Dom. Lug 5th, 2020

NECRONOMICON: in un’inesauribile biblioteca, forse nacque…

di Roberto Volterri.

Il piccolo monumento funerario in ricordo di Howard Phillips Lovecraft realizzato dai suoi fans. Contrariamente a quanto si crede, il “Solitario di Providence” non è sepolto sotto la lapide. – Fonte Wikipedia

Libri dell’Abisso….

NECRONOMICON:

in  un’inesauribile biblioteca, forse nacque…

… il più noto dei cosiddetti Pseudobiblia.


NECRONOMICON

… il più noto dei cosiddetti Pseudobiblia.

Entriamo nella vastissima biblioteca di Whipple Van Buren Phillips (1833-1904), il nonno materno di Howard Phillips Lovecraft, il Solitario di Providence.

Nonno Whipple era massone, affiliato alla Loggia definita Tempio del Sepolcro Mistico e nella sua abitazione al 454 di Angel Street, a Providence (Rhode Island, il più piccolo degli Stati Uniti) , aveva una ben nutrita biblioteca di testi ermetici, oltre duemila volumi, alcuni dei quali vecchi di secoli.

Whipple Van Buren Phillips, il coltissimo nonno del solitario di Providence, mise a disposizione del nipote tutti i volumi – anche “magici” – della sua fornitissima biblioteca.Vi era forse qualcosa che potrebbe avere ispirato l’introvabile Necronomicon?

Whipple Van Buren Phillips, nonno di Lovecraft, massone, con a disposizione una vastissima biblioteca ricca anche di testi esoterici, in cui il futuro scrittore passo i lunghi anni della sua giovinezza. E forse lì trovo’ materiale ed ispirazione per il suo introvabile “Necronomicon”…
Il “Solitario di Providence” ovvero Howard Phillips Lovecraft

Questo fu, per lunghi anni il preferito (e unico) luogo di… svago del curiosissimo Lovecraft per il quale – come egli stesso scrisse – “… i tomi ingialliti della biblioteca di famiglia divennero tutto il mio mondo, ad un tempo miei servi e padroni,

Lo studioso di Lovecraft, Pietro Guarriello in un suo saggio intitolato I segreti del Necronomicon avanza un’acuta osservazione: molti dei nomi che compaiono nel terrificante Pantheon lovecraftiano posseggono una desinenza sospetta poiché – come ad esempio Azathoth, Yog-Sothoth oppure Nyarlathotep ‒  terminano in… thot e ciò ci rimanderebbe a una delle più probabili ipotesi sulla genesi del misterioso Necronomiconipotesi sulla quale torneremo in un prossimo articolo.

Sulla reale esistenza dell’introvabile Necronomicon molto si è scritto, ancor più si è immaginato, ben poco si è saputo.

Ma, si sa bene che la più spiccata qualità del Demonio è quella di far credere a tutti la sua non esistenza.

E, forse, l’impareggiabile Lovecraft si atteneva scrupolosamente anche alle due conosciutissime Leggi della Comunicazione Esoterica (e non solo…) che certamente gran parte dei lettori de “Il Punto sul Mistero” conoscono.

La prima delle quali, notoriamente, recita: “Non dire mai tutto quello che sai!”.

La seconda, invece, recita… Beh, bisogna pur rispettare sempre la prima!

Necronomicon, Necronomicon… Astronomicon!

Secondo August Derleth, amico ed editore di Lovecraft, il nome Necronomicon trarrebbe origine dall’opera Astronomicon Libri del poeta latino Marcus Manilio, vissuto nel I secolo d.C., sotto gli imperatori Ottaviano Augusto e Tiberio.

L’Astronomicon di Manilio, autore latino vissuto tra il 29 a.C. e il 14 d.C.
Per il titolo della sua inafferrabile opera, Lovecraft prese ispirazione dal libro trovato nella sterminata biblioteca del nonno Whipple Van Buren Phillips? Il nostro Roberto Volterri ne possiede una settecentesca copia.

L’Astronomicon è in realtà un poema in cinque libri, di argomento astronomico – ricordiamocelo, a proposito di Lovecraft, dei suoi giovanili interessi per questa scienza e del mare magnum di libri in cui navigò nella sua giovinezza! – e astrologico in cui l’autore intendeva “… far discendere dal cielo gli astri che, confidenti, del destino, presiedono alle diverse sorti degli uomini”.

