Dom. Ott 20th, 2019

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SOFIA, ULTIMA CONTESSA DI PRATA DI PORDENONE

Che aspetto aveva Sofia, ultima contessa di Prata di Pordenone, vissuta in Croazia alla fine del 1400?  Oggi è possibile saperlo.

“A volte le migliori scoperte avvengono per caso ma la storia del ritrovamento dei resti mortali dei Conti di Prata di Pordenone, attori importantissimi nella scena storica e politica del Friuli medievale, ha un po’ il sapore del romanzo.”

“Nel 2006 viene deciso di restaurare la chiesetta di san Giovanni dei Cavalieri a Prata di Pordenone, nota per essere stata la chiesa adiacente ad un hosptium e ad una mansione dei Cavalieri di Gerusalemme: viene allestito un cantiere e, prima di scavare il pavimento coi mezzi meccanici, viene effettuato un piccolo scavo davanti all’altare. Spunta così con grande sorpresa (e un po’ di disappunto) una tomba in muratura piena di ossa. Viene deciso da parte della Soprintendenza di eseguire un vero scavo archeologico a livello del pavimento, associato con il recupero e lo studio di quei resti, che gli archeologi pensavano fossero gli unici presenti sotto il pavimento della chiesa. Bisogna premettere che la chiesa conserva, sulla parete nord, due grandi sepolcri di pietra riferibili a due conti di Prata, rispettivamente Niccolò II e Pileo I e che alcuni storici locali da oltre un secolo ipotizzavano che “sotto il pavimento” ci fossero le tombe dei vari “maestri” gerosolimitani, vista l’adiacenza della chiesa alla mansione. L’incarico per lo studio della sepoltura e dei resti viene data al gruppo di Bioarcheologia dell’Accademia Jaufré Rudel.”

Fu subito chiaro che la chiesa conteneva una serie abbastanza fitta di sepolture, specialmente davanti all’altare, e che non si trattava delle tombe di “maestri” gerosolimitani ma della famiglia dei conti di Prata a partire dal fondatore di quella chiesa, Guecello II, morto nel 1262, che aveva espresso nel suo testamento la ferma volntà di essere sepolto nella “sua”chiesa. Sessantadue scheletri che, a distanza di oltre dieci anni, sono ancora oggetto di studio dato che sono una delle poche “fonti” documentarie di questa famiglia, imparentata con i da Romano, potenti signori di Treviso e a loro volta signori di una Contea cuscinetto fra Venezia, la Marca Trevigiana, il Patriarcato di Aquileia ei Conti di Gorizia. Dallo scavo e dallo studio emergono vicende familiari, morti violente, malattie ma anche abitudini alimentari e di vita quotidiana. Un vero colpo di fortuna.

Nel 1417 i conti di Prata vengono cacciati e il castello di Prata viene distrutto dai Veneziani. I due conti superstiti, i fratelli Guglielmo e Nicola, riparano in Croazia (che faceva parte del Regno di Ungheria)

ricevendo un feudo a Berschanowich da re Sigismondo. Giovanni, il figlio di Guglielmo, morì senza eredi e gli successe il cugino Tolberto nel 1446. Nicola, il figlio di Tolberto, ebbe tre figlie di cui Sofia che andò in sposa al conte Nicholas Kastelanovic, viceré della Slavonia. Il Conte morì nel 1514 e Sofia morì tra il 1500 e il 1510. Dato che i due coniugi non ebbero figli, con Sofia ebbe fine la casata dei Prata.

La contessa Sofia venne tumulata nella chiesa del Monastero Paolino dell’Assunzione della Vergine Maria a Moslavačka Gora, nella Croazia nord-occidentale, ai piedi della vetta più alta di Dugacko Brdo, in un’ansa inaccessibile del torrente Kamenjaca. Il monastero della Beata Vergine Maria era stato fondato nella seconda metà del XIII secolo e venne abbandonato tra il 1520 e il 1544 a causa del crescente pericolo degli attacchi ottomani nella regione. Ridotto a poche emergenze di ruderi nel bosco, nel 2009 il monastero diviene oggetto di una campagna di scavo sostenuta dal Ministero della Cultura e diretto da Tajana Pleše, archeologa del Croatian Conservation Institute di Zagabria.

