Lun. Mar 30th, 2020

IL VOLTO DEL MALE

I segreti dei ritratti di Vlad III Tepes

di Giancarlo Pavat e Dino Coppola


Veduta del Castello di Ambras in Tirolo – foto Albamarina Coppola 2020

IL VOLTO DEL MALE

I segreti dei ritratti di Vlad III Tepes

di Giancarlo Pavat e Dino Coppola

Per i contemporanei, a seconda che fossero nemici e amici, il suo nome era sinonimo di atrocità e crudeltà senza fine oppure quello di un coraggioso guerriero, saggio reggitore di popoli e campione nella difesa della propria Fede Cristiana. Per i suoi attuali compatrioti è un eroe nazionale e figura simbolo nella lotta per la Libertà e l’Indipendenza. Grazie ad uno scrittore irlandese il suo patronimico è diventato sinonimo di Signore del Male e Vampiro. Avrete già capito di chi stiamo parlando. Si tratta di Vlad III (probabilmente 1431 – 1476) detto Tepes della casa dei Draculesti, Voivoda di Valacchia, universalmente noto come Dracula.

Veduta cortile interno del Castello di Ambras in Tirolo – foto Albamarina Coppola 2020

L’Europa non aveva mosso un dito per salvare i Templari; stava a guardare alla finestra le gesta eroiche dei Giovanniti, ora Ospitalieri di Rodi, che continuavano a battersi sulle onde del Mediterraneo contro le schiere musulmane; e stava annientando anche i Teutonici sulle ventose rive del Baltico e nelle foreste prussiane. Eppure sentiva la necessità, forse rimorsi di coscienza, di creare ancora Ordini Cavallereschi, ovviamente questa volta laici ed asserviti al Sovrano o all’Imperatore di turno, per combattere quelli che, a seconda delle convenienze contingenti, etichettava come i nemici della “Vera Fede”.

Che Sigismondo del Lussemburgo (1368-1437), Re d’Ungheria e Sacro Romano Imperatore, ed aspirante alla Corona di Boemia, non avesse molta simpatia per i discendenti dall’eroe eponimo Cech e di San Venceslao, era apparso chiaro sin da quando aveva abbandonato al rogo Jan Hus (1371-1415). Nonostante l’avesse dotato d’un proprio salvacondotto per recarsi a Costanza. Come dire che la spietata volontà di vendetta dei “Padri Conciliari” contava di più che la parola data di un Imperatore.

Il sacrificio di Hus e di Girolamo da Praga (1378-1416) scatenò le cosiddette “Guerre Hussite”. A soffiare sul fuoco ci si mise anche il fratello dell’Imperatore. Quell’invidioso Venceslao IV (1361-1419), lui sì, Re di Boemia. Che, a sua volta, sperava di sfruttare la rivolta Hussita per strappargli la corona dell’Impero.

Contro gli “Hussiti Boemi”, Sigismondo rispose con l’inveterata strategia del terrore. Acciaio, fuoco e sangue. Arrivando a fondare nel 1418 addirittura un Ordine Cavalleresco, che già dal nome era tutto un programma. Quello del “Dragone”, “draco” in latino, ovviamente sterminatore degli eretici.

Emblema dell’“Ordo Draconis” (“Der Drachenorden” in tedesco e “Sàrkàny Lovagred” in magiaro) era un drago agonizzante capovolto su se stesso, con una croce al centro. A rappresentare la vittoria dell’Ortodossia Cattolica sull’Eresia e sul Male. […] I suoi membri portavano al collo lo stemma a guisa di pendaglio e sopra l’armatura indossavano un mantello rosso ed una cappa verde a simboleggiare la pelle del mostro ed il suo ventre insanguinato.

L’Ordine non sopravvisse a lungo al fondatore ma fece in tempo ad annoverare tra le proprie schiere il fior fiore della nobiltà Europea ed alcune teste coronate. Ad esempio Alfonso V di Aragona e Sicilia (1396-1458), l’ambasciatore veneziano Pantaleone Balbo ed il Re di Polonia Ladislao II Jagellone (1350-1444), il vincitore dei Cavalieri Teutonici nella battaglia di Tannenberg (15 luglio 1410), che i polacchi ancora oggi chiamano Grunwald ed i Lituani Zalgiris.

Uno, in particolare, di questi cavalieri, pallidi epigoni dei Templari, dei Giovanniti e di tutti gli altri, è passato alla storia. Non tanto per le proprie gesta ma per quelle del figlio e per aver trasformato il titolo cavalleresco in patronimico.

Il Voivoda di Valacchia, Vlad (1390-1447) “Cavaliere del Drago”, divenne Vlad II “Dracul”. Ed il figlio, Vlad III, “Figlio del Drago”, “Draculeia”, passerà alla storia ed alla leggenda come Vlad “Tepes” (l’Impalatore”) Dracula (1431-1476).

