Mer. Ago 5th, 2020

PIETRO ANGELERIO

IL FUTURO CELESTINO V

di Nicoletta Travaglini


Celestino V – Fonte Wikipedia

Una delle figure più importanti nel panorama medioevale abruzzese e non solo sembra essere Pietro Angelerio, futuro Papa Celestino V. Pietro Angelerio nacque a Isernia da una famiglia di contadini molisani, nel 1210 circa, secondo quando afferma Maria Concetta Nicolai nel libro La Preghiera di Celestino eremita e Papa: […] dalla nascita che avvenne verso il 1210 undicesimo in una numerosa famiglia di dodici figli, probabilmente a Isernia, nel quartiere S. Angelo […] I genitori “quorum nomina sunt Angelerius et Maria” erano agricoltori quasi certamente proprietari, anche se non ricchi. (14) Orfano di padre in giovane età, fu educato dalla madre al rispetto, timore e devozione di Dio. Intorno al 1230 divenne frate benedettino presso un abbazia di Benevento e dopo pochi anni partì alla volta di Roma per incontrare il Papa. Intanto i seguaci del Santo Eremita erano diventati così tanti che Pietro pensò bene di darsi una Regola e di avere anche il riconoscimento come ordine religioso, così in compagnia di alcuni suoi fedelissimi, partì alla volta di Lione per conferire con Papa Gregorio X, durante uno dei tanti concili. Sulla via del ritorno dalla Francia il frate, dopo aver ottenuto dal Papa ciò che chiedeva, si fermò presso L’Aquila, allora ancora in via di sviluppo e qui vi fu un altro prodigio legato questa volta alla figura della Madonna, di cui l’Angelerio era un devoto servo. Era una notte scura dei primi mesi del 1275 quando l’umile fraticello fece uno strano sogno mentre si trovava su un poggio alberato, presso il colle Madio o Maggio nella vicinanze dell’Aquila, adiacente a un piccolo altare dedicato alla madre del Nazareno. Durante il sonno gli comparve la Madonna che gli chiese di erigere un santuario in suo onore proprio in quel luogo. In breve tempo si iniziarono i lavori di costruzione della Basilica dedicata alla Madonna e a san Giovanni, terminati solo verso la fine del penultimo decennio del Duecento.

Basilica di Collemaggio – Fonte Wikipedia

Passarono gli anni e anche diversi papi salirono al soglio di Pietro, finché nel 1292, alla morte di papa Nicola IV, una grande confusione, alimentata da una sete di potere temporale, si insinuò nell’elezione del nuovo papa. Per ben due anni il soglio pontificio rimase vacante finché non si decise all’unanimità di eleggere un papa superpartes; questi fu individuato nella persona di Pietro Angelerio, il frate del Morrone. Era il giorno della decapitazione del Battista del 1294 quando fra Pietro da Morrone, con il nome di Celestino V divenne Papa e la cerimonia, con molti malumori da parte della chiesa, si svolse nella città dell’Aquila, poiché il pio eremita volle essere incoronato sommo pontefice della chiesa nella basilica di Santa Maria di Collemaggio . Egli rimase in questa città per diversi mesi ed è qui che istituì la “Perdonanza Celestiniana”, con la quale Bolla egli rimetteva i peccati a tutti coloro che passavano sotto la Porta Santa della Perdonanza, con il pentimento nel cuore, il 29 agosto di ogni anno (16). Pietro aveva accettato la carica di Papa con molta riluttanza e così, dopo pochi mesi di pontificato, agli inizi di dicembre rinunziò al suo uffizio. Era la vigilia di Natale quando fu eletto il suo successore, Bonifacio VIII. Egli, comunque, aveva un forte ascendente sui suoi discepoli e il suo Ordine religioso era abbastanza vasto e potente da fare paura anche al Vaticano, così fu data disposizione che Pietro fosse portato a Roma, ma Celestino riuscì a rifugiarsi prima sul Monte Morrone, poi tentò di imbarcarsi per la Grecia. Una tempesta fermò il suo tentativo di fuga e così fu ripreso dai messaggeri del Papa e incarcerato nella rocca di Fumone presso Anagni dove morì il 19 Maggio 1296.

