Lun. Lug 13th, 2020

I MISTERI DEGLI ETRUSCHI

Tuoni, fulmini e saette.

di Roberto Volterri

Immagine di apertura. Il temporale con annessa saetta , forse, più famosi di tutta la storia dell’Arte! Si tratta della celeberrima opera  “La Tempesta”, dipinto a tempera a uovo e olio di noce (83×73 cm) di Giorgio da Castelfranco, ovvero Giorgione (1502-1503). Oggi conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Per alcuni versi il popolo etrusco appare ancora ‘misterioso’.

E per tale motivo a chi scrive interessa molto di più del pur affascinante mondo dell’antica Roma. Proprio per usare l’elegante lingua in uso all’ombra del Colosseo… “De gustibus non disputandum est!”.

Tra le strane vicende che caratterizzano la vita dei Rasenna – ebbene sì, i nostri Etruschi amavano chiamarsi così – c’è lo studio dei fulmini, codificato in ogni dettaglio nei ‘Libri Fulgurales’, con non chiarissime istruzioni per l’uso destinate ad AruspiciLucumoni & Co.

Immagine sopra: Il dio etrusco dei fulmini, Tinia, pronto a lanciare le sue saette.

Forse un così accentuato interesse per le tremende energie elettriche scaturenti dall’attività temporalesca deriva dal fatto che le zone colpite dai fulmini appaiono ricche di minerali contenenti ferro – magari anche di origine meteorica – importantissimo per l’economia di queste popolazioni.

Gli addetti ai lavori dai latini sono chiamati ‘Fulguratores’ i quali osservano la caduta dei fulmini sul terreno, turandosi prima le orecchie con della cera – le cuffie ‘antirumore’ sarebbero state inventate molti secoli più tardi! – pronunciando contemporaneamente magiche formule che avrebbero avuto valore apotropaico, allontanando le ‘vibrazioni negative’ e, invece, attirando sul luogo il benevolo sguardo delle varie divinità del loro nutrito Pantheon.

Quando un fulmine colpisce il terreno, l’area viene considerata sacra e protetta da uno strano monumento chiamato ‘bidental’,  una specie di sarcofago, per evitare che quella particolare zona venga in seguito usata per scopi profani.

Dieci sacerdoti Fulgaratores procedono inoltre al sacrificio di una pecora di due anni – bidens, da cui appunto bidental – e conservano la terra bruciata dal fulmine.

Seneca sostiene inoltre che il vino colpito dalle saette diventa ‘velenoso’ e causa la morte di chi lo beve. I poveri sventurati folgorati dall’ira divina – diciamo così – vengono tumulati sul posto mentre è del tutto sconsigliato il movere bidental, ovvero spostare la pietra che ricordava l’evento.

Se vi dovesse capitare di fare un’interessante visita al bel Museo Archeologico di Aquileia, potreste fotografare un sarcofago dove campeggia a caratteri cubitali la scritta Fulgur. La scritta si riferiva alla professione di chi lì un tempo giaceva ?

Era come scrivere ‘Fullo’ – ovvero lavatore di panni, tintore – oppure ‘Pistor’, cioè fornaio? Oppure, verosimilmente, si tratta proprio di un piccolo sarcofago che chiamavano bidental.

Ma la nostra passeggiata alla ricerca delle radici dell’elettricità non finisce qui…

3. Immagine sopra: Museo Archeologico di Aquileia (Friuli – Venezia Giulia). Sul coperchio di un sarcofago campeggia la scritta ‘Fulgur’. Era la professione di un lontanissimo esperto di un’elettrologia che ancora doveva nascere? Più verosimilmente è il cosiddetto bidental.

Che farò da grande? Il Fulguriator ovviamente!

“I Magi sapevano generare, accumulare ed erogare energia elettrica a volontà e potevano dirigere scariche elettriche dall’atmosfera e dalle correnti magnetiche della Terra come frecce…” sostiene Edoardo Schuré, uno dei maggiori esperti di esoterismo, vissuto a cavallo tra Ottocento e primi decenni del Novecento.

Ma anche se in antico non c’è il ‘villaggio globale’, non c’è Internet, le notizie si diffondono ugualmente, magari con lentezza, ma si diffondono.

Così il mitico re Numa Pompilio – secondo la tradizione è il secondo re di Roma dopo l’ancor più leggendario Romolo – impara l’arte di dominare il cosiddetto ‘fuoco di Giove’, ovvero il Tinia degli Etruschi, in definitiva i fulmini.

Ma con l’elettricità non si scherza, poiché se veramente vogliamo prestar fede a ciò che le ‘antiche cronache’ di Eutropio ci hanno tramandato ( Breviarium ,  Liber I , 3-5), anche il buon Numa Pompilio…

“ Cum triginta et duos annos regnavissent, fulmine ictus cum domo sua arsit.”

Ovvero, dopo aver regnato per trentadue anni, fu colpito da un fulmine e bruciò insieme alla sua augusta dimora!