Ben sappiamo, infatti, che Lovecraft si era appassionato fin dalla più giovane età sia alla chimica che all’astronomia – saccheggiando voracemente la vastissima biblioteca di famiglia – e ben conosceva l’Astronomicon, considerato anche come trattato di pratiche magiche ed esoteriche, poiché lo citava nel suo articolo intitolato I misteri del Cielo, pubblicato nel giornale Asherville del 3 aprile 1914. Questo per quanto riguarda il titolo del libro e l’ipotesi che – considerata l’assonanza – appare del tutto verosimile.

Ma per quanto riguarda i contenuti del misteriosissimo ed introvabile libro dell’arabo pazzo Al-Hazred?

Lo studioso Robert Turner affermò che Lovecraft si era ispirato ad alcuni grimoires medievali quali il Kitab-al-Uhud di Alkindi (805-873 d.C.) o – ricorrendo anche all’aiuto di potenti computer necessari alla decrittazione – anche al Liber Logaeth, attribuito a John Dee,  mentre Colin Wilson riconduce la genesi del libro al padre di Lovecraft, Winfield Scott, verosimilmente adepto della Massoneria Egizia e in possesso della traduzione inglese di quello che viene considerato – ma non da tutti – uno pseudobiblium.

L’esoterista Kennet Grant – per inciso, seguace di Aleister Crowley, a sua volta maestro di Sonia Greene… per tre anni moglie di Lovecraft! – sostenne inoltre che Lovecraft si fosse ispirato proprio alle Chiavi Enochiane utilizzate dal mago elisabettiano John Dee e dal suo poco raccomandabile medium Edward Kelly per colloquiare con qualche altrove, con universi ed entità extradimensionali.

Si fece poi avanti il professor Gorge T. Wetzel, studioso dell’opera lovecraftiana ma anche di storia delle religioni e di mitologia – e qui torniamo alle curiose desinenze dei nomi del Pantheon lovecraftiano – il quale affermò che lo scrittore si era ispirato al fantomatico Libro di Thoth, quasi uno pseudobiblium!

O almeno così parrebbe, anche se viene menzionato da sempre dagli ermetismi poiché pare trovi qualche riscontro nel Papiro di Turis, pubblicato a Parigi nel 1868.

Ho scritto quasi uno pseudobiblium poiché, in realtà, del Libro di Thoth esistono dei frammenti insieme a una miriade di testi apocrifi confluiti poi nel più accessibile Libro dei Morti degli antichi Egizi.

 Qualche altro indizio lasciato da Lovecraft in una sua Storia del Necronomicon ci indurrebbe a pensare che il solitario di Providence si sia proprio ispirato al testo fin qui menzionato poichè egli stesso afferma che l’arabo pazzo Al-Hazred (o forse il più reale Al-Hazen?) esplorò le catacombe della città egizia di Memphis e – guarda caso! – il Libro di Thoth, o ciò che ne rimaneva, sarebbe stato rinvenuto proprio in quella città. Coincidenze, ovviamente solo coincidenze…

Cosa concludere fino a questo punto?

Forse che a forza di rispolverare vecchi volumi, a furia di inserire tessere nel complesso mosaico di ipotesi ed affermazioni, di smentite creatisi intorno alla più nota e controversa citazione lovecraftiana, prima o poi si riuscirà a far luce sull’esistenza o meno del più inafferrabile libro che sia mai stato citato nelle esoteriche bibliografie: il Necronomicon.

Rintracciando magari una copia riportante – perché no? – una più accurata, attendibile e comprensibile versione del distico dell’arabo pazzo Abdul Alhazred oppure di Al-Hazen, lui sì veramente esistito?

Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn

… tradotto (ovviamente!) dallo stesso Lovecraft con…

Nella sua dimora di R’lyeh il morto Cthulhu attende sognando.

Al-Hazen, ovvero Abū ʿAlī al-Ḥasan ibn al-Ḥasan ibn al-Haytham  (935 – 1039 d.C.). Vero arabo che si finse pazzo per salvarsi la vita. Ha avuto un ruolo talmente importante per la cultura araba che è stato immortalato anche su una banconota da dieci Dinari stampata in Iraq.
Al-Hazen

Al-Hazen ebbe un importante incarico da  al-Ḥākim della dinastia dei Fatimidi: quello di progettare un sistema per governare le acque del Nilo che davano origine a grandi, ma incontrollate, inondazioni.