Celestino V – Fonte ReteAbruzzo.com

È notorio come molte leggende contengano un fondo di verità, allora è legittimo chiedersi se la data della presunta morte naturale di Celestino V non celi in realtà una simbologia ben precisa!! Si narra, infatti, a proposito della morte del Santo eremita, che egli perì a causa di un chiodo conficcatogli, da alcuni sicari, nel cranio. Se si accetta questa tesi, quindi, la data della sua morte forse assume una valenza fortemente emblematica! Egli morì a maggio, mese dedicato alla Madonna, che è l’evoluzione del mito della Grande Madre, dea universale creatrice del mondo nonché personificazione della dea Luna ed elemento femminile di Dio. Egli fu ucciso nel 1296, la cui radice quadra è 36; sommando questi due numeri 6+3 si ottiene il 9, numero ricorrente della città dell’Aquila e nella tradizione esoterica perché rappresenta la ciclica ripetizione del 3, numero perfetto per eccellenza. La chiesa di Santa Maria di Collemaggio, inoltre, è stata costruita con pietre policrome rosse e bianche che ricordano le croci templari. Con la stessa tecnica viene costruita secoli dopo la chiesa che ospita il Volto Santo a Manoppello. Andiamo per ordine, iniziando dal fatto che Celestino V probabilmente non è stato un illetterato contadino delle campagne molisane, infatti alcuni sostengono che la sua famiglia fosse di origine longobarda, per la precisione nobili di campagna con una certa istruzione. Pare che sia vissuto per diversi anni nell’abbazia di San Giovanni in Venere e qui sembra abbia addirittura preso i voti! Questo luogo di culto abruzzese, all’epoca dei fatti narrati, era una delle più potenti abbazie del centro Italia. Pare che sempre durante i suoi pellegrinaggi, il Santo Eremita abbia anche fondato una cittadina, abbarbicata ai piedi della Majella, Fara Filiorum Petri, cioè la Fara dei Figli di Pietro, in altre parole di Pietro da Morrone! Come si è detto sopra, la fondazione di Santa Maria di Collemaggio, fu voluta dal futuro Papa, il quale ebbe una visione onirica e in seguito a ciò fece costruire tale chiesa.

Eremo di Sant’Onofrio al Morrone – Fonte Wikipedia

Alcuni sostengono che questo sogno premonitore celi il presunto incontro dei templari con il pio eremita; questi, secondo alcune fonti, sono i veri finanziatori del progetto del luogo di culto che dovrebbe celare un segreto, forse il Graal? Appena divenuto Papa, Celestino V, il 27 settembre del 1294, concede alcune indulgenze ai benefattori del monastero di Santo Spirito di Lanciano, che è denominato dell’Ordine Benedettino, che come ricordiamo era legato ai Templari ed è collocato nella Diocesi Teatina. Le indulgenze furono concesse per un quinquennio. Questo luogo fu fondato nel 1293 appena prima della elezione di Pietro Angelerio al soglio pontificio, dall’Abate Onofrio di Comino dell’Ordine del Morrone, che acquistò il terreno da una certa Golata, moglie di Guglielmo del Conte, di Lanciano. La tradizione vuole che, oltre ai Romiti e alle Monache, questo luogo sia stato frequentato anche dall’eremita Pietro del Morrone, prima che diventasse Papa Celestino V. Anzi, allora, avrebbe compiuto anche dei miracoli risanando delle persone. Si dice anche che questa chiesa abbia ospitato la fuga del Santo Eremita, quando questi cercava di imbarcarsi per le coste pugliesi, poiché sorge proprio a ridosso del tratturo L’Aquila-Foggia, vicino a una fontana che oggi non esiste più ma che all’epoca era una tappa obbligata per chi percorreva queste strade. Nel 1654, in forza di una Bolla del Papa Innocenzo X, il monastero di Santo Spirito di Lanciano viene soppresso. Al suo interno venne rinvenuto un reliquiario a teca in legno dorato, lungo cm 50, alto cm 25, al cui interno sono custodite le reliquie del braccio di san Giovanni Eremita confessore, un frammento di un braccio di santo Stefano e un lembo del suo vestito; in posizione centrale vi sono: un frammento di costola di san Pietro Celestino di circa 6 cm, ed un altro frammento di circa 5 cm, un frammento di osso appartenuto a san Benedetto e infine un frammento della testa di san Girolamo.