Il sanguinario Voivoda e condottiero, al quale si sarebbe ispirato quattro secoli dopo lo scrittore irlandese Bram Stoker (1847-1912) per la figura del Conte-vampiro per il suo famosissimo romanzo del 1897, intitolato, appunto, “Dracula”. Eroe nazionale per i Rumeni ed acerrimo nemico della “Sublime Porta””. (da Giancarlo Pavat “Nel Segno di Valcento” – edizioni Belvedere 2010).

Emblema dell’“Ordo Draconis” – disegno di G Pavat 2009

In realtà il contenzioso attorno all’origine del patronimico non è stato ancora oggi del tutto chiarito A ipotizzare per primo che “Dracula” derivi dall’Ordine de Dragone di Sigismondo del Lussemburgo fu nel 1804 lo storico austriaco Christian Engel, nella sua opera “Geschichte der Molau and Walachey”. Sulla sua stessa lunghezza d’onda è un importante studioso come Nicolae Jorga. Invece, per lo storico, non meno insigne, Jon Bogdan, il termine deriverebbe dalla parola rumena “drac” che significa “diavolo”, A dire il vero una spiegazione non esclude l’altra. Inizialmente il nome Dracula avrebbe ricordato a tutti che lui era il figlio del membro dell’Ordine del Drago, successivamente, vista la sua fama di guerriero coraggioso e abile in battaglia ma soprattutto alla luce della sua ben nota ferocia e crudeltà, sarebbe stato interpretato come quello del “Figlio del Diavolo”.

Uno dei draghi che decorano il Zamaijski Most (in sloveno significa letteralmente “Ponte dei Draghi”) a Lubiana – elaborazione grafica di G Pavat da una foto del 1989

Non è questa la sede per approfondire e sviscerare la figura storica di Vlad III di Valacchia, abbondantemente trattata in decine e decine di libri, pubblicazioni, documentari. Si vuole invece, approfittando di un recentissimo viaggio di uno degli autori, far conoscere, ovviamente per sommi capi ma cercando di sottolineare gli aspetti più curiosi e misteriosi, quelli che a tutt’oggi appaiono come i ritratti certi del sanguinoso protagonista della Storia dell’Europa Sud-orientale del XV secolo. Anche perché dietro ad alcuni di essi ci sono storie e vicende che consentono di gettare ulteriore luce su quelle fosche vicende i cui strascichi sono giunti sino a noi.

Il ritratto sicuramente più famoso è oggi esposto nel Castello tirolese di Ambras in Austria. È celeberrimo in tutto il mondo, non esiste libro, pubblicazione, film, documentario, in cui non appaia.

Veduta cortile interno del Castello di Ambras in Tirolo – foto Albamarina Coppola 2020

Dalle fonti dell’undicesimo secolo risulta che il castello di Ambras apparteneva ai Conti di Andechs, i quali si definivano comes de Omeras. Il castello passò poi al Duca di Gorizia (XIII sec.). Sotto l’Arciduca Sigismondo d’Austria, detto il Danaroso (1427-1490), il castello fu sottoposto a numerose modifiche che gli conferirono uno stile tardogotico. I cambiamenti maggiori, che portarono il castello a trasformarlo nell’”Ertz-Hertzoglichen Lust-Schloss Ombras”, ossia il castello di campagna arciducale di Ombras, furono intrapresi dall’Arciduca Ferdinando II (1529-1595), figlio dell’imperatore Ferdinando I, che nel 1563 lo nominò Principe del Tirolo.

Uno degli autori di questo articolo, Dino Coppola nel Castello di Ambras davanti al ritratto di Vlad III di Valacchia. Dino Coppola è quello non incorniciato – foto Albamarina Coppola 2020

Tra le varie modifiche apportate all’edificio va annoverata la cosiddetta “Sala Spagnola” (1569-1571), elemento architettonico che arricchì l’originaria struttura medievale di una sala di rappresentanza e per le feste. Ciò che tuttavia caratterizza il Castello di Ambras è il fatto che la parte del cosiddetto “Unterschloss”, ossia il “Castello inferiore”, costruita negli anni successivi, venne adibita sin dalla sua costruzione a luogo ove conservare ed esporre le voluminose collezioni dell’arciduca, trasformando il castello di Ambras in ciò che viene definito il primo museo al mondo. Ossia la prima struttura edificata con lo specifico scopo di fungere da museo. Oltre alla Rüst Kammer, la camera delle armature, va annoverata soprattutto la Kunst- und Wunderkammer, ossia la “Camera delle Mirabilia”, ove si raccoglievano, conservavano ed esibivano oggetti, animali, nonché immagini e rappresentazioni di tutto ciò che in quel tempo era ritenuto fuori dal comune o degno di essere esibito come “oggetto” che destava meraviglia.

E qui, assieme ai ritratti del nobile spagnolo Petrus Gonsalvus e dei suoi famigliari (tutti caratterizzati da ipertricosi), dell’uomo disabile (Behinderter Mann), di Gregor Baci, di un maiale gigante, si incontra quello di Vlad III di Valacchia.