Al-Hazen giunto presso Aswan con operai fornitigli dal potente al-Ḥākim si accorse che l’impresa era superiore alle sue forse, alla sua capacità ingegneristica e rinunciò ad accontentare il Califfo.

Al-Ḥākim era ben noto per non ammettere sconfitte, umiliò davanti ai suoi sudditi Al-Hazen accusandolo di essere un millantatore, non un vero scienziato e lo relegò a compiti di scarsissimo valore, non nascondendo di essere molto adirato e facendo trapelare la sua volontà di vendicarsi come solo lui sapeva fare…

Al povero, geniale ma sfortunato Al-Hazen per evitare l’ira funesta del Califfo, non rimase altro che fingersi pazzo per circa dodici anni, fino alla morte del Califfo stesso.

Possiamo sul serio escludere che Lovecraft, con la sua enciclopedica cultura, non abbia saputo di quelle lontane vicende?

Possiamo escludere che per il suo immaginario “arabo pazzo” si sia ispirato ad un vero “arabo pazzo” che ricorse ad una inesistente follia per salvarsi la vita?

Qualche sospetto sorge spontaneo…

INecronomicon non esiste, lo sanno tutti!

O, meglio, forse non esiste con questo nome, forse è inutile cercarlo nelle varie biblioteche dove – lo so, lo so, sto esagerando! – potrebbe “vivere” sotto falso nome, custodito forse con tanto di codice alfanumericodeweycdu o altro, con cui da “qualcuno” lì sarebbe stato collocato.

Mancherebbe solo il Codice ISBN e poi l’opera di “disinformazione” apparirebbe completa!

Eppure siamo abbastanza certi che da qualche parte, in qualche polverosa e dimenticata biblioteca, qualcosa di simile al tanto discusso e “famigerato” Necronomicon esista davvero.

Lo scrivente ne è convinto da tempo, da quando – circa quarant’anni fa – lesse per la prima volta le opere di quello strano scrittore che fu il grande Howard Phillips Lovecraft.

Il personaggio, non possiamo non tenerne conto, fu estremamente complesso, geniale quanto si vuole, ma affetto da infiniti problemi d’ordine psicologico fin dalla più tenera infanzia.

Preda di ripetuti esaurimenti nervosi forse provocati anche dalla madre che gli impediva di uscire di casa perchè lo riteneva “brutto”, afflitto da svariati problemi di natura fisica che lo tennero lontano dalle aule scolastiche, ed in preda a continue emicranie causate, sembra, dalla caduta da un’impalcatura in età adolescenziale,

Un sorridente futuro scrittore di indimenticabili racconti gotici, fantasy e horror, insieme ai genitori, Winfield Scott Lovecraft e Sarah Susan Phillips. Purtroppo, le sue non furono né un’infanzia né una giovinezza molto felici…

Lovecraft visse sempre all’ombra di figure femminili rappresentate, oltre che dalla madre, dalle zie anch’esse iperprotettive. L’unica altra figura femminile che appare nella sua strana esistenza è Sonia Haft Greene, con la quale contrasse matrimonio nel marzo del 1924. Uno stranissimo matrimonio – forse del tutto “platonico” – durato ben poco ma che potrebbe aver influito sulla sua produzione letteraria, poiché la Greene era stata allieva del famigerato Aleister Crowley, la Grande Bestia, il più famoso “mago” del XX secolo.

Poiché il Necronomicon viene menzionato per la prima volta nel 1922, nel racconto The Hound – ricordiamoci che HPL aveva conosciuto la Greene il 12 marzo 1921 e per lei, sempre nel 1922, aveva addirittura scritto il racconto The Horror at Martin’s Beach – non sarebbe del tutto irrazionale avere qualche fondato sospetto sulla sua “musa ispiratrice.