Attualmente Moslavačka Gora è un bellissimo parco naturale nella Croazia centrale e meta di molti escursionisti. Durante lo scavo, la direttrice venne avvicinata da un escursionista di Pordenone, storico dell’arte, che le raccontò di Giovanni di Prata e di sua figlia Sofia, correlata alla chiesa che lei stava scavando. Poco tempo dopo la dottoressa Pleše ricevette un libro dall’escursionista, il professor Alvaro Ugle, sul conte Giovanni. Qualche tempo dopo, scavando il pavimento della chiesa, emerge una grande pietra tombale che, grazie allo studio del prof. Ugel e quello di una storica croata, Ivana Iurkovic, esperta della nobile famiglia dei Kastelanovic, viene riconosciuta come quella di Sofia di Prata, ultima contessa della famiglia pordenonese. Sollevata la pietra, di quali una tonnellata di peso, vengono ritrovati i resti scheletrici della Contessa.

Nell’agosto scorso, a Zagabria, si è tenuto il 22.mo Convegno Europeo della Società Internazionale di Paleopatologia, dove il gruppo di Bioarcheologia dell’Accademia assieme all’Unità di Ricerca di Paleoradiologia dell’Azienda Sanitaria Integrata di Trieste ha presentato il caso del conte Guecello II di Prata, che aveva combattuto con l’imperatore Federico II e con Ezzelino III da Romano e che presentava sui resti scheletrici i segni di questa violenta attività. Per un caso, quindi, i due gruppi di studiosi, italiani e croati, si sono resi conto di avere un progetto comune proprio a riguardo della famiglia di Prata.

Ricostruire la vita attraverso i resti mortali è una delle avventure più affascinanti della Bioarcheologia ed in questo caso la ricostruzione sarà tentata a tutto campo: ricostruire il volto e le fattezze fisiche della Contessa Sofia, ma anche indagare sulle sue abitudini alimentari, sulle eventuali malattie che la affliggevano, sulla sua attività fisica e sul legame genetico con i suoi antenati, quei Conti sepolti nella vecchia chiesa di san Giovanni oltre cento anni prima e che completeranno con lei una storia familiare iniziata undici anni fa. Per caso.

Il 22 novembre i resti saranno sottoposti, a Trieste, ad una serie di indagini che porteranno alla ricostruzione dei tratti facciali, allo studio di eventuali malattie che avessero lasciato tracce nello scheletro e allo studio delle superfici masticatorie dei denti per cercare di capire le categorie di alimenti che venivano serviti alla sua tavola. Dati, che messi assieme alle varie analisi chimiche, isotopiche e genetiche permetteranno di inquadrare la contessa “fisicamente” nel suo tempo.

Studiare il passato attraverso le tecniche biologiche e mediche non è una semplice ricerca di “curiosità storiche” o di “meraviglioso”. Sono infatti molti anni che le indagini bioarcheologiche, silenziosamente ma efficacemente, portano contributi molto interessanti alla comprensione di aspetti importanti della nostra vita quotidiana, specialmente per quanto riguarda la nostra salute e i nostri stili di vita.

(Autore: Fabio Cavalli)

PARTECIPANTI DEL PROGETTO:

Institut za Antropologiu – Zagreb (HR)

Dr. Mario Novak (Antropologo)

Prof. dr. sc. Ivor Janković (Antropologo)

Accademia Jaufré Rudel di studi medievali:

Dott.ssa Marialuisa Cecere (coordinatrice del Laboratorio di Osteoaarcheologia)

Dott. Dario Innocenti (Archeologo)

Dott.ssa Lisa de Luca (Antropologa)

Dott.ssa Ester Brunetti (Antropologa, spec. Medicina Legale)

Dott.ssa Rachele Simonit (Archeologa)

Unità di Ricerca di Paleoradiologia e Scienze Affini – LTS – SCIT – ASUITS

Dr. Fabio Cavalli (Responsabile dell’Unità di Ricerca)

Dr. Federico Berton (Spec. Odontostomatologia)

Sig.ra Martina Kanobelj (Tecnico Sanitario di Radiologia Medica)

Fonte Triesteprima.it

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