Nella foto di Albamarina Coppola, oltre a Dino Coppola e al ritratto di Vlad III si nota un quadro raffigurante un uomo caratterizzato da una spaventosa ferita alla testa. Secondo la tradizione si tratterebbe del nobile ungherese Gregor Baci, che durante un torneo cavalleresco era stato ferito alla testa da una lancia penetrata attraverso l’occhio destro e fuoriuscita dalla parte posteriore del capo. Incredibilmente Baci sopravvisse alla ferita e la sua condizione suscitò la curiosità morbosa dell’Arciduca che fece eseguire il ritratto, ovviamente privo di qualsiasi valenza artistica. Relativamente all’identità del personaggio, nell’inventario del 1621, è indicato come un ussaro ungherese ferito durante una battaglia contro i Turchi.

Ma quello di Ambras non è l’unico ritratto del Voivoda di Valacchia.

In una ideale classifica dei ritratti più noti di Vlad III, dopo quello di Ambras, il secondo posto è certamente occupato da una pala lignea presente nel castello di Forchtenstein, anch’esso in Austria e precisamente nel land del Burgenland, a pochi chilometri a sud-est dalla cittadina di Wiener Neustadt.

Il celebre ritratto di Vlad III di Valacchia conservato nel castello di Ambras – foto Albamarina Coppola 2020)

Quello del possente ed arcigno maniero medievale del Burgenland è l’unico ritratto a figura intera di Vlad III che, per quanto è dato da sapere, è arrivato “attraverso gli Oceani del Tempo” fino a noi. Venne scoperto nel 1995 dallo storico francese Benjamin Hugo Leblanc.

Il castello di Forchtestein è uno dei simboli più importanti del Burgenland. Eretto all’inizio del XIV secolo, il maniero ha saputo resistere all’invasione turca del 1529. Nel 1622 divenne di proprietà dei Principi Esterházy che lo restaurarono completamente conferendo l’aspetto odierno. Gli splendidi affreschi sulle pareti dell’Innenhof, il cortile interno, sono tra i più grandi a nord delle Alpi. – Immagine di pubblico dominio.

Si tratta di una tavola dipinta ad olio e dotta di cornice di 218×130 centimetri, risalente alla seconda metà del XVII secolo (quindi due secoli dopo l’esistenza terrena del Voivoda). A commissionarla fu il principe Paul Esterházy (1631-1690) per la sua “Galleria degli Antenati”.

L’artista, rimasto ignoto, ha dipinto Vlad III in una posa tradizionale su uno sfondo sfumato in cui non si riconosce alcun particolare o panorama.

Sono diverse le similitudini con il quadro del Castello di Ambras. I due copricapi sono quasi identici, con l’unica differenza che manca la grande stella centrale con rubino in quello di Forchtestein. In quest’ultimo Vlad III indossa una semplice giacca marrone di fattura magiara con un soprabito di broccato rosso con bordature e interno di pelliccia scura. Da una fascia ricamata stretta in vita pende una grossa sciabola. Con la mano sinistra impugna uno scettro. Mentre la destra, alle cui dita anulare e mignolo spiccano due grossi anelli d’oro con pietre scure, è posata sull’elsa. Ai piedi calza due stivali a punta in pelle chiara di taglio orientale.

Il ritratto di Vlad III di Valacchia conservato nel Castello di Forchtestein – Fonte Wikipedia.

I tratti somatici del ritratto di Ambras e di quello di Forchtenstein sono grossomodo medesimi. Vi riecheggia la nota descrizione di Vlad III lasciataci dal delegato apostolico Niccolò Modruss (o di Modrussa) che ebbe modo di vederlo alla corte ungherese di Mattia Corvino:

Non era molto alto, ma piuttosto forte e robusto, con un aspetto crudele e terribile, un lungo naso dritto, narici dilatate e un viso magro e rossastro, in cui grandi occhi verdi erano incorniciati da sopracciglia nere e cespugliose che rendevano minaccioso lo sguardo. Il suo viso era ben rasato, tranne che per un paio di lunghi baffi. Le grosse tempie facevano apparire il suo capo ancora più grosso sul collo taurino e pesanti ricci neri gli ricadevano sulle spalle larghe“.

Altre differenze tra i due ritratti vanno individuate nei baffi, più folti in quello tirolese e nelle labbra, decisamente più rosse, e lo sguardo più incisivo in quello burgenlandese.

Confronto tra il ritratto di Vlad III di Valacchia conservato ad Ambras e quello del Castello di Forchtestein – Elaborazione grafica G Pavat.

Tutto ciò può essere, forse, spiegato, in maniera quasi psicologica tenendo presenti le diverse valenze e scopi dei due ritratti. Il Vlad di Ambras doveva inquietare, terrorizzare, rammentare a tutti le atrocità commesse, non per nulla era inserito nella stravagante (per usare un eufemismo) collezione chiamata “galleria di mostri” voluta dall’arciduca Ferdinando II d’Asburgo.

