzialità e Fede superiori al momento in cui varca la soglia della chiesa. All’interno della Hablingbokyrka si ammirano cicli di affreschi con San Cristoforo, San Pietro con le chiavi, il Battista con l’”Agnus Dei”, la Maddalena, San Michele che infilza un drago e alcune “croci triforcate rosse” inscritte in una circonferenza. Assieme agli altri componenti della “spedizione” avevo raggiunto la chiesa per vedere l’enorme “Labirinto baltico”, un Trojaborgar, affrescato al suo interno. Ma non è immediatamente visibile in quanto è stato realizzato in un ambiente appartato. L’ignoto artefice l’ha dipinto direttamente sull’intonaco della parete occidentale della base della torre campanaria romanica, appartenente alla chiesa precedente. Quindi si trova nel settore più antico dell’edificio sacro. Trovarselo improvvisamente davanti, enorme, quasi emergente dal buio, appena rischiarato da un gioco di luci sapientemente disposte, è stato emozionante. É formato da 19 circonferenze con una sagoma umana impegnata a percorrerne le spirali. Sulla parete accanto (quindi quella volta a Mezzogiorno, si trova una piccola croce di circa 69 millimetri di grandezza, incisa sull’intonaco. Non è altro che lo schema iniziale per tracciare un perfetto labirinto baltico. Fu una prova per quello ancora oggi visibile oppure l’ignoto artefice non fece in tempo a realizzarne un secondo? In realtà quella piccola croce potrebbe raffigurare anche qualcos’altro, ma per questo rimando ad altri miei articoli e libri, in particolare “Fino all’ultimo labirinto” scritto assieme a Consolandi, Marovelli, Pascucci e Ponzo (Youcanpint 2013).

Accanto si notano altri graffiti, come una splendida imbarcazione a vela ed un “Centro Sacro”. Il labirinto della Hablingbokyrka è l’eterno archetipo dell’Uomo in cammino, alla ricerca della Verità ultima, oltre l’orizzonte, lontano, sia dentro di noi, che fuori, verso regioni sconosciute del nostro io, verso mete irraggiungibili e, forse, inesistenti. Ma che, comunque, vale la pena tentare di raggiungere. Insomma è qualcosa di magico e, per di più, si trova in buona compagnia con due grandi “Pietre runiche”

Sebbene le iscrizioni non siano perfettamente conservate, almeno di una si è riusciti a sapere che venne realizzata da due fratelli, Hvatgeirr e Hillgeirr in memoria del loro padre di nome Hlaka (secondo altri runologi, il nome sarebbe Hailgi). Costui si sarebbe messo in viaggio (commerciale, di scorreria o cos’altro?) verso Occidente e non, come tutti gli altri vichinghi svedesi, i famosi Variaghi (come, tanto per fare un esempio, il Karl e il Grani citati nella “Pietra di Berenzan”), in direzione dell’Oriente, oltre il Mar Baltico verso le attuali Estonia, Finlandia e, scendendo i fiumi russi, attraverso l’immenso altipiano Sarmatico fino al Mar Nero e al Mar Caspio. Bernt Enderborg riporta che tale singolarità ha fatto sì che alcuni ricercatori svedesi mettessero in relazione questa “Pietra runica” della Hablingobo kyrka con la scoperta archeologica, avvenuta nel 1869 presso il lago Furen nella regione dello Småland, consistente in diversi oggetti in metallo d’uso comune (pinzette, fibbie, aghi, cinturini ecc) di epoca vichinga attribuiti alla produzione artigianale locale di Gotland. Effettivamente lo Småland si trova sulla terraferma svedese a occidente di Gotland, ma francamente l’identificazione mi sembra più una nota di colore locale che una evidenza storico-scientifica.

La meglio conservata delle due “Pietre runiche” della Hablingbokyrka a Gotland – foto G. Pavat 2012

Da Hablingbo, e precisamente dal piccolo cimitero della località di Havor, proviene una “Pietra istoriata”, datata tra il V ed il VII secolo d.C., oggi conservata al Gotlands Fornsal, che si fregia di un bellissimo simbolo noto come “Nodo runico”. Termine assolutamente improprio, nonostante sia addirittura diventato il logo con cui in Svezia si indicano i siti di valenza storica, artistica o archeologica. Infatti, come ho ampiamente spiegato nel mio articolo “Il Simbolismo delle “Pietre istoriate” dell’isola di Gotland”, quella particolare tipologia di “nodo” (che in altre regioni dell’Europa, come le Isole Britanniche, viene chiamato “Nodo di San Giovanni”), non è assolutamente una invenzione norrena, visto che lo troviamo in diversi esemplari in mosaici d’epoca romana o bizantina, come in quello straordinario che decora la navata della basilica di Aquileia in Friuli – Venezia Giulia, che risale al IV secolo d.C. e che, pertanto, precede la “Pietra” gotelandese di almeno un secolo.

La “Pietra istoriata” proveniente dal cimitero di Havor presso Hablingbo a Gotland – foto G Pavat 2012
Martebokyrka a Gotland – foto F. Consolandi 2012.

PIETRA ISTORIATA E RUNICA DELLA CHIESA DI MARTEBO A GOTLAND (Svezia)

A questo manufatto ho già fatto cenno nell’articolo “Il simbolismo delle “Pietre istoriate” dell’isola di Gotland” visto che è sia una “Pietra istoriata” (la classica “Bildstenar” gotelandese) che una “Pietra runica”. Datata ad un periodo che va dal V al VI secolo d.C. è evidentemente incompleta. Probabilmente in origine era molto più alta.