Esiste inoltre un’interessante epigrafe bilingue, in latino ed etrusco, dove nella lingua dei nostri padri compare la scritta…

“Laris Cafatius Larisis Filius Stellatina haruspe(x) fulguriator” ovvero…

“Laris Cafatio figlio di Laris della (tribù) Stellatina aruspice/interprete dei fulmini”,

  mentre in etrusco leggiamo…

Cafates netśvis trutnvt frontac” , cioè…

“ Laris Cafatio (figlio) di laris aruspice e interprete fulgurale”

4. Immagine sopra: L’epigrafe bilingue dove viene ricordato tale Laris Cafatius di professione Fulguriator, ovvero esperto di fulmini. Professione andata perduta come quelle dell’ombrellaio, dell’arrotino e così via…

Torniamo in terra etrusca…

Si mormora qua e là che il re Porsenna, una sorta di “Nikola Tesla” dell’antichità, liberi il suo regno da un mostro che – guarda caso! – si chiama ‘Volt’, mediante violente scariche elettriche. Ma come le avrebbe ottenute? Forse si tratta soltanto di ‘dirottare’ i fulmini verso diversi obiettivi?

Forse vengono usati soltanto dei  ‘parafulmini’ individuabili in alcuni pinnacoli della sua stranissima ultima dimora?

Sempre le ‘antiche cronache’ riferirebbero che i Rasenna proteggono le loro abitazioni circondandole con siepi di Brionia bianca, conosciuta anche come ‘Vite del Diavolo’. È solo un atteggiamento superstizioso, religioso o questa pianta potrebbe sul serio fungere da ‘parafulmine’ naturale? Bisognerebbe indagare più a fondo…

5. Immagine sopra: la Brionia bianca, o Vite del Diavolo utilizzata – sembra… – dagli Etruschi per difendersi dall’ira di Tinia, dai fulmini. Solo superstizione?
6. Immagine sopra: secondo la tradizione, il Sepolcro del Re Porsenna, munito di strani, altissimi, pinnacoli muniti di punte…e di un misterioso labirinto….


…e per chi volesse saperne di più sul sepolcro ed il Labirinto di Lars Porsenna….”Guida curiosa ai labirinti d’Italia” di Giancarlo Pavat (newton Compton 20149)

Sembra che anche in terra d’Israele sia conosciuta la tecnica necessaria a proteggere gli edifici dalle violente scariche elettriche che possono scaturire da un violento temporale. Il Tempio di Salomone – racconta Giuseppe Flavio – è circondato da puntali d’oro connessi al terreno con altrettanti conduttori metallici.

 ‘Antiche cronache’ indiane, dovute al greco Ktesias – vissuto intorno al V secolo a.C., descrivono anche “… Un ferro posto sul fondo d’una fontana d’acqua e fatto a forma di spada, con la punta verso l’alto, ha il potere di evitare tempeste e fulmini”.

Insomma il buon Benjamin Franklin è arrivato molto più tardi!

7. Immagine sopra: Un “Fulguriator” dei nostri giorni? No, è soltanto un chitarrista del gruppo musicale “ArcAttack” mentre esegue un… elettrizzante brano rock!

Un  fortunato, settecentesco, Fulguriator

Parigi, 10 maggio 1752. In questa città il fisico ed uomo politico americano Benjamin Franklin presenta per la prima volta al mondo il suo ‘Parafulmine’, un sistema cioè in grado di proteggere gli edifici dalla funesta ira del locale, ben poco etrusco… ‘dio Tinia’.

Franklin è infatti convinto che la potentissima energia associata al fulmine, la distruzione che esso provoca su qualsiasi cosa esso colpisca, sia esclusivamente dovuta ad un’incommensurabile quantità di elettricità che dà luogo alla cosiddetta ‘scarica disruptiva’ tra le dense nubi temporalesche e un qualsiasi oggetto – possibilmente appuntito quale un campanile, un albero, ecc. – stabilmente collegato al suolo. Non ancora ben consapevole a cosa sta andando incontro, insieme la figlio William organizza un esperimento per raccogliere elettricità in una Bottiglia di Leida, una sorta di rudimentale condensatore elettrico allora molto di moda nei laboratori di elettrologia, la cui costruzione e ben descritta, insieme a varie altre “macchine elettriche” in “Archeologia dell’Impossibile” (Eremon Edizioni, 2011).

Così il nostro scienziato attende che si scateni un bel temporale, fa alzare in volo un aquilone e all’estremità del filo attacca una grossa chiave di ferro. Quando l’aquilone raggiunge l’altezza necessaria, evidentemente una scarica elettrica – fortunatamente di non eccessiva potenza – si neutralizza a terra attraverso il filo e finalmente il ‘nostro’ ha la certezza, può letteralmente ‘toccare con mano’ che… di corrente elettrica effettivamente si tratta! 