Invece, la pala con la figura intera del castello di Forchtenstein era stata voluta, come si è visto, dal principe Paul Esterházy, per celebrare la propria stirpe mediante in ritratti degli antenati. Quindi non doveva avere alcuna aura negativa. È chiaro che, se si inserisce (a torto o a ragione) nel proprio albero genealogico un determinato personaggio non lo si fa perché lo si considera un mostro. Ma, al contrario un grande sovrano ed eroico guerriero

Interessante è il cartiglio che compare alla destra del volto. È scritto in latino e recita:

Dracula Waida Princeps et Waiuoda Walachiae Transalpinae hostis Turcarum infensissimus 1466“.

Facilmente traducibile in: “Vlad Dracula Principe e Voivoda della Valacchia transalpina, amaro nemico dei turchi. 1466”.

Il cartiglio presente nel ritratto di Vlad III di Valacchia del Castello di Forchtestein – foto concessa da Roberto Volterri.

Fu proprio questo cartiglio a consentire a Benjamin Hugo Leblanc di riconoscere il “nostro” Voivoda nel personaggio ritratto. Incredibilmente nessuno se n’era accorto prima!

Comunque nel testo latino si nota subito che non vi è traccia del soprannome “Tepes”, “impalatore” e lo si comprende al volo proprio alla luce di quanto detto poc’anzi in merito alla funzione celebrativa del quadro. Diversi studiosi hanno sottolineato come la data presente nel cartiglio, 1466 sia quella in cui Vlad III venne liberato dalla prigionia a Visegrad e in cui sposò Jusztina Szilagy appartenente alla famiglia di Mattia Corvino re d’Ungheria e re di Croazia (1443-1490), figlio di János Hunyadi, il “Cavaliere Bianco” eroe della lotta contro i Turchi e reggente d’Ungheria.

Secondo un antico manoscritto del Monastero di Kirillov-Belozersky si sarebbe trattata addirittura di una sorella del monarca. In realtà gli storici ritengono che fosse una cugina.

Statua di János Hunyadi nella piazza degli Eroi (in ungherese: Hősök tere) a Budapest – Foto di dominio pubblico per gentile concessione dell’autore Jakubec Karelj 2009.

Da questo matrimonio sarebbero nati due figli: uno di cui la storia non ha tramandato il nome (secondo alcuni si chiamava Mihail o Minhea) e che sarebbe morto attorno al 1482, un altro di nome Vlad. E grazie a quest’ultimo che ci sarebbe un “legame” tra Vlad III e il principe Paul Esterházy committente del ritratto del castello di Forchtenstein.

Stemma e busto di papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini, sulla facciata della cattedrale di San Giusto a Trieste, di cui fu Vescovo dal 19 aprile 1447 al 24 ottobre 1449. Il Pontefice fu alleato di Vlad III in funzione antiturca e fece pressioni su Matteo Corvino affinché lo liberasse- foto G Pavat 2018.

Questo Vlad sarebbe stato educato presso la corte ungherese a Budapest e si sarebbe sposato con una nobildonna ungherese della Transilvania, che avrebbe portato in dote diversi possedimenti della regione del Banato e precisamente presso la città di Sintesti. Ebbero un figlio di nome Ladislao che a sua volta generò due maschi: Ladislas e Jan. Nel 1535 ottennero all’Imperatore Carlo V d’Asburgo il riconoscimento del loro rango nobiliare. Lo stemma della nuova stirpe, nota come “Dracula de Sintesti” era una spada con tre denti di lupo sormontati da una cresta rossa.

I molti hanno rilevato la singolare similitudine tra questo blasone e quello dell’importante schiatta ungherese dei Báthory (che furono anche re di Polonia e granduchi di Lituania) a cui appartenne la perversa e sanguinaria contessa Erzsebet (o Elisabetta; 1560-1614).

Stemma della Famiglia Báthory – Fonte Wikipedia.

Questo particolare si è provato a spiegarlo con un matrimonio tra uno dei “Dracula de Sintesti” e una rampolla della famiglia Bathory. In realtà, non vi è storicamente traccia di una simile unione. Certo è, invece, il matrimonio tra Ladislas e la nobile ungherese della Transilvania Anna vas de Czege. Quest’ultima stirpe era imparentata con gli Esterházy e questo chiarisce il motivo per il quale il principe Paul volle il ritratto di Vlad di Valacchia nella propria “Galleria degli Antenati”.

È stato ipotizzato che per la realizzazione della tavola di Forchtenstein, l’artefice si sia ispirato al quadro di Ambras, ma è più probabile che entrambi derivino da un originale (andato perduto) realizzato “dal vero. Magari per volere dello stesso Vlad III.

Di questi ritratti non si contano le riproduzioni e copie; alcune sono presenti su medaglie, molte su pubblicazioni e libelli che hanno contribuito a diffondere la fama e la leggenda nera di Vlad III in tutto il Sacro romano Impero e poi nel resto dell’Europa.