Un altro, raro, momento felice di HPL – così era più noto ai suoi tempi – con la moglie ucraina Sonja Simonovna Šafirkin, più conosciuta come Sonia Haft Greene. Ma questo sorriso durò meno di due anni poiché poi si separarono…

Pur non trascurando il fatto che il Necronomicon possa derivare dalla celeberrima Clavicula Salomonis, un grimoire magico da Lovecraft conosciuto in un libro dell’esoterista Arthur Edward Waite, oppure possa essere “figlio” del Picatrix, testo arabo di magia cerimoniale risalente al XII secolo. Ma questa è un’altra storia…

Uno strano libro che, genialmente, depistò un po’ tutti…

Nel 1559 il Sant’Uffizio pubblica, a Roma, il Cathalogus librorum Haereticorum

Questa pubblicazione “…elencava i volumi la cui lettura avrebbe dannato l’anima dei fedeli: tra questi c’era anche il Necronomicon…” leggiamo sulla prima pagina di un interessante libro pubblicato nel 1994 dalla Casa Editrice romana Fanucci.

L’interessante libro della Casa Editrice Fanucci in cui si rinvengono curiose informazioni che, molto abilmente, tentano di “disorientare” il lettore alla ricerca dell’introvabile Necronomicon…

Libro che fra poco esamineremo con maggiore attenzione perché ricco di “informazioni” molto difficilmente verificabili. Ma tutte estremamente interessanti anche se spesso, troppo spesso, fuorvianti…

“…Nell’occasione della pubblicazione nel 1978 della prima edizione del Necronomicon – quella americana, poi pubblicata da Fanucci, ovviamente! – l’Editore e tutti quelli che avevano collaborato alla pubblicazione, alla vendita e alla diffusione del libro proibito (tipografi, magazzinieri, trasportatori), nel gennaio 1980, vennero scomunicati.”

Naturalmente sarebbe bastata quest’ultima, incredibile, affermazione per mettere sull’avviso qualsiasi lettore interessato alla genesi, alla storia di questo strano pseudobiblium!

Però l’attenta lettura del libro non a caso intitolato Necronomicon. Il libro proibito di Howard Phillips Lovecraft è veramente ricca di spunti su cui meditare un po’.

Spunti finalizzati alla riflessione sul “Cui prodest?” relativamente dall’iniziale, geniale, colto depistaggio effettuato proprio dal “solitario di Providence” a proposito del Libro dell’Abisso su cui stiamo indagando, per finire con quanto inserito ad arte nei vari libri pubblicati dalla Fanucci, la cui lettura – cum grano salis! – raccomando vivamente agli appassionati di HPL!

La moglie di HPL, Sonia H. Green – Fonte Wikipedia

Già dal lontano 1979 l’autore di questo articolo si occupava di queste strane vicende e poco prima la Casa Editrice Fanucci aveva pubblicato l’interessante libro intitolato Necronomicon. Il libro segreto di H.P. Lovecraft.

Libro, naturalmente, letto e riletto più e più volte, attratto soprattutto dall’approccio di carattere informatico effettuato, così parrebbe, da David Langford al manoscritto del cinquecentesco “mago” John Dee, intitolato Liber Logaeth. Il libro della parola di Dio, noto anche come Liber Mysteriosum Sextus et Sanctus.

Torniamo al testo della Fanucci, pubblicato – così leggiamo nel frontespizio – “a cura di George Hay”…

Di certo, si tratta del fondatore della Science Fiction Foundation (1970) e, verso gli anni Ottanta, Presidente della Herbert George Wells Society, nonché accreditatissimo storico della Science fiction.

La qual cosa poco depone a favore dell’attendibilità di quanto poi contenuto nel libro da un punto di vista – diciamo così –  prettamente “scientifico”.

Inoltre, operando nel campo dell’editoria misteriosa fin dal lontano 1976 l’autore di questo articolo capisce bene che spesso è necessario inserire nomi di collaboratori che sembrano apparire opportunamente introdotti negli infiniti meandri delle conoscenze “esoteriche” e che tutto (o quasi) conoscono delle “stranezze” che si occultano tra le pieghe della Storia.

Spesso questi collaboratori esistono sul serio, a volte si celano dietro un suggestivo pseudonimo, ma a volte… non esistono affatto!

E ciò “fa perdere la bussola” – e anche la pazienza! – a chi sta svolgendo ricerche in una specifica direzione.