Sopravvissuto al pericolosissimo esperimento, studia più a fondo il cosiddetto ‘potere dispersivo delle punte’, perfeziona l’idea e mostra in pubblico la sua invenzione, certamente non sapendo che secoli e secoli prima qualcuno in terra etrusca e in terra egizia lo aveva, verosimilmente, preceduto. Ancora una volta Nihil sub sole novum

8. Immagine sopra…… a Franklin è andata veramente bene! Tra la chiave di ferro e la mano dello scienziato si scarica l’energia di un fulmine, evidentemente di modestissima entità.
9. Immagine sopra: una polveriera ben protetta da una fitta rete di parafulmini e di cavi metallici che li collegano a terra. Non si sa mai…

Il geniale Nikola Tesla conosceva i rischi, Benjamin Franklin… no!

Con l’elettricità non si scherza! Soprattutto se si tratta di alte tensioni e, in particolare, alte correnti.

Gli effetti deleteri della corrente elettrica sul corpo umano dipendono infatti quasi esclusivamente dalla intensità che attraversa il corpo stesso.

Dalla Legge di Ohm sappiamo che l’intensità della corrente che attraversa un qualsiasi discreto conduttore (e il nostro corpo lo è!) è data dal rapporto tra la differenza di potenziale (leggasi tensione) applicata ai suoi capi e il valore resistivo presente tra i capi stessi.

Di solito misuriamo la tensione V in volt, la corrente I in ampere e la resistenza R in Ohm. Ovviamente con tutti i multipli o sottomultipli necessari. La formula è estremamente semplice:

I= V/R

Nei casi che ci interessano, ovvero quelli in cui la R della formula… siamo noi, dobbiamo sempre tenere presente che tale valore dipende da molti parametri, sudorazione in particolare, che possono far variare non poco il valore della intensità R e di conseguenza il grado di rischio a cui si va incontro.

Facciamo un esempio concreto.

Se prendessimo “una scossa” di 1.000 volt e la resistenza del nostro corpo, in quel momento, fosse di 500.000 ohm, la corrente che fluirebbe nelle nostre “scarne membra” sarebbe:

1.000/500.000 cioè 0,002 ampere, corrispondenti a soli 2 milliampere.

Tanto? Poco? Dipende…

Precisi studi hanno messo in luce che tra 1 e 5 milliampere la corrente non è pericolosa, anche se la si percepisce. Ma se un individuo è portatore di pace-maker, è meglio… evitarla!

Inoltre, è ben difficile che la resistenza del nostro corpo abbia un valore così elevato. Di solito – e in relazione a molte momentanee condizioni, quali la sudorazione che ne diminuisce drasticamente il valore – la resistenza cutanea è dell’ordine di qualche decina di migliaia di Ohm o anche meno, cioè può oscillare tra 2.000 Ohm (in condizioni di elevata tensione emotiva o solo perché… fa molto caldo!) e 20.000 – 50.000 Ohm. Se ora applicate la formuletta prima riportata, vedrete che l’intensità della corrente oscillerebbe tra 0,5 ampere (500 milliampere) e 0,02 ampere, cioè 20 milliampere.

Dai soliti studi in materia sappiamo che appena dopo i 5 milliampere inizia la soglia di pericolo, in cui i muscoli dell’arto coinvolto direttamente (insomma, la mano che ha toccato il filo ‘scoperto’!) si contrae e, per ‘tetanizzazione’, tende a rimanere in queste condizioni.  Così, non ‘lasciamo cadere il filo’ e rischiamo di rimanere fulminati sul serio!

Dopo i 30 milliampere e fino a valori prossimi a 80 milliampere si produce una seria ‘tetanizzazione’ della cassa toracica, i muscoli cardiaci non funzionano più a dovere e si perdono i sensi. A partire dagli 80 milliampere il cuore va in ‘fibrillazione’, si paralizzano i centri nervosi che presiedono alla respirazione e quasi sempre si lascia questa ‘valle di lacrime’!

Immaginate ora cosa succederebbe se nel nostro corpo scorresse sul serio una corrente di 500 milliampere! Ne sanno qualcosa gli sventurati condannati alla ‘sedia elettrica’, ma non possono raccontarcelo…

(Roberto Volterri)

  • Le immagini sono state fornite dal prof. Roberto Volterri.

Non sentirete la nostalgia del geniale Nikola Tesla perché in questo libro troverete un intero Capitolo dedicato alla “Musica ad Alta Tensione” e scoprirete che la musica si può creare con qualsiasi cosa. Anche con pezzi di automobile, calici di cristallo e coperchi di pentole! Ma troverete anche molti Stregoni della Musica, quali Niccolò Paganini e il suo diabolico violino a cui “saltavano” regolarmente le corde durante l’istrionica esibizione del grande Maestro. Potrete poi suonare il Trillo del Diavolo di Giuseppe Tartini di cui nel libro è riportato lo spartito, ma sarete anche in grado di udire quali strane melodie possono scaturire da brevissimi ed enigmatici brani musicali raffigurati in curiosi dipinti o graffiti su antichissimi muri, poiché alla fine del libro troverete una sorta di trascrizione di note musicali-numeri, proprio come avviene nel sistema semplificato, per imparare a suonare, di una nota marca di tastiere elettroniche.

Fonte: Il Punto sul Mistero.it

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