Ne parla pure l’amico archeologo e professore universitario Roberto Volterri; “Sulla rivista Civilastion Roumaine, comparve poi un articolo di tale Virgil Candea, intitolato “Un portrait inèdit de Vlad l’Empaleur dècouvert à Stuttgart”. Il ritratto di Dracula si trova a Stoccarda, nella biblioteca del Land di Wurtemberg. L’opera, in cui Dracula appare in un medaglione ispirato di certo al ritratto di Ambras, è del XVII secolo ed è stato inserito dall’autore, Nikolaus Ochsenbach, in un suo album privato realizzato tra gli anni 1596 e 1626. […] lo storico G. Constantinescu, nel suo saggio Magul de la Snagov afferma che, almeno fino al XIX secolo, su una parete del monastero della Curtea de Arges esisteva un affresco risalente al 1526 raffigurante il “nostro” Dracula. Uno dei primi vescovi sotto la cui giurisdizione c’era anche tale monastero, un certo Filerete II, forse affetto da irrecuperabile narcisismo, lo fece sostituire con il volto di un santo che… assomiglia molto al vescovo stesso” (da Roberto Volterri “Il vero volto di Dracula… Vlad Tepeş l’impalatore” su www.lazonamorta.it).

A parte queste riproduzioni e copie, quelli di Ambras e Forchenstein sono le uniche opere antiche (oggi in Romania esistono diversi monumenti con le fattezze del Voivoda, ma sono realizzazioni moderne) che ritraggono esplicitamente e ufficialmente Vlad III.

Vlad III in una incisione sassone del 1462 – Fonte Wikipedia.

Una xilografia raffigurante Vlad III pubblicata a Norimberga nel 1488 sul frontespizio del pamphlet Die geschicht dracole waide – Fonte Wikipedia.

Esistono però altre opere d’arte aventi soggetto sacro, che apparentemente non sembrano avere nulla a che fare con la figura e le vicende storiche di Vlad III, in cui “Lui” compare. O almeno così ritengono gli storici dell’arte che se ne sono occupati.

Nel 1970, lo studioso tedesco ma di origine rumena W. Peters, identificò la presenza del Voivoda nella “Crocifissione di Sant’Andrea”, esposta presso la “Galleria d’Arte del Belvedere” (Österreichische Galerie Belvedere) a Vienna.

Vlad III ritratto nei panni di Aegeas, proconsole romano di Patrasso nella “Crocifissione di Sant’Andrea” conservata presso la “Österreichische Galerie Belvedere” a Vienna – Fonte Wikipedia.

Il Peters incerto nell’identificazione del personaggio, che pure era tale e quale al principe valacco delle altre raffigurazioni, inviò la fotografia del quadro al professor Dinu Giurescu di Bucarest per una perizia, e lo studioso confermò l’ipotesi” (da Giuseppe Ivan Lantos “Dracula. Storia e leggenda di un incubo” Cairo editore 2016).

Qui Vlad, riconoscibile da vesti molto simili a quelle di Ambras, impersona il proconsole romano di Patrasso, Aegeas, che mandò a morte l’apostolo fratello di San Pietro. Volterri sottolinea come “l’atteggiamento di indifferenza verso il supplizio del santo denoterebbe l’umana malvagità – l’homo homini lupus – di cui Vlad fu un rappresentante di primo grado”. Nella “Crocifissione”, realizzata verso la fine del XV (quindi dopo la morte di Vlad), il Voivoda viene, quindi, raffigurato come personificazione del Male. Qui è proprio il “Figlio del Diavolo”, nel solco della “Leggenda Nera”. Non per nulla l’opera veicola anche un messaggio “politico” sebbene esoterico. Infatti il Santo che viene martirizzato sulla “Croce decussata” (che per questo motivo viene chiamata anche “Croce di Sant’Andrea”) era il patrono dei Sassoni di Transilvania o comunque dell’Europa orientale, perseguitati proprio da Vlad III.

Probabile ritratto di Vlad III nei panni di Ponzio Pilato nella “Crocifissione” della chiesa di St. Maria am Gestade a Vienna – Fonte. Enrico Ercoli “Il ritratto di Forchtenstein” da www.ordinedeldrago.it

E sempre a Vienna, nella chiesa di St. Maria am Gestade, è stato recentemente notato un altro dipinto sacro in cui ci sarebbe un ritratto di Vlad di Valacchia. Si tratta di una pala d’altare di autore sconosciuto, di considerevoli dimensioni (200×161 cm circa), realizzata nella seconda metà del XV secolo, raffigurante la Crocifissione di Cristo sul Golgota.