La “Pietra” è caratterizzata iconograficamente da una bellissima Spirale colorata di rosso. Interessante è pure l’iscrizione runica realizzata con funzioni di cornice interna lungo i bordi della pietra. Purtroppo, a causa della consunzione, non si è stati in grado di decifrarne testo che comunque è riconducibile al Fuþark nella versione a 24 lettere. Sotto la spirale si intravedono due cerchi decorati sotto forma di un serpente attorcigliato e, tra questi e la Spirale, si notano quelli che sembrano due guerrieri a cavallo.

Sonia Palombo con la “Pietra istoriata” e “runica” della Martebokyrka a Gotland – foto G. Pavat 2012.
La “Kilverstenan” conservata presso l’Historiska Museet di Stoccolma – foto G Pavat 2013

PIETRA RUNICA DEL “VAMPIRO” DI KILVER A GOTLAND (Svezia)

Quando nell’articolo “Il simbolismo delle “Pietre istoriate” dell’isola di Gotland” ho parlato di questa “Pietra” gotelandese che, ad essere precisi, non è una “Bildstenar” vera e propria, visto che non reca immagini, ma una rara “Pietra runica”, ha suscitato vivo interesse proprio per la particolarità del contenuto dell’iscrizione. La “Kilverstenan” (ovvero la “Pietra di Kilver”) è stata datata ad un arco temporale che va dal IV al V secolo d.C., contiene l’intero alfabeto Fuþark antico.

Rinvenuta nel 1903 nella località di Stånga, non lontano dal paese di Hemse e dalla costa orientale dell’isola di Gotland. L’iscrizione runica è una sorta di invocazione al dio Tyr (o Tîwaz, dio norreno della guerra e pertanto assimilabile ad Ares-Marte, ma pure dio della Giustizia) utilizzata per tenere a bada un essere non decisamente di questo mondo.

Ne sono convinti gli archeologi in quanto la “Kilverstenan” si trovava all’interno di una tomba sotterranea. Similmente alla “Pietra di Eggjum” in Norvegia, era stata realizzata per essere vista e letta non dai vivi ma dai defunti. Forse era una specie di formula magica, un esorcismo, per impedire che il morto si levasse dal sepolcro ed uscisse a vagare per il mondo dei vivi. Una sorta di “vampiro” gotelandese che ora, visto che la “Pietra” non si trova più nel sito originario ma all’Historiska Museet di Stoccolma, è libero di scorazzare per le disabitate campagne dell’isola!

La Stangakyrka, risalente al 1200, non lontano da Hemse sull’isola di Gotland – foto F. Consolandi 2012.
La cittadina di Hemse a Gotland – foto G. Pavat 2012.
Giancarlo Pavat con la “Pietra runica cristiana” di Ardre all’Historiska Museet di Stoccolma – foto Sonia Palombo 2013.

PIETRA RUNICA ISTORIATA CRISTIANA DI ARDRE A GOTLAND (Svezia)

All’Historiska Museet di Stoccolma è conservata una grande Pietra decisamente suggestiva che sembra voler compendiare la storia della Scandinavia. Infatti possiamo considerarla una Pietra runica, visto che reca una iscrizione in Fuþark ma pure una “istoriata” alla luce della grande immagine che presenta ma, contemporaneamente è un monumento che testimonia l’avvenuta conversione al Cristianesimo. Il monolite proviene dalla località gotelandese di Ardre, famosa per la collezione di altre 10 pietre istoriate (la “Ardre III” reca pure una iscrizione runica) rinvenute nel 1900 sotto il pavimento della chiesa medievale e oggi anch’esse conservate all’Historiska Museet.

La “Pietra runica cristiana” di Ardre raffigura due personaggi, uno dei quali impugna una Croce cristiana. Il testo runico si trova sul lato opposto del monolite e, stando alla didascalia dell’Historiska Museet, affermerebbe che:

 “Nicolaus ha eretto la pietra in memoria del fratello Shisa”.

I curatori del museo spiegano che “Nicolaus” è un nome cristiano e che la “Pietra” potrebbe rappresentare (auspicio o visione?) l’entrata del fratello morto nel Regno dei Cieli.

Foto tratta dal quotidiano norvegese Aftenposten del 4 ottobre 2007 che ritrae la “Pietra di Hauskjeen”.

PIETRA RUNICA DELLA CHIESA DI HAUSKJEEN (Norvegia)

Le “Pietre runiche” sono state scoperte anche in tempi recenti. Nel 2007 il diffuso quotidiano norvegese “Aftonposten” ha dato notizia della scoperta di una inedita “Pietra runica” sotto il pavimento della chiesa di Hauskjeen sull’isola di Rennesøy. L’isola, assieme a quella di Mosterøy e ad altre minori, forma l’omonimo comune che fa parte della contea del Rogaland nella regione del Vestlandet nella Norvegia Sud-occidentale.

La pietra è spezzata ad entrambe le estremità e dell’iscrizione runica originale, che a quanto pare esaltava la potenza di “Harald” è pervenuto soltanto il frammento “Maektir Haluar”. Inizialmente gli archeologi pensavano che si trattasse di una “Pietra runica” citata già nel 1639 e poi nel 1745, invece dopo una più approfondita analisi si sono resi conto di trovarsi di fronte ad un manufatto mai menzionato prima d’ora.

È probabile che la “Pietra di Hauskjeen” facesse parte di un monumento celebrativo e che successivamente sia stata utilizzata come pietra tombale. Basandosi sulle “rune”, gli esperti del Museo Archeologico norvegese di Stavanger (dove è attualmente esposta) l’hanno datata al XI secolo.

(Fine I^ parte)

(Giancarlo Pavat)

Tumulo e menhir nel sito di Lejstu Rojr a Gotland – foto G Pavat 2012

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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