È come se Roberto Volterri scrivesse, in un suo qualsiasi libro o articolo “…tutti ben sanno che il professor Joseph Tisi Jacovelli, di recente, ha pubblicato un libro, con le Edizioni Il Segno del Comando, in cui viene finalmente svelata dove è nascosta l’Arca dell’Alleanza…”

Atmosfere lovecraftiane; l’ingresso di un cimitero abbandonato – foto G Pavat 2020

Naturalmente molti si affannerebbero (chi non lo farebbe?) a cercare tale esaustiva pubblicazione, la chiederebbero al loro abituale libraio, la cercherebbero in Internet, cercherebbero la Casa Editrice Il Segno del Comando – che ci riporterebbe a una fiction televisiva in bianco e nero di molti anni fa – ma… non troverebbero nulla!

Riproverebbero digitando diligentemente su Google Joseph Tisi Jacovelli, ma non apparirebbe neppure un miserrimo risultato!

Per forza! Non esiste nessun celeberrimo professor Joseph Tisi Jacovelli – a dire il vero, un caro amico scomparso molti anni fa… – e una Casa Editrice con la ragione sociale ispirata al noto sceneggiato televisivo scritto da Giuseppe D’Agata ancora deve essere fondata.

A occhio e croce tutto ciò si definirebbe ‘disinformazione’.

Atmosfere lovecraftiane; anche il nostro Giancarlo Pavat è un appassionato dei racconti e romanzi di HPL. E che cosa ci può essere di meglio che leggerli all’interno di oscuri e misteriosi sotterranei? – Foto e elaborazione Sonia Palombo 2020

Ma cui prodest?

Che vantaggio trarremmo dal diffondere non il solito, salutare, costruttivo “dubbio” ma una deleteria notizia che farebbe perdere tempo a chiunque? Nessuno, di certo.

Eppure in quasi tutti i saggi legati in qualche modo al Necronomicon compaiono nomi, date, testi, località, avvenimenti inesistenti…

Ancora una volta torniamo al libro della Fanucci di cui stiamo parlando…

A pagina 56 di un interessante intervento di Colin Wilson – accreditato studioso di misteri a tutto tondo – nel saggio Il segreto di H.P. Lovecraft, leggiamo “…Nell’estate del 1976, accennai casualmente al nostro progetto Lovecraft con il mio amico dottor Carl Tausk, dell’Istituto Tecnologico di Vienna. E questi mi fece sgranare gli occhi, osservando distrattamente che aveva sentito dire che il padre di Lovecraft era membro della Massoneria Egiziana…

Ovviamente non appare strano che Winfield Lovecraft, il padre di HPL, appartenesse anche lui a qualche Loggia massonica, quel che sembra “anomalo” in tutto ciò è il fatto che in Austria, presso la  “Vienna University of Technology” (in Karlsplatz 13 – 1040 Vienna) – forse l’Istituto Tecnologico prima citato? – non risulta mai essere stato in servizio nessun dottor Carl Tausk. Né sono riuscito a trovare nel web (provate anche voi…) qualsiasi Carl Tausk anche se appena vagamente legato a ricerche di carattere tecnologico o simili. Anzi, non esiste nessun Carl Tausk!

Eppure, se veramente fosse appartenuto al corpo accademico dell’Università sopra citata, a suo tempo avrebbe di sicuro pubblicato qualche studio di carattere scientifico, sarebbe stato citato in qualche bibliografia di carattere specifico, insomma sarebbe… esistito sul serio!

Quelli appena citati solo alcuni esempi di come intorno al Necronomicon – per ragioni di carattere commerciale legate al mondo dell’editoria, per altri motivi dove lo “sterco del Demonio” potrebbe aver lasciato il posto a sfaccettature culturali tipiche del mondo esoterico – si affollano da molto tempo quelle che oggi vengono definite fake news!

E su questo aspetto della ricerca – per Il Punto sul Mistero – torneremo a breve con altri curiosissimi esempi che a chi scrive sono costati qualche mese di indagini per appurare quanto ci fosse di vero o quanto complesso e geniale fosse il depistaggio…

Dall’introvabile Necronomicon all’intraducibile Manoscritto Voynich

Ne “I Libri dell’Abisso” troverete inedite immagini e notizie su alcuni libri mai visti, sfogliati e letti da nessun essere umano. Forse perché… non sono mai esistiti, forse perché non li abbiamo ancora ritrovati. Molti sostengono di averli visti, ma nessuno… sa dove siano realmente, come ad esempio il famigerato “Necronomicon”…

Per informazioni, ordini: 800 082897  

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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