La pala in questione” scrive Enrico Ercoli (citato anche da Volterri) in wwww.ordinedeldrago.it; “rappresenta la crocifissione di Gesù. Sulla sinistra della croce sono rappresentate le Tre Marie con Giovanni, mentre sulla destra compaiono Maria Maddalena (ai piedi della croce), un gruppo di soldati e alcuni giudei. Tra questi ultimi compare una strana figura che non può non ricordare i tratti di Vlad Dracula: il cappello ornato di perle con fermaglio centrale, i lunghi baffi neri e il naso aquilino. La posa assunta dal personaggio in questione è molto particolare, in quanto sembrerebbe quasi volerlo fermare nell’atto di una discussione. Il fatto che non rivolga lo sguardo verso la scena della crocifissione, potrebbe lasciar pensare ad una personificazione negativa della sensibilità umana, cioè alla totale indifferenza nei confronti del dramma che si sta consumando davanti ai suoi occhi”.

Ancora una volta Vlad, sempre che sia davvero lui, viene eternato incarnando un personaggio negativo, come, appunto il “Procuratore di Giudea” Ponzio Pilato.

“[…] Dracula potrebbe essere stato ritratto come personificazione del male (la mano nascosta nel mantello farebbe pensare infatti a qualcosa di oscuro, ad un atto misterioso ancora da compiersi o che si è appena compiuto). Tuttavia, a differenza dell’opera appena citata (“Crocifissione di Sant’Andrea” NDA), dove la somiglianza è assoluta e comprovata dagli studiosi, nel caso della pala di Santa Maria am Gestade non siamo assolutamente certi del fatto che il personaggio ritratto sia effettivamente Dracula” conclude Enrico Ercoli “La “Crocifissione di Sant’Andrea”, infatti, appartiene ad un periodo più tardo (dopo la morte del voivoda), cioè agli anni in cui a Vienna le malefatte di Dracula erano già ben note al pubblico grazie alla stampa di diversi libelli diffamatori. Resta il mistero. Se il personaggio che compare nella pala d’altare esposta nella chiesa viennese (risalente al periodo in cui Vlad III era prigioniero di Mattia Corvino a Visegrad) fosse veramente Dracula, la scoperta comproverebbe senza alcun dubbio che la fisionomia che conosciamo attraverso i ritratti postumi di Ambras, Vienna e Forchenstein sia effettivamente corrispondente a quella del vero Dracula. Potrebbe quindi trattarsi di un indizio che comproverebbe la teoria che vuole i ritratti postumi di Dracula tutti ricavati da un originale ritratto eseguito Dracula vivente e che sarebbe circolato per Vienna prima di venire distrutto o perso”.

Il Castello di Velenje, in sloveno Velenjski grad, in Slovenia – Fonte Wikipedia.

Ma non è finita. Esiste un’ulteriore opera d’arte sacra in cui, ancora una volta, Vlad III è visto in maniera assolutamente negativa. Questa volta però non si trova in Austria ma in Slovenia e precisamente è conservato presso la Galleria Nazionale Slovena (Narodna Galerija) a Lubiana.

Trattasi di una pala d’altare tardogotica (tempera su tavola) che faceva parte di una serie di ben quattro pannelli. Le due tavole conservate alla Galleria Nazionale di Lubiana, all’inizio del XX secolo dal monastero francescano di Vienna arrivarono al Castello di Wöllan nella Bassa Stiria (oggi Castello di Velenje, Velenjski Grad, in Slovenia). Dal 1936 sono di proprietà della Galleria Nazionale (nata nel 1918 dopo il crollo dell’Impero Asburgico e la nascita del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni SHS, poi Regno di Yugoslavia). Due pannelli rimasero nella capitale austriaca ed oggi si trovano nel Museo diocesano del Duomo di Santo Stefano.

Vlad III ritratto nei panni di Ponzio Pilato nella pala esposta alla Narodna Galerija di Lubiana – Fonte Wikipedia.

La pala raffigura Cristo davanti a Pilato. E indovinate di chi sono le fattezze del funzionario romano?

Erwin Pokorny nel suo “Dracula – Pilatus: Ein neu entdecktes “verkleidetes” Porträt des Vlad Ţepeş”, lavoro leggibile in tedesco su www.siebenbuerger.de, definisce il “ritratto mascherato di Dracula a Lubiana”, interessante non solo del punto di vista simbolico e culturale ma “anche rilevante per la datazione” della pala d’altare. Infatti, giova ricordare che nel novembre 1462 Vlad III era stato fatto prigioniero da Matteo Corvino proprio a seguito delle accuse di atrocità compiute nella sua Valacchia e regioni confinanti.  

Im November 1462 wurde Vlad Dracula vom Ungarnkönig Matthias Corvinus als Verräter und dämonischer Tyrann denunziert” scrive Pokorny. È ovvio che un Vlad personificazione del Male non poteva essere dipinto se non dopo l’intervento del re di Ungheria e Croazia a seguito delle ben note accuse. Quindi, sia a seguito di questo ragionamento che dell’analisi stilistica la pala è stata datata alla seconda metà del XV secolo (e più precisamente al 1463) e attribuita ad un artista rimasto anonimo denominato per convenzione “Maestro della Tavola di Velenje”).