Immagine di Celestino V – Fonte Wikipedia

Questo reliquiario, nella parte posteriore, è sigillato da 3 sigilli di 3 vescovi. Inoltre, in alcuni documenti rinvenuti di recente si sostiene che il Santo Padre stava scappando dalle guardie del suo successore, e non si imbarcò in Puglia, bensì sul litorale abruzzese, a Vasto, feudo degli abati di San Giovanni in Venere (17). Prima di essere arrestato dal suo predecessore, nominò vescovo — secondo ciò che ci riferisce Giovanni Pansa — il suo vice san Tommaso d’Ocre. Secondo Giovanni Pansa: Si affermò da qualcuno dei biografi di Celestino V che l’astuto cardinale Gaetani, il quale gli succedette nella cattedra di S. Pietro, dopo averlo con destri raggiri indotto alla rinunzia, l’avesse fatto imprigionare e poi uccidere per evitare uno scisma nella Chiesa, reputandosi in quel tempo che l’abdicazione del santo anacoreta, esortagli dalla frode, non fosse legale, né canonica. Ma quell’accusa di morte violenta, scagliata contro Bonifacio, si ritenne da molti in conto di leggenda, propalata ad arte dei nemico di lui, poiché i contemporanei e testimoni di veduta non ne fanno parola. Sempre da Pansa si apprende che esistono tre quadri riproducenti la morte di Celestino V ad opera di soldati, forse del Papa, e in uno si legge la didascalia che recita “Quando lu nipote de Papa Bonifacio andò al Confessore per lo ammazzare”. Nel 1597 il M.R. padre Abate don Francesco d’Aielli sostiene che in una chiesa presso Sulmona si fosse, tra le ossa del Beato Padre Roberto da Salle, in una scatola rotonda, un chiodo lungo mezzo palmo con pezzi di sangue congelato .

Sancti Angeli – Fonte Wikipedia

Questo reperto fu portato a Santa Maria di Collemaggio e fu infilato nella presunta ferita del Santo dal Morrone; esso combaciava perfettamente, secondo ciò che venne poi sostenuto da un esame sul cranio del Santo Papa, da un’ équipe di dottori di Roma, il 29 agosto 1888 alle diciassette e trenta presso la Cappella dedicata a Celestino V nella Chiesa di Santa Maria di Collemaggio. Alcuni affermano che a Salle, provincia di Pescara, vi sia in ostensione un chiodo racchiuso in una pisside e pare che tale chiodo sia stato conficcato nel cranio del beato Roberto da Salle e sia simile a quello che avrebbe ucciso Celestino V. Molti hanno visto nella figura enigmatica e per certi versi misteriosa di Celestino V uno dei tanti probabili custodi del Graal. Se fra Pietro da Morrone rappresenta per alcune fonti uno dei tanti custodi del Santo Nappo, vi sono luoghi come Lanciano, Guardiagrele, Atessa, solo per citarne alcuni, che sembrano legare il proprio nome a questa santa reliquia come possibili luoghi in cui possa essere stato nascosto o custodito.

Fonti

Travaglini Nicoletta Camilla “Il Graal in Abruzzo” edizioni Tabula Fati Chieti 2013

http://www.edizionitabulafati.it/deefatestreghe.htm

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