Moderno monumento a Vlad III a Tirgoviste – Fonte Wikipedia.

Il professor Roberto Volterri in stile Gary Oldman in Dracula Bram Stoker’s, a Snagov in Romania – Foto per gentile concessione del professor Volterri.

Recentemente anche nel nostro Paese si è pensato di aver individuato ritratti di Vlad III.

Da uno studio di Raffaello Glinni, pubblicato sulla rivista “Fenix” dell’ottobre 2001, intitolato “La figlia di Dracula”, emergerebbe che la principessa balcanica Maria Balsa o Barsa (di cui si sa molto poco), convolata ventenne a nozze con il nobile napoletano Giacomo Alfonso dei Conti Ferrillo (a cui il re Ferdinando d’Aragona aveva concesso il titolo di Conte di Muro Lucano e di Acerenza) altri non sarebbe che una misteriosa figlia del sanguinario voivoda. Secondo cronache coeve, la principessa sarebbe fuggita bambina nel 1479 dalla Penisola balcanica e accolta come orfana alla corte di Napoli. Sarebbe stato lo stesso sovrano, diventato tutore, a concederla in sposa a Giacomo Alfonso. Certosine ricerche documentali, iconografiche ed araldiche (tra cui lo studio di un blasone murato sulla cattedrale di Acerenza in cui è raffigurato un cimiero sormontato da un drago sopra lo scudo dei Ferrillo) avrebbero accertato che la principessa sarebbe sepolta nella cripta comitale nella cattedrale di Aderenza in Basilicata e che, forse, anche il sinistro genitore vi avrebbe trovato inumazione” (da Giancarlo Pavat “I segreti della chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco ad Acuto in Ciociaria”. e-book 2015).

Bassorilievo nella cripta di Acerenza in cui alcuni studiosi hanno ravvisato un ritratto di Vlad III – foto G Pavat 2017.

Il ritratto sarebbe un bassorilievo presente nella cripta della basilica lucana riproducente un sinistro volto (visto di profilo) con tanto di narici dilatate, mento prominente e barba arricciata e denti digrignanti. Addirittura è posto in modo che da le spalle all’altare, probabilmente ad indicare che il misterioso personaggio effigiato (certamente nobile ed imparentato con i Ferillo e i Balsa, visto che gli altri ritratti e i sacelli appartengono ai membri di queste schiatte) aveva rinnegato la vera Fede e Dio. Vlad è stato individuato anche in uno dei Tre Magi presenti in un affresco sempre presente ad Acerenza. Sarebbe quello inginocchiato davanti alla Madonna con il Bambino in braccio.

Inginocchiato davanti a Gesù e alla madonna, ad un gradino inferiore, vi è un uomo anziano rassomigliante al nostro Vlad III, che si leva il cappello incorniciato di perle, offrendo a Gesù una coppa sulla quale si distinguono bene due diavoli di profilo. Nell’affresco centrale la Balsa (che secondo i ricercatori sarebbe effigiata nelle vesti della Vergine NDA) ci dice quindi che è lei che, indossando il gioiello della Stella, si assimila alla Cometa dell’Epifania, ad ave ricondotto al Cristianesimo il padre, il quale, inginocchiato davanti a Gesù, si pente levandosi il cappello con la corona, rinunciando al male comminato rappresentato dal vaso offerto” (da Raffaello Glinni “La figlia di Dracula”. Fenix ottobre 2001).

Affresco di Acerenza con l’”Adorazione dei Magi” –foto G Pavat 2017.

L’identificazione della Madonna con Maria Balsa è stata fatta dai ricercatori basandosi su una pietra preziosa, un rubino, che la Vergine porta sulla veste. Glinni spiega che tale gioiello è “proprio lo stesso” visibile al centro della stella a otto punte che decora il copricapo di Vlad nel ritratto del Castello di Ambras. Addirittura un drago esorcizzato da Santa Margherita d’Antiochia presente in un altro affresco di Acerenza, raffigurerebbe Vlad. E una spira della coda del rettile disegnerebbe lo stesso gioiello al collo del Voivoda nella celebre incisione sassone del 1462.

Affresco di Acerenza con Santa Margherita d’Antiochia che esorcizza un drago” – foto G Pavat 2017.

Particolare della testa del drago. Secondo alcuni studiosi rappresenterebbe Vlad III di Valacchia – foto G Pavat 2017.

Senza entrare nel merito dell’ipotesi e delle presunte scoperte, personalmente gli scriventi nutrono sostanziosi dubbi in merito. Ma non è tutto.

Nel 2014 alcuni studiosi dell’Università estone di Tallinn hanno ipotizzato che Vlad III, catturato dai turchi (quindi non sarebbe morto sul campo di battaglia) e poi riscattato dalla figlia Maglia, sarebbe stato portato a Napoli e, una volta deceduto, sarebbe stato sepolto nel chiostro di Santa Maria La Nova, in una tomba che reca un drago scolpito a bassorilievo. Secondo un’altra versione, l’Impalatore sarebbe davvero morto in battaglia e la figlia avrebbe riscattato solo il corpo per poi inumarlo nel capoluogo partenopeo” (da Giancarlo Pavat “I segreti della chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco ad Acuto in Ciociaria”. e-book 2015). Inutile sottolineare che nessuno storico serio ha mai preso in considerazione questa ipotesi e le ricerche e ricognizioni svolte sul campo si sono rivelate un buco nell’acqua.

Parimenti stroncata dagli storici dell’arte è stata un’altra identificazione di un ritratto di Vlad III. Ne aveva parlato Enrico Baccarini nel suo libro “Firenze Esoterismo e Mistero” (Olimpia, 2006), laddove ricordava (reputando però poco plausibile l’ipotesi) le ricerche e scoperte di Marin Mincu che aveva affermato di aver identificato in uno dei paggetti dipinti nella sfolgorante “Cavalcata dei Magi” dipinta da Benozzo Gozzoli del 1459. È il celeberrimo ciclo di affreschi presente all’interno di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, voluto appunto dalla potente famiglia fiorentina che celebra, in modo allegorico, il Concilio del 1439 che sancì la riunificazione della Chiesa di Roma con quella d’Oriente, voluta per difendere l’Europa dall’avanzata dei Turchi ottomani. Nell’opera è raffigurata l’intera dinastia medicea (Cosimo Il Vecchio, Piero Il Gottoso, sicuramente committente di Benozzo, e i giovani Giuliano e Lorenzo Il Magnifico. Come accennato poc’anzi, lo scrittore e docente universitario Marin Mincu, affermò di ritenere che Vlad fosse stato da fanciullo al concilio fiorentino al seguito dell’Imperatore Romano d’Oriente Giovanni Paleologo e che, per questo motivo, compariva, appunto nel capolavoro di Benozzo.

La  straordinaria “Cavalcata dei Magi” dipinta da Benozzo Gozzoli del 1459 visibile nella Cappella dei Magi di Palazzo Medici – Riccardi a Firenze – Fonte Wikipedia.

PER VISITARE I LUOGHI IN CUI SONO CONSERVATI I RITRATTI DI VLAD III.

Interno del Castello di Ambras – foto Albamarina Coppola 2020.

Il Castello di Ambras (in tedesco Schloss Ambras) situato ad Innsbruck, in Austria, è una delle maggiori attrazioni turistiche di tutto il Tirolo. L’entrata del castello di trova in Schloßstraße 20, 6020 Innsbruck.

Per maggiori informazioni:

https://www.schlossambras-innsbruck.at;

https://www.innsbruck.info/it/attrazioni-turistiche/attrazioni-turistiche/edifici-storici/detail/infrastruktur/ambras-castle-innsbruck-innsbruck.html;

Immagine 30 e 31 – Anche l’altro autore di questo articolo è stato a Innsbruck e ad Ambras ma nel 1996. Qui nella foto è assieme a Sonia Palombo nella Hauptplatz della cittadina di Lienz nel Tirolo Orientale (Osttirol).

Il Castello di Forchtenstein si trova a una trentina di chilometri a sud-est della cittadina di Wiener Neustadt (a sud di Vienna). Per arrivare al maniero conviene prendere l’autostrada in direzione “Eisenstadt” e quindi uscire a “Mattersburg”. All’interno del paese ci sono diversi segnali turistici che conducono facilmente al castello.

Per maggiori informazioni:

https://esterhazy.at/burg-forchtenstein;

https://www.burgenland.info/it/kultur/16/il-castello-di-forchtenstein.html;

La Österreichische Galerie Belvedere (in italiano “Galleria austriaca del Belvedere”) è un museo viennese allestito nel complesso dei Castelli del Belvedere costruiti all’inizio del XVIII secolo come residenza estiva per il principe Eugenio di Savoia. L’ingresso della “Galleria del Belvedere” è in Prinz Eugen-Straße 27.

Per maggiori informazioni: https://www.belvedere.at;

La chiesa di St Maria am Gestade (letteralmente dal tedesco; Santa Maria sulla Riva) è una delle più antiche chiese di Vienna (costruita tra il 1394 e il 1414) ed uno dei rari esempi di architettura in stile gotico sopravvissuti nella capitale austriaca. Si trova in Salvatorgasse 12, nella Innere Stadt, vicino al canale del Danubio (Donaukanal). La Pala gotica con il presunto ritratto di Vlad III si trova nel coro e fa coppia con un altro pannello raffigurante l’Annunciazione.

La Galleria Nazionale della Slovenia (Narodna Galerija Ljubljana) è una galleria d’arte situata a Lubiana, la capitale della Slovenia. Si trova in Puharjeva ulica 9.

Per maggiori informazioni: https://www.ng-slo.si

Fonte: IL PUNTO SUL MISTERO

More Stories

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 Copyright © All rights reserved | Newsphere by AF themes.